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INFRASTRUTTURE

Banda larga, ora spingere gli investimenti

Il Destinazione Italia ha messo ordine alle regole per gli scavi con minitrincee, “premiando” le aziende che investono e migrano alle connessioni veloci. Ma la norma non basta. C’è bisogno di una forte azione politica. Parisi: “Renzi porti avanti l’Agenda digitale”. Sappino: “I primi fondi nazionali entro tre mesi”

03 Mar 2014

Alessandro Longo

L’industria dell’Ict si è tolta qualche sassolino dalle scarpe col Destinazione Italia, ma non può ancora permettersi di rilassarsi troppo sulla vittoria appena conseguita. Lo confermano le parole di Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale al Corriere delle Comunicazioni: “Bene Destinazione Italia, ma adesso il neo premier Matteo Renzi ne raccolga l’eredità e porti avanti tutti i temi in sospeso sull’Agenda digitale. Cosa necessaria per rilanciare davvero gli investimenti sulle reti”.

Il punto è questo, infatti. Destinazione Italia, soprattutto grazie agli emendamenti maturati in Parlamento in fase di conversione, introduce numerose norme che spingono la domanda e l’offerta di banda larga e ultralarga. Non basta, però, perché va inserito in un processo di trasformazione profonda del Sistema Italia: “Solo il passaggio totale dei servizi della PA al digitale sosterrà adeguatamente il bisogno di internet tra gli italiani. Solo con l’Agenda digitale, insomma, possiamo portare la diffusione della banda larga ai livelli europei e dare un senso allo sviluppo delle nuove reti”, aggiunge Parisi.

Destinazione Italia è quindi solo una parte di un tutto che Renzi è chiamato a costruire. Una parte importante, beninteso. Sono del resto proprio gli operatori di Tlc e i network operator i principali beneficiari della nuova legge se consideriamo il numero di novità introdotte che impattano sul comparto. Ben quattro: nuove agevolazioni per chi posa la fibra ottica; credito d’imposta per Pmi che investono in coperture di rete da 30 Mb in su (fisse o mobili) e voucher per quelle che spendono in tecnologia (tra l’altro, in connessioni banda larga); avvio del catasto delle infrastrutture.

Quanto al primo punto, Destinazione Italia rimedia alle lacune del Regolamento scavi (decreto Mise-Mit) dello scorso ottobre, che aveva solo finto di abilitare le minitrincee (tecniche innovative che dimezzano i costi di scavo). Prevede un futuro decreto – entro 60 giorni – concertato tra i due ministeri “per ulteriori misure relative alla posa in opera delle infrastrutture a banda larga e ultralarga, anche modificative delle specifiche tecniche adottate” con il Regolamento Scavi. Questo, “al fine di favorire la diffusione della banda larga e ultralarga nel territorio nazionale anche attraverso l’utilizzo di tecniche innovative di scavo che non richiedono il ripristino del manto stradale”.

Il Regolamento scavi conteneva anche varie altre semplificazioni burocratiche per gli operatori, ma con una piccola lacuna, che ora Destinazione Italia colma. Si legge infatti che le disposizioni del Regolamento “si applicano anche allo scavo per l’installazione dei ricoveri delle infrastrutture digitali necessarie per il collegamento degli edifici alle reti di Tlc. Nel caso di installazione dei ricoveri delle infrastrutture contemporanea all’effettuazione dello scavo, l’ente operatore presenta un’istanza unica per lo scavo e per l’installazione dei ricoveri delle infrastrutture (ai sensi dell’articolo 88 del codice di cui al decreto legislativo 1º agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni)”.

Utile agli operatori anche il credito d’imposta. È riconosciuto a Pmi o consorzi di Pmi che fanno interventi su reti fisse o mobili volti a garantire connessioni da 30 Mb in su ed è “pari al 65% degli importi rimasti a carico del contribuente, fino a un valore massimo di 20mila euro e nella misura massima complessiva di 50 milioni di euro”.

Il credito non riguarda il semplice acquisto di connessioni, ma lavori di copertura che le Pmi chiedono agli operatori telefonici. Gli abbonamenti a banda larga (fissi, mobili, terrestri, satellitari) sono incentivati da voucher fino a 10mila euro, per un massimo di 100 milioni a livello nazionale. Nel pacchetto anche anche gli investimenti in siti e-commerce e in formazione Ict al personale (uno dei rari casi di incentivi alle competenze digitali nel nostro ordinamento).

Voucher e credito d’imposta sono finanziabili da varie fonti, secondo Destinazione Italia. Il testo originario contemplava solo i fondi strutturali europei 2014-2020, ma con gli emendamenti si sono aggiunti anche i fondi nazionali Sviluppo e Coesione e del Fondo di Rotazione (di cui alla legge 183/1987). I soli fondi europei non sarebbero stati infatti sufficienti e avrebbero aperto “buchi” di copertura nelle regioni del Centro-Nord. “Pensiamo che le misure verranno sostenute dai fondi nazionali, disponibili prima di quelle europee”, sottolinea Carlo Sappino, dirigente generale dello Sviluppo Economico, area incentivi alle imprese. Verranno stanziati, per i voucher e il credito d’imposta, via decreto del Ministro dell’Economia di concerto con Coesione territoriale, Affari Regionali e Sviluppo Economico “prevediamo nei prossimi tre mesi”, dice Sappino.

Terzo capitolo, il catasto delle reti (un database in formato open delle infrastrutture pubbliche e private), che sarà a cura di Agcom. Tra l’altro, servirà alla logica del riuso dei cavidotti posseduti dalle Pubbliche amministrazioni, un tema caro da tempo agli operatori di Tlc.

L’incognita è adesso se Destinazione Italia sarà una cattedrale nel deserto o se sarà accompagnato da una spinta verso l’Agenda digitale. Spetta a Renzi muovere, adesso, mentre l’industria Ict mantiene il fiato sospeso.

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