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IL MEETING

Asse Lazio-Israele sulle startup. Obiettivo: dare vita a un “modello” di innovazione

A Roma un pool di imprenditori israeliani chiamati a raccontare la propria esperienza e a valutare la possibilità di fare “link” con la community locale. L’assessore Manzella: “L’Italia può giocare una partita importante, ma serve un ecosistema”. L’ambasciatore Ofer Sachs: “Bisogna seminare per raccogliere, guardando sempre al futuro”

10 Lug 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

La Startup Region incontra la Startup Nation. Con questo “titolo” è andato in scena al Wegil – l’hub culturale nato all’interno dello storico palazzo ex Gil di Trastevere a Roma – l’evento organizzato da Regione Lazio e Lazio Innova per portare a Roma un pool di startup israeliane e farle conoscere a impreditori e rappresentanti delle istituzioni con l’obiettivo di creare un “link” diretto fra la community laziale e quella israeliana e verificare la possibilità di iniziative congiunte.

“Nel Lazio c’è un gruppo di aziende e imprenditori che può ispirarsi al modello israeliano e farsi capofila in Italia di un ecosistema in grado di far decollare le imprese innovative”, ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo economico Gian Paolo Manzella nell’inaugurare l’evento. “Le relazioni fra Italia e Israele  – ha aggiunto – si stanno sempre più intensificando e l’Italia può giocare una partita importante se riuscirà a fare vita ad un hub di innovazione in grado di sostenere l’imprenditoria”.

Vision, determinazione e resilienza i tre ingredienti della ricetta israeliana. Una ricetta che nel giro di pochissimi anni ha generato già risultati eccezionali in termini di quantità e qualità delle startup incubate e sostenute grazie a fondi governativi e privati.

A fare il punto l’Ambasciatore d’Israele in Italia Ofer Sachs: “Abbiamo ancora molto da imparare. Israele è un Paese giovane e gli ultimi anni sono stati determinanti per la crescita economica. Come in tutti i percorsi di innovazione ci sono cose da cambiare per evolvere e altre da tenere strette perché hanno funzionato bene. L’obiettivo deve essere sempre il futuro. Ma bisognerà progressivamente passare dalla semina al raccolto, dalla Startup Nation a una nazione matura sul fronte dell’innovazione. Questo è il percorso che si sta seguendo”. L’ambasciatore ha ricordato che in Israele sono ingenti le risorse messe in campo dallo Stato per sostenere l’imprenditoria innovativa, ma anche puntualizzato che “le risorse si stanno sempre più concentrando su iniziative specifiche” e che “riguardo agli investitori privati è evidente che i fondi vanno laddove si intravedono chance di business”.

Sul palco dell’evento capitolino anche Adi Rosenfeld, Console onorario della Repubblica di Slovenia in Israele, ex membro dei board of directors di aziende leader in Israele, ex presidente della Friends Association dell’Università di Haifa, ma soprattutto una persona che ha trasformato la propria abitazione in Israele in un punto di incontro per imprenditori, politici, investitori di tutto il mondo. “La vera sfida è investire nelle persone. Questo non bisogna mai dimenticarselo. Perché è solo nella creazione della comunità che si determina il proprio successo”, ha detto focalizzando l’attenzione sul concetto di “networking”. “Si parla tanto di networking ma non sempre si ha chiaro cosa significhi davvero fare rete. Creare connessioni fra le persone, metterle in contatto, farle incontrare sulla base degli specifici interessi è un modo per crearsi relazioni durature nel tempo. Ma bisogna prima dare per poi ricevere. È questo il vero successo”.

Con questa “mission” gli imprenditori volati a Roma hanno raccontato le loro storie per farsi conoscere e “seminare” idee. In campo: Peled Barkai, fondatore e presidente di Tams Ltd, azienda specializzata nel commercio di metalli industriali con sede in Africa nonché presidente di Kinneret, che produce asfalto, cemento e aggregati; Benny Shlick, impegnato nella gestione di diversi business nonché co-fondatore e direttore di “Innovation Without Borders”, forum di innovazione composto da oltre 40 ambasciate in Israele e una sorta di “pista di atterraggio” nell’ecosistema tecnologico israeliano; Shaul Dagan, detentore di alcune compagnie agricole ma che intende espandere gli orizzonti ad altri business; Yariv Lissauer, ceo di Leap Gaming, azienda specializzata in applicazioni di virtual gaming; Ziv Kolker, ex pilota militare impegnato nella consulenza per lo sviluppo di nuovi business nonché strategist per alcune importanti compagnie israeliane; Golan Malka, ceo e fondatore di Umatch Analytics e Sigma Harel, la prima specializzata nell’uso dei big data basati su algoritmi di machine learning, la seconda focalizzata nel far incontrare domanda e offerta nel campo della cybersecurity, dei big data, del foodtech solo per citare alcuni dei settori di competenza; Nir Goldstein, project manager da BFF, startup che produce dispositivi digitali per la nightlife.

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