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IL CASO

Assange arrestato a Londra: rischia processo negli Usa per il caso Wikileaks

Il fondatore del sito portato via dall’ambasciata ecuadoriana dove si era rifugiato per sfuggire, oltre che ad accuse di stupro in Svezia, soprattutto ad eventuali reazioni degli Stati Uniti, dopo la pubblicazione nel 2010 di oltre 250mila documenti confidenziali inviati dalle ambasciate americane alla Casa Bianca. Il Dipartimento della Giustizia di Washington lo ha incriminato con l’accusa di hackeraggio informatico

11 Apr 2019

Federica Meta

Giornalista

Julian Assange arrestato a Londra. La polizia britannica ha annunciato di aver arrestato nel centro di Londra il fondatore di Wikileaks, dopo che l’Ecuador gli ha revocato l’asilo e l’ambasciata di Quito a Londra lo ha espulso dall’edificio.

Assange vive dal 2012 nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, dove si è rifugiato per sfuggire alla giustizia svedese per un presunto caso di violenze sessuali, ma soprattutto temendo di poter essere consegnato alla giustizia Usa, a causa della pubblicazione di documenti riservati della Casa Bianca. Il 28 novembre 2010, dopo averlo annunciato diverso tempo prima, WikiLeaks – di cui Assange è fondatore – rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”.

Julian Assange è stato accusato formalmente negli Stati Uniti per “pirateria informatica”, fa sapere il dipartimento della Giustizia Usa. Secondo l’atto d’accusa, che finora era rimasto riservato, l’australiano 47enne è accusato di avere aiutato l’ex analista dell’intelligence Usa Chelsea Manning a ottenere una password per accedere a migliaia di documenti classificati come segreti di difesa, poi rivelati pubblicamente. Il dipartimento della Giustizia Usa ha inoltre confermato, come già anticipato dall’avvocato di Assange e da Scotland Yard, che il fondatore di Wikileaks è stato arrestato dalla polizia britannica anche a seguito di una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti.

Sempre secondo l’atto d’accusa, quando Assange ha accettato di aiutare Manning, quest’ultimo “aveva già fornito a Wikileaks centinaia di migliaia di documenti confidenziali” relativi alle azioni dell’esercito americano in Afghanistan e Iraq, “con l’obiettivo di renderli pubblici sul sito” dell’organizzazione. Chelsea Manning, che era il soldato Bradley Manning prima di questa gigantesca fuga di notizie nel 2010 e 2011, è tornata in carcere il mese scorso perché si rifiutava di rispondere alle domande del grand jury incaricato di supervisionare l’inchiesta su Wikileaks.

 Il ruolo dell’Ecuador nella vicenda

Lo scorso 4 aprile Wikileaks aveva scritto su Twitter che il suo fondatore sarebbe stato espulso dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, in cui vive da circa sette anni, nel giro di “ore o giorni”.  E oggi ribadisce che il Paese sudamericano “ha revocato illegalmente l’asilo politico concesso in precedenza a Julian Assange in violazione del diritto internazionale”.

Il governo dell’Ecuador, per parte sua, ha respinto “categoricamente le false notizie che sono circolate in questi giorni sui social network, molte delle quali diffuse da un’organizzazione legata al signor Julian Assange, sulla conclusione imminente dell’asilo diplomatico concessogli dal 2012”. Il ministero degli Esteri di Quito ha emesso un comunicato in cui afferma che le “informazioni” pubblicate “distorcono la realtà segnalando che l’Ecuador avrebbe raggiunto un accordo col Regno Unito per arrestare il signor Assange” nel momento in cui lascerà l’ambasciata.

Il comunicato difende il tentativo di “adottare un protocollo di convivenza per evitare che atti di cattiva condotta si ripetano in futuro” e ricorda che l’Assemblea nazionale dell’Ecuador, il parlamento unicamerale, con la decisione del 28 marzo scorso, ha chiesto al ministero degli Esteri di cercare di chiarire la partecipazione di Assange alla pubblicazione di informazioni private sul presidente della Repubblica; il ministero, pertanto, il 2 aprile, ha presentato una denuncia al relatore speciale sul diritto alla privacy delle Nazioni Unite.

“L’Ecuador desidera ribadire ancora una volta che applicherà al caso del signor Assange le disposizioni pertinenti del diritto internazionale, in particolare la Convenzione interamericana sull’asilo diplomatico del 1928 e del 1954, la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e il protocollo speciale dell’ottobre 2018. Secondo tale regolamento, Assange ha dei diritti ma anche degli obblighi da adempiere al cui rispetto sarà richiamato in ogni momento: nessuna persona sotto la giurisdizione dell’Ecuador è al di sopra della Legge”, conclude il comunicato.

La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha commentato così il fermo di Julian Assange: “La mano della ‘democrazia’ stringe la gola della libertà”, scrive suo account Facebook.

Il caso Wikileaks

A partire dal 28 novembre 2010 il sito ha pubblicato un’ingente rassegna di documenti riservati che hanno come focus l’operato del governo e della diplomazia statunitense nel mondo. Si tratta, stando a WikiLeaks stessa, della diffusione non autorizzata di 251.287 documenti contenenti informazioni confidenziali inviate da 274 ambasciate americane in tutto il mondo al dipartimento di Stato degli Stati Uniti a Washington. La pubblicazione dei documenti, che coprono il periodo fra il 1966 e febbraio 2010, è prevista per i mesi successivi al dicembre 2010. Inizialmente il sito ne ha resi pubblici 300. Fra i documenti ne risulterebbero 133.887 “non classificati”, 101.748 con la dicitura “confidential” (confidenziale) e 15.652 a livello superiore “secret” (segreto) ma nessun “top secret”. I documenti sono stati distribuiti da WikiLeaks a quattro quotidiani (El País, Le Monde, The Guardian e The New York Times) e un settimanale (Der Spiegel) che ne hanno pubblicato una prima serie (220 documenti).

Nei documenti sono incluse valutazioni sul comportamento pubblico e privato di capi di Stato europei, sui rapporti tra Stati Uniti ed Estremo Oriente e sulle posizioni dei più importanti Stati alleati inclusa l’Arabia Saudita, principale fiancheggiatore degli Stati Uniti e nel contempo, segretamente, principale finanziatore della rete terroristica di Al-Qaida. In tali comunicazioni gli ambasciatori riferiscono a Washington informazioni e opinioni su una molteplicità di personaggi di spicco di molti Stati. Tale fuga di notizie ha comportato un certo imbarazzo all’amministrazione americana per via dei contenuti di carattere riservato e non sempre propriamente elogiativi nei confronti dei soggetti sottoposti all’attenzione. Fra tali soggetti vi sono fra l’altro l’ex presidente del consiglio italiano Berlusconi, l’ex presidente francese Sarkozy, quello russo Putin e quello kazako Nazarbaev.

Il Dipartimento di Stato Usa ha inviato tramite i suoi legali una lettera di diffida all’avvocato di Assange, appellandosi all’illegalità insita nel semplice possesso di quei documenti da parte dei gestori di Wikileaks, e negando al contempo ogni tentativo di negoziazione per bloccare la pubblicazione. Il governo statunitense e il Pentagono avevano già in precedenza bollato le rivelazioni come pericolose su vari fronti: per le fonti di informazioni confidenziali che verrebbero così perdute; per le operazioni di sicurezza nazionale, come quelle contro il terrorismo; per le relazioni diplomatiche degli Stati Uniti con gli alleati e la cooperazione internazionale su minacce di portata globale.

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