LA RICERCA

Assicurazioni alla sfida big data: solo il 18% riesce a ottenere vantaggio competitivo

Lo studio Capgemini: necessario integrare le informazioni che si ottengono da varie fonti sul processo di risk selection e di pricing. Soltanto così si arriverà a essere “data master” e soddisfare i clienti con consulenze personalizzate e tariffe dinamiche

03 Feb 2022

A. S.

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Soltanto il 18% delle compagnie assicurative riesce a ottenere un vantaggio competitivo dall’utilizzo dei dati, nonostante il 4% li utilizzi per accedere a nuovi mercati e il 42% abbia modernizzato e potenziato i propri algoritmi per la gestione del rischio. Sono alcuni dei dati principalli che emergono dalla ricerca “The data-powered insurer: Unlocking the data premium at speed and scale”, realizzata dal Capgemini Research Institute.

Il mercato assicurativo per come viene fotografato dallo studio appare sempre più volatile, messo alla prova dalla crisi climatica, dagli shock economici globali e da una serie di progressi tecnologici, che quelli che riguardano i veicoli a guida autonoma. Al centro delle nuove sfide per questo settore c’è la capacità, secondo il Capgemini Research Institute, di utilizzare i dati per comprendere i rischi, gestirli adeguatamente e dare loro un prezzo.

I dati e la competizione con le Insurtech

Tra le principali evidenze della ricerca c’è il fatto che le compagnie assicurative che dispongono di fonti di dati non tradizionali e in tempo reale, come quelli provenienti da dispositivi telematici, indossabili e dai social media, hanno una carta in più per riuscire a soddisfare le crescenti aspettative dei clienti in termini di praticità, consulenze personalizzate e tariffe dinamiche, e questo consentirà loro di insidiare un terreno presidiato dalle InsurTech.

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Gli “insurance data master”

Chi tra le le compagnie che è riuscito a ottenere una buona padronanzna dei dati raccolti viene definito dal report “Insurance Data Master”: si tratta di un insieme di aziende che nel 9% dei casi ha riportato premi più alti, una migliore combined ratio e risultati più elevati in termini di Net Promoter Score. Per dare di queste società una definizione attendibile e caratterizzarle dai loro competitor sarà utile sottolineare che il 92% dispone di una governance centralizzata o di un organismo facilitatore, il 62% collabora con le InsurTech e il 97% ha creato Api (application programming interfaces) aperte che consentono alle terze parti di accedere ai loro dati.

“Player tradizionali: sempre più difficile competere con le insurtech”

A evidenziare come il terreno di confronto sia ormai quello che vede da una parte i player tradizionali e dall’altra le Insurtech è Monia Ferrari, financial services director di Capgemini Italia: “È diventato sempre più difficile per le compagnie assicurative tradizionali competere con le InsurTech – spiega  – Per farlo devono necessariamente adottare un approccio data-driven che consenta loro di guadagnare quote di mercato, migliorare i rapporti chiave e generare una risk intelligence superiore”.

Le opportunità dei dati e in quanti le sfruttano

Le compagnie assicurative utilizzano i dati per sviluppare nuove soluzioni, creare servizi a valore aggiunto per i clienti e ottenere insight esclusivi per comprendere i rischi e dare loro un prezzo. Grazie ai dati, si legge in una nota, oltre il 40% delle compagnie sta entrando in nuovi mercati, passando dalla protezione dai rischi alla prevenzione degli stessi, oltre a trasformare le ipotesi attuariali. Il 43% sta inoltre utilizzando i dati in real time per aggiornare i modelli attuariali, mentre circa un terzo si avvale dei dati per simulare nuovi rischi.

Ci sono poi gli investimenti mirati, come quelli su algoritmi di rischio in grado di immagazzinare un’ampia gamma di fonti di dati e visualizzarli rapidamente quando c’è bisogno di prendere una decisione. In generale, secondo la ricerca negli ultimi due anni circa il 43% delle compagnie assicurative ha modernizzato e aggiornato i propri algoritmi di rischio e, di conseguenza, quasi il 39% delle stesse può affermare che il proprio processo di risk selection e pricing sia basato su fatti e dati.

Lo sforzo dei big player verso l’approccio data-driven

“Solo il 18% delle compagnie assicurative possiede capacità tecniche, cultura e pratiche in grado di supportare programmi data-driven che permettano di sfruttare al massimo il crescente volume di dati – spiega ancora Monia Ferrari – Queste organizzazioni, che noi chiamiamo ‘Data Master’, sono considerevolmente più grandi dei loro competitor, e la maggior parte ha un fatturato medio superiore ai 20 miliardi di dollari”.

Restringendo l’analisi alle compagnie assicurative più grandi, dalla ricerca emerge che il 61% ha ottenuto un’adozione mainstream oppure vantaggi trasformativi dalle proprie iniziative sui dati, rispetto a solo il 16% di quelle più piccole: questo probabilmente perché spesso le compagnie più piccole non hanno investito adeguatamente nella modernizzazione tecnologica, trovandosi di frequente ad affrontare sfide legate ai sistemi legacy e all’architettura monolitica.

Rimanendo focalizzati sui 2data master”, il 97% ha sviluppato delle Api per consentire a property esterne di accedere ai loro dati proprietari, e quasi il 90% può inoltre connettere con facilità fonti esterne di dati con le piattaforme interne.

I quattro passi per diventare “data powered”

 Secondo la ricerca Capgemini le compagnie assicurative possono diventare “data powered”, quindi allineare le strategie sui dati con quelle di business, investendo in quattro aree chiave: sulla costruzione di un’infrastruttura che permetta una rapida implementazione di insight ottenuti dai dati, su un modello operativo adeguato per portare su scala i casi d’uso assicurativi basati sui dati, sulla promozione di una solida cultura dei dati in tutta l’organizzazione e sull’orchestrazione di un ecosistema di Open Data per collaborare con le InsurTech e stabilire un approccio basato sui dati che incorpori la sostenibilità.

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