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Biscarini (Tim): “Sarà la fibra a portare in Tv l’on demand in HD”

La responsabile Multimedia Entertainment & Consumer Digital Services: “Rispetto alle altre offerte la strategia quadruple play consente di mettere in campo gli asset non duplicabili di un operatore di Tlc. Si cerca di differenziare il prodotto dai competitor anche producendo contenuti: cruciale puntare sull’esclusività del catalogo”

20 Gen 2017

Roberta Chiti

Si chiama TIMVision, ma è un insieme di servizi. Da un lato è la Tv on demand di Tim, dall’altro una vera e propria porta d’accesso ai servizi Internet, anche di terze parti. Strategicamente la punta di diamante con cui la società accelera la propria strategia quadruple play, e attraverso la quale entrare nella produzione di contenuti premium per la banda ultralarga. Disponibile per i clienti Tim Adsl e fibra, la piattaforma attraverso uno specifico decoder adotta il sistema operativo Android Tv che apre una finestra su un nuovo modello di entertainment digitale. In catalogo 10mila titoli frutto di importanti partnership con player del settore, italiani e internazionali. “Con il modello quadruple play TIMVision diventa un asset con cui la società non si propone più come semplice fornitore di rete, ma come risposta a una molteplicità di bisogni dei nostri clienti” dice Daniela Biscarini, responsabile Multimedia Entertainment & Consumer Digital Services Tim.

Cosa distingue TimVision dalle altre proposte sul mercato?

Ci sono caratteristiche sia nel brand che nel contenuto che ne fanno un unicum rispetto ai servizi offerti dalle altre realtà, e penso soprattutto a quelle internazionali. Intanto è l’unico servizio a matrice italiana, un’impronta di qualità che si estende anche a livello editoriale: il catalogo dedica un’attenzione particolare al cinema italiano selezionando un livello di qualità difficilmente intercettabile da un player globale. L’offerta poi è disponibile completamente anche in lingua italiana, rispondendo in questo modo a un’esigenza storicamente sentita. Un’altra specificità risiede poi nel modello commerciale con cui ci proponiamo al mercato: siamo in grado di rispondere a ogni tipo di domanda di entertainment, dalla tv ai film alla musica sia su mobile che da fisso. Questo ci permette di dare agevolazioni in più, come lo zero rating: il cliente Tim che consuma contenuti da mobile non paga il traffico dati.

Si tratta un’accelerazione sulla strategia quadruple play

In realtà è una tendenza affermata a livello internazionale, anche se con stadi di maturazione diversi. Nasce dall’esigenza di sviluppo tecnologico quando la richiesta non è più solo voce, ma voce e dati, sia su mobile che su fisso. Il bundle è la risposta della telco alle mutate richieste. Tanto più il servizio telco tradizionale diventa commodity e come tale può essere offerto in maniera più indifferenziata, tanto più la telco è chiamata a garantire il massimo della qualità nelle reti di nuova generazione offrendo anche l’accesso a contenuti. Diventa una ragione di scelta, sia per rimanere che per venire da noi. Per Tim che aveva già la rete, l’offerta di contenuti è risultata la sintesi ideale. In altri paesi questo tipo di offerta è nata da alleanze strategiche, operazioni industriali anche molto importanti. C’è poi da considerare la prestazione offerta dalle nostre reti: gli obiettivi sulla fibra per Tim sono sfidanti, puntiamo a coprire l’80% al 2017 con la fibra ottica. E teniamo presente che la fibra consente l’evoluzione al 4K, cosa che le altre tecnologie non sono in grado di sostenere perché occupa tantissima banda e frequenze. La nostra offerta di un numero sempre maggiore di contenuti in HD farà capire ai clienti come utilizzare al meglio la fibra.

Quali sono i vantaggi del decoder TIMVision?

E’ l’altra punta di diamante dell’offerta. Il decoder rappresenta l’interfaccia intelligente. Si configura in qualche modo come una doppia porta d’ingresso: per la piattaforma TIMVision e per l’ambiente Android che comprende le varie app, come Youtube. La novità è che l’interfaccia abilita agli ambienti smart tutti i televisori, non solo quelli di nuova generazione. Inoltre il tasto di ricerca vocale consente di lanciare una ricerca – per esempio “Tom Cruise” – non solo nel catalogo TIMVision, ma nel web. E non si parla soltanto di ricerca di film o serie, ma anche notizie, meteo… Naturalmente più il cliente lo utilizza più il software acquisisce informazioni “imparandone” i gusti.

Quale sarà l’evoluzione delle piattaforme video?

Al momento non esiste “la” piattaforma unica. Credo però che la risposta vincente alla richieste dell’utente sarà nelle user interface che dovranno essere in grado di sintetizzare tutto quello che viene offerto. Oggi può svolgere questa funzione un decoder, domani le smart tv. Ma sta nell’intelligenza del software la capacità di elaborare i dati dei clienti, analizzarne i gusti e proporre il contenuto che a quel punto il contenuto potrà essere reperito ovunque. Ma un risultato del genere può essere garantito solo da rete a banda ultralarga.

TIMVision si lancia nella produzione: perché questo passo?

Con l’attuale proliferazione di player quello dei contenuti sta diventando un terreno ad altissima competizione. Al tempo stesso è centrale poter contare su una propria linea editoriale e consistenza di posizionamento e non è detto che il mercato sia in grado di offrirlo. La produzione consente una scelta di prodotti coerenti con il posizionamento. Il nostro progetto parte da questo: il rispetto di una gradualità nel mondo dei media digitali, e una chance che ci differenzi dai competitor.

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