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IL COMING OUT

Bitcoin, l’australiano Wright: “Li ho inventati io”

L’imprenditore esce allo scoperto rivelando l’identità della pseudonimo Satoshi Nakamoto e mostrando la prima transazione con la moneta elettronica: “Ci sono molte storie inventate. Non cerco pubblicità, ma voglio chiarire le cose”

02 Mag 2016

Andrea Frollà

“Non cerco pubblicità, ma voglio chiarire le cose: sono io l’inventore del bitcoin”. Lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, utilizzato per identificare colui che ha inventato la moneta virtuale lanciata nel 2008, ha ora un nome e cognome reali: Craig Steven Wright. È un imprenditore australiano ed è uscito allo scoperto rivelando la propria identità a Bbc, The Economist e GQ fornendo prove tecniche a sostegno della sua affermazione.

In particolare, durante l’incontro avuto con la tv americana Wright ha apposto la sua firma digitale su alcuni messaggi usando chiavi di crittografia elaborate nelle prime fasi dello sviluppo del Bitcoin, legate alle monete digitali create inizialmente. “Questi sono i blocchi usati per mandare 10 bitcoin ad Hal Finney nel gennaio 2009: la prima transazione in bitcoin”, ha spiegato Wright durante una dimostrazione citando il noto esperto di crittografia digitale, uno di coloro che aiutarono Wright a mettere in pratica la sua idea e a creare il protocollo Bitcoin.

Jon Matonis, economista tra i fondatori della Bitcoin Foundation, dice di essere convinto che Wright sia il vero Satoshi Nakamoto. “Durante le sue dimostrazioni ho avuto modo di esaminare i dati su tre linee d’indagine distinte: crittografica, sociale e tecnica. È mia ferma convinzione che Craig Wright soddisfi le condizioni di tutte le tre categorie”. Rivelando la sua identità Wright spera di fermare le speculazioni su Satoshi Nakamoto: il New Yorker, Fast Company, Newsweek e molti altri media si sono lanciati in lunghe inchieste sul presunto creatore del Bitcoin, nominando una serie di possibili candidati. A dicembre 2015, due riviste, Wired e Gizmodo, avevano già fatto il nome di Wright, sulla base di documenti che erano stati rubati all’imprenditore e che rivelavano il suo ruolo nel progetto di moneta digitale.

“Ci sono molte storie inventate e non voglio che facciano male a persone che amo – ha dichiarato Wright per spiegare il suo coming out – Non voglio che abbiano alcun impatto su di loro. Avrei preferito non farlo. Voglio lavorare, voglio continuare a fare quel che mi va. Non voglio denaro, non voglio la fama, non voglio essere adorato. Voglio solo essere lasciato in pace”. Dichiarazioni forse dettate anche dal fatto che poco dopo la pubblicazione degli articoli le autorità australiane hanno perquisito la casa di Wright e il fisco australiano ha spiegato che l’operazione era nell’ambito di un’indagine fiscale.

I bitcoin sono oggi accettati come sistema di pagamento per una vasta gamma di beni e servizi, dai trasferimenti internazionali di denaro alle taglie per i dati trafugati dai virus informatici. Si ritiene che ci siano in circolazione 15,5 milioni di bitcoin, ciascuno del valore di circa 449 dollari, e che la fortuna di Satoshi Nakamoto, o meglio Craig Wright, ammonti a circa un milione di bitcoin, circa 450 milioni di dollari.

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