Banda ultralarga, Recchi e Patuano incontrano Renzi - CorCom

IL PIANO TELECOM

Banda ultralarga, Recchi e Patuano incontrano Renzi

Convocati dal premier, i vertici di Telecom Italia gli hanno illustrato per la prima volta il proprio piano per il Paese. Al centro dell’incontro, gli investimenti 2015-2017 per la fibra ottica

10 Apr 2015

Alessandro Longo

Telecom Italia ha esposto oggi per la prima volta il proprio piano banda ultra larga 2015-2017 al premier Matteo Renzi.

Com’è noto, dei 10 miliardi che Telecom Italia investirà in Italia nei prossimi tre anni (altri quattro saranno destinati al Brasile), circa tre miliardi andranno allo sviluppo della rete in fibra ottica, “con un incremento – spiega una nota della società – di 1,1 miliardi di euro rispetto all’anno precedente”. 500 milioni di euro saranno dedicati alla tecnologia Fiber to the Home (Ftth), con l’obiettivo di coprire le prime 40 città italiane, già a partire da quest’anno.

Sappiamo che Telecom aveva già presentato formalmente al Governo il piano, in una lettera a Infratel Italia nei giorni scorsi, e ha messo così quelle aree fuori dalle zone (“a fallimento di mercato”) su cui sarà possibile fare bandi pubblici del piano banda ultra larga.

L’incontro, a quanto risulta, è stato fortemente voluto da Renzi ma si è svolto in un clima di collaborazione e non conflittuale. Cosa non scontata, dato che avviene nei giorni di accesa polemica con Franco Bassanini, presidente di Metroweb e Cassa Depositi e Prestiti. Bassanini accusa Telecom di voler investire troppo poco in una rete fibra ottica nelle case. Sostiene infatti che quei 500 milioni non basterebbero a coprire sostanzialmente le 40 città del piano. Telecom ha replicato notando che quei 500 milioni sono quanto basta per la copertura addizionale dal cabinet fino a casa dell’utente.

L’incontro con Renzi dimostra che il Governo sta accrescendo la propria attenzione a questa partita, anche se è ancora presto per valutarne le conseguenze. Difficile dire insomma se, grazie all’azione del Governo, aumenteranno le possibilità che le parti, ora in disaccordo, trovino un’intesa per coordinare gli investimenti.