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Bentivogli: “Piano Calenda? Non solo manifattura: serve un ecosistema 4.0”

Intervista al segretario generale della Fim: “La quarta rivoluzione industriale è l’ultima opportunità di sviluppo per rilanciare il Paese. Ma avrà successo solo in un territorio dove la città sia smart city e la mobilità, l’energia e anche la rappresentanza siano 4.0 ovvero intelligenti e sostenibili”

06 Set 2016

Federica Meta

“Un primo passo importante, ma per un giudizio complessivo aspettiamo di vedere il piano completo”. È cauto il giudizio di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, sulla strategia annunciata dal ministro Carlo Calenda su Industria 4.0.

I pilastri della strategia sono gli incentivi, la formazione e lo sviluppo delle Pmi. La convincono?

La parte sugli incentivi fiscali è certamente interessante. Però sarebbe necessario, per prima cosa, riorganizzare il sistema di incentivi già disponibili e molto dispersi ed effettuare una selezione per assicurarsi che quelle risorse vadano realmente ad innovare la manifattura nella direzione della fabbrica 4.0. Stesso discorso vale per il Fondo di garanzia: di quei 200 milioni in più (il fondo passa da 700 a 900 milioni, ndr) bisogna definire la quota realmente disponibile a cambiare l’interfaccia della catena di produzione.

Il governo intende prorogare il super-ammortamento. Come giudica la misura?

Anche in questo caso si tratta di capire le modalità di applicazione. Evitiamo che quei soldi siano spesi, per fare un esempio, ad automatizzare la linea di produzione o a inserire macchine e controllo numerico. L’industria 4.0 non è automazione, la robotica è nella fabbrica dagli anni ‘80.

Da più parti, impresa ma anche sindacati ed economisti, si era levato l’appello a dare più spazio alle piccole e medie imprese. Calenda sembra aver raccolto…

Il tema della Pmi è centrale per il rilancio della manifattura italiana, soprattutto tenuto conto che sono la nervatura del nostro sistema produttivo. Ma credo che vada messa in campo una vasta azione di aggregazione delle Pmi per evitare che la rivoluzione 4.0 diventi appannaggio solo delle grandi imprese. Attenzione particolare, inoltre, va riservata alla semplificazione: bonus, incentivi e fondi di garanzia vanno resi più accessibili dal punto di vista burocratico-amministrativo.

L’altra novità riguarda l’asse Miur-Mise: Calenda e Giannini identificheranno 4-5 atenei che diventeranno dei competence center.

Il rapporto tra università e impresa è centrale per lo sviluppo di Industria 4.0. Auspico che si identifichino università che abbiano creato davvero valore, fuori dalle solite spinte lobbistiche. Anche perché la sfida dell’Industria 4.0 si vince investendo massicciamente sul capitale umano e la riqualificazione professionale. Si studi il funzionamento della punta di diamante del sistema duale tedesco: un approccio sistemico e il Fraunhofer Institute, una rete di 66 istituti e centri di ricerca, sparsi nel mondo. 24.000 collaboratori che sviluppano un volume di ricerca per più di 2 miliardi di euro. Finanziato col 30% dal pubblico e il 70% dal privato con contratti con industrie private e bandi.

La manifattura digitale avrà anche un forte impatto sull’occupazione: cambierà il numero degli occupati nell’industria nonché la tipologia di attività svolte. Lei che idea si è fatto?

La produttività e la competitività delle imprese non è data solo dall’innovazione dei macchinari ma anche dalla presenza di figure specializzate, fondamentali per garantirne il corretto funzionamento e per la personalizzazione dei prodotti. Ecco perché credo che, dopo quello alla salute, il diritto soggettivo alla formazione deve essere alla base della contrattazione. Nel rinnovo del contratto nazionale con Federmeccanica si è introdotta la formazione come “diritto soggettivo” del singolo lavoratore, un diritto che deve essere realizzato in tutte le aziende fino in fondo, non solo sulla carta, a vantaggio delle persone e delle imprese.

Evitare investimenti a pioggia, aiutare l’aggregazione delle Pmi, assicurare la formazione continua del lavoratore. Sono azioni di sistema. Come si possono tradurre in realtà?

Con un dialogo aperto con tutti i soggetti coinvolti nel processo di trasformazione digitale nell’industria. Per essere espliciti, non servono a cabine di regia, accompagnate da carrozzoni di sigle che, in passato, si sono rivelate inefficaci quanto a un confronto che interessi le imprese, i sindacati le istituzioni. Servono subito reti tra gli operosi che vogliono giocare la partita per orientare il futuro sulla persona. Perché la quarta rivoluzione industriale avrà successo solo in un territorio 4.0, dove la città sia una smart city e la mobilità, l’energia, e anche la rappresentanza sia 4.0, intelligente e sostenibile. In un ecosistema totalmente rinnovato, dunque. Solo così sarà la grande –a mio avviso anche ultima – occasione per rilanciare la manifattura e l’Italia. Aver capito che il sistema dei bandi non da nessuna garanzia né di efficacia né di trasparenza è già un passo avanti, certo attenzione alla deregolamentazione totale ma le finte o farraginose procedure sono state un disastro.

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