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Baini (Alcatel-Lucent): “Ict rampa di lancio per la crescita”

Il numero uno dell’azienda: “Servono reti e servizi, ma serve anche costruire la domanda: oggi nessuna telco può investire alla cieca”

14 Nov 2011

«C’è mancanza di consapevolezza a livello istituzionale delle
potenzialità che l’Ict può dare alla crescita del Paese. Lo si
è visto anche con la fine che ha fatto l’extragettito della gara
Lte. È stato calcolato che il 10% di penetrazione broadband
avrebbe un effetto di incremento del Pil fra lo 0,9 e il 1,5% del
Pil: fra l’Internet economy e la crescita economica e sociale il
nesso è molto forte»: Gianluca Baini, presidente e amministratore
delegato di Alcatel-Lucent Italia invita a “mettere in atto
misure che incentivino realmente lo sviluppo del settore”.
Non sembra che la politica sia molto
attenta.
La politica è concentrata sul contenimento
dei costi ma non sa cogliere che proprio la digitalizzazione delle
attività e i servizi di comunicazione avanzati fanno crescere
l’Italia e la competitività delle sue imprese, e hanno anche un
impatto diretto sulla riduzione dei costi, oltre che sulla
qualificazione dei servizi della PA. Con l’e-procurement lo Stato
può risparmiare fra 3 e 4 miliardi all’anno. Per non parlare di
servizi come l’e-learning, l’e-health, la dematerializzazione
documentale e così via.
Servizi, ma le reti?
Non credo serva affrontare
i problemi a spizzichi e bocconi. Dobbiamo guardare all’insieme:
ci vogliono le reti, ci vogliono i servizi ma poi ci vuole anche
chi li utilizza. Si tratta di incentivare la domanda, anche
forzando l’utilizzo di servizi basati su Internet. Si tratta di
avviare uno switch-off digitale. Un po’ come si è fatto per la
Tv, che ha moltiplicato la sua offerta. Se c’è consumo reale di
banda, partiranno anche gli investimenti per soddisfarla. Oggi
nessuna telco può investire alla cieca sperando che poi arrivi il
mercato. Semplicemente non esiste.
Eppure nell’Lte le telco hanno scommesso
molto.
Ma il traffico dati in mobilità sta esplodendo
e tutto fa prevedere una crescita esponenziale nei prossimi anni. E
poi una rete Lte costa meno di una rete di accesso in fibra che
permette però traffico e prestazioni superiori, condizioni per
sostenere la crescita della domanda. Se vogliamo il super-Internet
Ottico, e ne abbiamo bisogno come il pane, servono adeguate
iniziative di traino del mercato. A vantaggio del sistema
Paese.
Ma come stanno evolvendo le reti?
Moltissimo.
Non sono più un semplice strumento per offrire connettività, ma
diventano esse stesse un elemento del servizio che viene erogato
dagli operatori o dagli Internet provider.
Mi faccia un esempio.
La rete può offrire la
stessa velocità a tutti, indistintamente, 24 ore su 24. È
l’approccio tradizionale. Oppure, posso modulare la
disponibilità secondo le esigenze legate all’applicazione o al
momento. Tutto diventa più flessibile. La rete è oggi in grado
rendere un servizio personalizzato. Per l’operatore significa
Ottimizzare l’utilizzo delle risorse, risparmiare in costi
operativi, avere la massima flessibilità commerciale; per il
cliente vuole dire avere e pagare solo quello che gli serve quando
gli serve.
C’è bisogno di tutta questa
personalizzazione?
Se non a livello individuale, a
livello di segmenti di mercato sì e in queste settimane lo stanno
riconoscendo tutti. È il futuro, soprattutto quando si
diffonderanno i servizi di cloud computing. Come fornitori dobbiamo
essere in grado di sviluppare tecnologie che permettano il massimo
di flessibilità. La rete del domani non è una rete best effort,
è una rete tagliata sulle esigenze del singolo, che può essere
individuo o azienda, e del segmento di utenza.
Internet è piuttosto best effort.
Non vedo una
contraddizione. Mondo Internet e mondo delle reti, e cioè mondo
degli operatori e mondo degli over the top, sembrano andare su
piani diversi ma in realtà si compenetrano. Caratteristiche di
service assurance o di conoscenza del singolo cliente sono
specifiche degli operatori e sono una importante opportunità per
monetizzare la mole di traffico dati generato dagli over the top.
Dall’altra parte, per operatori e Ott l’articolazione
