Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Big data, solo un’azienda su tre li sfrutta per accrescere il business

Secondo una ricerca Emc tra i fattori che impediscono di sfruttare le “opportunità” la mancanza di professionisti dedicati e le limitazioni di accesso alle informazioni

06 Dic 2011

Solo un terzo delle aziende è in grado di utilizzare i propri dati
per ottimizzare i processi decisionali e accrescere la
produttività. A dirlo una ricerca Emc condotta sulla Data Science
che ha censito le imprese di Usa, Regno Unito, Francia, Germania,
India e Cina, evidenziando – appunto – la carenza delle
competenze necessarie affinché le aziende possano sfruttare al
meglio le opportunità nascenti dalla convergenza tra Big Data ed
analisi dei dati.

Entrando nel dettaglio, la ricerca evidenzia come solo un terzo
delle imprese sondate è dichiarato fiducioso sulle capacità della
propria azienda di prendere decisioni di business sulla base di
nuovi dati; situazione alla quale si associa un’evidente carenza
di professionisti IT dedicati: il 64% dei professionisti di Data
Science ritiene che la richiesta di talenti in questo settore
supererà nei prossimi 5 anni l’offerta – e la maggior parte
ritiene che questa offerta sarà rappresentata fondamentalmente dai
neolaureati.

Le barriere più comunemente citate rispetto all’adozione della
Data Science sono: mancanza di competenze o di formazione (32%);
budget/risorse (32%); errata struttura organizzativa (14%);
mancanza di strumenti tecnologici (10%). Solo il 38% degli analisti
di business intelligence e data scientist è convinto che la
propria azienda utilizzi i dati per avere maggiori informazioni sui
clienti mentre l’83% degli intervistati crede che nuovi strumenti
e tecnologie emergenti andranno ad incrementare ulteriormente la
richiesta di figure quale i data scientist.

Solo il 12% dei professionisti della business intelligence ed il
22% dei data scientist credono che i dipendenti abbiano la
possibilità di condurre esperimenti sui dati – cosa che mina la
capacità di un’azienda di testare e convalidare le idee, e
quindi l’approccio generale all’innovazione.

Anche se gli intervistati riconoscono una crescente necessità di
data scientist nella propria azienda, solo il 12% considera i
professionisti della business intelligence i candidati ideali per
rispondere a questa necessità.
I data scientist, infine, richiedono competenze di carattere
economico e tecnico più elevate rispetto agli attuali
professionisti della business intelligence. Secondo lo studio Emc
Data Science, hanno una capacità doppia di applicare algoritmi
avanzati ai dati, ma anche un’abilità superiore del 37% rispetto
alle altre figure professionali nell’elaborazione di decisioni di
business basate su quei dati.

La ricerca ha svelato come l’esplosione digitale dei dati, creati
da sensori di movimento, social media, apparati di
videosorveglianza, applicazioni di imaging medicale e simili –
combinata con i nuovi strumenti che consentono di analizzarli –
ha generato un incremento corrispondente nelle opportunità di
ottenere valore ed informazioni utili da questi dati. Anche per
questo, per la figura del data scientist oggi c’è molta più
domanda rispetto all’offerta.

I commenti sono chiusi.

LinkedIn

Twitter

Whatsapp

Facebook

Google+

Link