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IL PIANO

Banda ultralarga, il Mise: “Nessun ritardo sulla roadmap”

Il ministero dello Sviluppo economico risponde a un’interrogazione dei deputati Pd Bruno Bossio, Coppola e Tullo. “Le procedure di gara per l’infrastrutturazione delle aree bianche sono in corso e procedono come previsto”

17 Feb 2017

F.Me

Gli accessi complessivi alla rete fissa a banda larga superano le 15,4 milioni di unità, con una crescita di 630 mila unità su base annua, mentre le linee Nga (Next Generation Access) registrano oltre due milioni di connessioni (con un incremento di 720 mila unità dall’inizio dell’anno 2016). Questa una delle risposte all’interrogazione, a risposta scritta, presentata dalla deputata Pd, Enza Bruno Bossio insieme ai colleghi Paolo Coppola e Marco Tullo, rivolta al ministro dello Sviluppo economico. I deputati Pd chiedono dettagli su quale sia lo stato reale di attuazione della fibra ottica dal punto di vista dell’infrastruttura fisica e da quello dell’effettiva connettività, ovvero quanti utenti pubblici e privati siano effettivamente connessi in fibra in Italia.

“Con riferimento al quesito posto in merito allo stato di attuazione della fibra ottica – si legge nalla risposta – il Ministero dello sviluppo economico è in attesa di conoscere l’esito dell’indagine conoscitiva avviata dall’Agcom riguardo all’utilizzo delle reti in banda ultra larga realizzate nell’ambito del piano di intervento pubblico Eurosud”.

Il Mise sottolinea che “il Governo attribuisce estrema rilevanza strategica al progetto di digitalizzazione del territorio nazionale e alla riduzione del digital divide, accuratamente verificato in tutto il Paese e, in particolare, nelle aree a fallimento di mercato, con minore densità di popolazione, caratterizzate dall’assenza d’iniziativa privata (cosiddette aree bianche)”.
La Strategia per la banda ultra larga, adottata dal Governo nel 2015, ha previsto un complesso di interventi da parte dello Stato, al fine di promuovere e sostenere gli investimenti per la diffusione delle infrastrutture digitali sull’intero territorio nazionale, consentendo di impiegare le risorse pubbliche in linea con gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea ed assicurando pari opportunità di crescita alle diverse aree del Paese.

“Nel giugno 2016, la Commissione europea ha riscontrato la conformità alla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato del piano di intervento pubblico nelle aree bianche definito dal Governo ed ha conseguentemente adottato la decisione di autorizzazione del regime di aiuti”, prosegue il Mise precisando che è stato scelto dal Governo lo strumento dell’intervento diretto, caratterizzato dal principio secondo cui l’infrastruttura in fibra ottica finanziata resta di proprietà pubblica, affidandosene la costruzione e gestione all’ingrosso ad un concessionario”.

Il concessionario offre, pertanto, servizi di accesso alla rete in banda ultra larga agli altri operatori che mettono a disposizione degli utenti finali i servizi di connettività veloce. “Ciò differenzia tale strumento dal modello adottato per precedenti interventi, tra cui il piano Eurosud, che prevedeva l’attribuzione di un contributo pubblico per la realizzazione della rete digitale affidata all’operatore che conserva la titolarità dell’infrastruttura”, spiega il Mise.

In questo contesto Via Veneto conferma “l’impegno del Governo di rispettare i termini di conclusione del progetto di infrastrutturazione delle aree bianche entro la fine del 2020, che consentirà a tutti i cittadini ed alle imprese di avere a disposizione servizi di connettività a 30 e 100 Mbps. Le procedure di gara per l’infrastrutturazione delle aree bianche sono in corso e procedono senza ritardi”.

“In particolare, una prima gara relativa alle regioni Abruzzo e Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, è in fase di valutazione delle offerte e non appena terminati i lavori della Commissione di Gara arriverà rapidamente all’aggiudicazione definitiva del soggetto che realizzerà gli interventi. Riguardo la seconda gara, comprendente le regioni Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Provincia Autonoma di Trento, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia, il prossimo 20 febbraio è fissato il termine di presentazione delle offerte. Quanto alle restanti regioni, rilevo che si è in attesa della sottoscrizione da parte di Puglia, Calabria e Sardegna, dell’accordo di programma con il Mise, che costituisce atto propedeutico all’avvio della procedura di gara che verrà immediatamente dopo avviata – si legge nella risposta – Evidenzio, inoltre, che, alcuni operatori (Telecom Italia, Eolo e Fastweb), hanno presentato ricorsi sulle due procedure di gara, che saranno discussi nel merito, essendo state rigettate tutte le istanze cautelari sospensive presentate dai ricorrenti. Pertanto, tali iniziative non hanno inciso sullo svolgimento delle procedure di gara che allo stato prosegue secondo quanto illustrato.

“L’interrogazione prende le mosse dalla relazione della Corte dei Conti sull’attività del Mise per il finanziamento degli interventi infrastrutturali per la banda larga 2007-2015 e della sua società Infratel, per le infrastrutture a banda larga nelle zone a fallimento di mercato – spiega Bruno Bossio – Se da una parte è prevista una copertura abbastanza elevata della banda ultra larga, con l’intervento pubblico che interviene massicciamente sulla riduzione del digital divide, dall’altra assistiamo o a bandi di gara che, sebbene emanati, sono ancora bloccati o a colpevoli ritardi burocratici sul rilascio dei permessi per la realizzazione delle opere. A questo si aggiunge il paradosso della connettività degli uffici pubblici e delle scuole soprattutto al Sud, dove le pubbliche amministrazioni utilizzano molto poco la banda ultra larga posata in larga parte con i fondi pubblici negli ultimi anni, con una spesa che si aggira intorno al miliardo di euro”.

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