dell’offerta è ineludibile. Per questo la combinazione del mondo
Internet col mondo degli operatori è vincente.
Discorso ancora molto teorico.
Guardi le
reazioni che ci sono state alla proposta di Metroweb, che si basa
sul riconoscimento di un’articolazione dei mercati. Siamo nel
tempo di Twitter e dei Gigabyte contemporaneamente. Ma le faccio un
esempio che dice come le vecchie regole stiano cambiando più
velocemente di quanto siamo portati a pensare. In Egitto, non in
chissà quale Paese avanzato, Adidas ha lanciato un advertising sul
web e lo stesso banner lo ha inviato sugli smartphone degli
abbonati che avevano accettato di ricevere messaggi pubblicitari.
Ebbene, il response rate di click è 0,4% sul portale Internet, 40%
sul cellulare. Le potenzialità sono enormi, soprattutto se
combinate con soluzioni di geolocalizzazione. Ma l’Ott può
sfruttarle solo accordandosi con l’operatore: è lui che ha i
dati di location, di profile, di identificazione dell’utente.
E voi cosa fornite?
Non solo infrastrutture ma
anche piattaforme abilitanti i servizi. Come nel mobile
advertising. Qui, abbiamo realizzato una piattaforma in grado di
interfacciarsi con tutti gli operatori telefonici e nel contempo di
combinare Internet e reti di telecomunicazione valorizzando le
risorse degli operatori ma anche di chi opera su Internet, come
agenzie e fornitori di contenuti web. Stiamo facendo un test in
Europa per la digital identity exposure: l’uso del cellulare o
del tablet per sottoscrivere una app senza inserire ogni volta i
propri dati per registrarsi autenticarsi ed eventualmente anche
pagare. Se ho sottoscritto con l’operatore il servizio, mi basta
un click per comprare l’applicazione. Sarà la rete
dell’operatore previa mia autorizzazione a caricare
automaticamente il mio profilo nel database di chi fornisce
l’applicazione e a garantire la totale trasparenza e sicurezza
del servizio erogato. Un operatore è infatti in grado di garantire
il supporto e il dialogo con il cliente molto meglio di piattaforme
consumer puramente web based. È solo un esempio: stiamo lavorando
su molti servizi che possono unire il mondo Internet a quello degli
operatori.
Ci sarà bisogno dell’Lte.
Ormai è dietro
l’angolo anche in Europa. E noi abbiamo una posizione da leader.
Abbiamo 17 contratti commerciali nel mondo, oltre ad accordi per
reti precommerciali, incluso quello con Telefonica. Prevediamo che
a fine anno una quota significativa degli oltre 255 milioni di
persone che in Usa avranno una copertura Lte saranno raggiunte
dalla nostra tecnologia. Stiamo lavorando con gli operatori ma
anche con produttori di device, sviluppatori di applicazioni per il
4G, con le imprese per sviluppare la domanda: il nostro è un
impegno di ecosistema.
Dall’altra parte ci sono le reti in
fibra.
Non dall’altra parte ma insieme. Fino a dove
mi conviene portare la fibra? E fino a dove il rame? Lo stesso vale
per gli accessi: accesso radio, accesso fisso, rete macro, small
cell: non c’è una soluzione unica. I sistemi integrati ibridi
macro, metro, radio, fibra, rame sono le soluzioni architetturali
migliori. In questo senso, non esisteranno più “le” reti, ma
“la” rete. La rete di trasporto per trasportare il traffico
wireless deve essere in grado di trasportare anche il traffico
fisso. I fornitori devono realizzare questa vision e noi pensiamo
di averla più di tutti.
Anche dei concorrenti asiatici?
Sono molto
aggressivi sulla parte tecnologica ma la nostra esperienza e la
nostra conoscenza dei mercati europeo e americano ci permettono di
animare ecosistemi aperti e abilitare nuovi modelli di business. E
poi noi giochiamo il ruolo di partner con modalità innovative.
Cioè?
Siamo pronti a condividere rischi e
ritorni coi nostri clienti. Un esempio è la collaborazione sulla
piattaforma mobile lightRadio, sullo sviluppo della quale sono
coinvolti nostri importanti clienti. Prenda anche l’esempio del
mobile advertisement che le ho fatto. Noi mettiamo a disposizione
la piattaforma: non chiediamo di comprarla, ma di ricavarne uno
share dal suo uso. È un modello che riteniamo vincente se si vuole
fare ecosistema: bisogna essere disposti a rischiare a fronte di un
ritorno in cui si crede.