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VALUTA VIRTUALE

Bitcoin, Pechino impone lo stop

La Banca centrale cinese ordina agli istituti finanziari di non usare la valuta virtuale: “Rischio riciclaggio”. Crollano le quotazioni, finora in rialzo proprio grazie alla domanda dalla Cina

05 Dic 2013

L.M.

La Banca centrale cinese ha ordinato a banche e istituzioni finanziarie di non usare Bitcoin, moneta virtuale che non è emessa né garantita da alcuna banca centrale, dando così un duro colpo alle quotazioni della valuta, finora particolarmente apprezzata proprio dai cinesi.

In un comunicato diffuso sul suo sito web, la Banca popolare cinese (Pboc), per sostenendo che Bitcoin “non rappresenta un rischio” per l’economia nazionale, ha sottolineato le possibilità per le organizzazioni criminali di riciclare gli introiti delle loro attività illegali attraverso la moneta virtuale.

Ha quindi affermato che si tratta di un mero “prodotto virtuale” e ha sentenziato che non può essere utilizzata come moneta.

La reazione degli operatori non si è fatta attendere: dal precedente picco di 1.240 dollari Bitcoin, secondo i dati della piattaforma giapponese Mt Gox (molto popolare per gli scambi di questa valuta) è caduta a quota 980 dollari quando in Europa era tarda mattina, dopo un minimo a 840 dollari che corrisponde ad una flessione del 20,1 per cento dal picco precedente.

Negli ultimi mesi era stata proprio la forte domanda nel mercato cinese a proiettare al rialzo le quotazioni, tanto che la Btc China è diventata la prima piattaforma in volumi di scambio su questa valuta, o “prodotto”, come la definisce oggi la Banca centrale cinese.

Finora, secondo gli esperti, le operazioni di cambio tra yuan cinese e la moneta internettiana hanno rappresentato il 21% del totale nella Repubblica popolare cinese. A titolo di confronto, il volume di transazioni valutarie in euro rappresenta appena il 6%. Per alcuni analisti i cinesi tendono a fidarsi di Bitcoin perché, al contrario delle valute che esistono come denaro contanti, la divisa online non rischia di essere stampata a volontà da governi proni a politiche inflazionistiche o di deficit spending.

Di recente il Congresso Usa e le e istituzioni finanziarie statunitensi ha aperto la strada verso una regolamentazione di Bitcoin, anche se finora non è stato deciso niente di istituzionale.

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