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SCENARI

Back up dei dati, il cloud non basta. Si (ri)apre la stagione della copia su nastro

Mettere in sicurezza una mole di informazioni sempre più vasta sarà la sfida degli anni a venire. E le nuove norme sul Gdpr impongono livelli di affidabilità crescenti. C’è chi sostiene che per la copia “fisica” si profila una rinnovata età dell’oro. Ma servono competenze e spazi adeguati. L’italiana Data Storage Security in pole position

06 Mar 2018

Enzo Lima

Obiettivo: massima protezione dei dati. È questa la sfida che attende le aziende – di qualsiasi dimensione esse siano – ma anche le pubbliche amministrazioni, i governi e le istituzioni di qui ai prossimi mesi. La crescente produzione di informazioni digitali e, di pari passo, l’aumentare delle intrusioni sofisticate – quelle mirate a entrare in possesso di dati strategici per operazioni di spionaggio industriale e ancor peggio per mettere a repentaglio infrastrutture e sistemi critici – sta mettendo a dura prova già oggi un numero importante di soggetti. La questione del backup diventa dunque non più e non solo un tema di storage ma anche e soprattutto di ripristino in caso di situazioni a rischio.

Se è vero che le piattaforme cloud stanno diventando il repository per eccellenza è altrettanto vero che la “copia” su nastro, considerata da molti demodé è destinata – sostengono molti altri – a vivere presto una nuova stagione dell’oro. I costi, molto contenuti, del servizio ma soprattutto la certezza della conservazione sono i due ingredienti vincenti della ricetta. E lo sa bene Data Storage Security (DSS), azienda italiana operativa sul mercato della security da 35 anni – è stata fondata nel 1983 – che offre servizi di tape vaulting in grado di ottimizzare l’efficacia di politiche di sicurezza informatica consapevoli e non impegnative per i budget.

A sostegno della tesi ci sono i numeri. Secondo Idc il mercato dei dati in Italia toccherà quota 6,3 miliardi di euro entro il 2020, il quarto per valore in Europa dietro a Uk (17,7 miliardi), Germania (16 miliardi) e Francia (9,1 miliardi). Ma bisogna muoversi subito affinché la situazione non sfugga di mano: “In Italia sono ancora molte le aziende di media e di piccola dimensione che sottovalutano la questione degli archivi dei propri dati e che non calcolano il danno derivante dalla loro perdita e dalle operazioni di ripristino in mancanza di copie”, spiega a CorCom Paolo Braggion, Security Manager di DSS. “Si stima che la maggior parte delle grandi imprese spenda fra il 2% ed il 4% del proprio budget IT nella pianificazione della gestione del Disaster Recovery allo scopo di contenere le perdite. Fra le imprese che hanno subito disastri con pesanti perdite di dati, circa il 43% non ha più ripreso l’attività, il 51% ha chiuso entro due anni e solo il 6% è riuscita a sopravvivere nel lungo termine. I disastri informatici con ingenti perdite di dati nella maggioranza dei casi provocano quindi il fallimento dell’impresa o dell’organizzazione, ragion per cui investire in opportune strategie di conservazione sicura del patrimonio dati diventa una scelta obbligata”.

Peraltro non sono poche le grandi aziende che oltre alla modalità cloud ricorrono alla copia fisica per una doppia, se non a volte anche tripla sicurezza. E ci sono anche i cloud provider che per garantire ai propri clienti la massima affidabilità guardano ad aziende come Data Storage Security per la conservazione dei dati su nastro. Va da sé che il backup su nastro necessita di risorse specializzate e di spazi adeguatamente progettati per garantire la protezione dei dati: “Il nostro team di professionisti assicura soluzioni all’avanguardia e su misura ai clienti – spiega Sara Gocciadoro, Key Account Manager di DSS. Inoltre i nostri caveau sono spazi totalmente sicuri, progettati per proteggere i nastri e garantirne la durabilità. Dunque, possiamo accreditarci come partner affidabili per quelle aziende che affronterebbero costi molto impegnativi per gestire internamente questo tipo di operazioni”.

Un sano e concreto approccio fisico per ottenere continuità e sicurezza nel sempre più pervasivo mondo digitale. Le cosiddette camere corazzate di DSS sono ambienti totalmente protetti, il cui accesso è consentito esclusivamente al personale autorizzato. I locali sono dotati di rete di rilevazione fumi collegata a un sistema di spegnimento automatico a gas (Argon) e di una temperatura mantenuta sempre costante per evitare danni ai supporti conservati dovuti a escursioni termiche e accumuli di umidità. “La posizione decentrata delle strutture di DSS rispetto alle sedi dei clienti – normalmente dislocate in prossimità dei grandi centri urbani – garantisce poi un’adeguata diversificazione di rischio geografico verso eventi naturali e socio-politici” puntualizza ulteriormente l’azienda.

Insomma, il digitale ha bisogno dell’“analogico” per una strategia win-win sul fronte dello storage dei dati. E last but not least l’entrata in vigore delle nuove norme sul Gdpr a maggio prossimo daranno un significativo scossone al mercato e c’è già chi sostiene che il 2018 passerà alla storia come un anno spartiacque per l’archiviazione e il backup dei dati, considerati i nuovi obblighi al via. Secondo qualcuno, sarà la rivoluzione più importante degli ultimi 20 anni.

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