Apple, Boccia e Mucchetti: "Par condicio fiscale, ora fare presto" - CorCom

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Apple, Boccia e Mucchetti: “Par condicio fiscale, ora fare presto”

Il presidente della Commissione bilancio della Camera: “Serve un’Europa giusta ed equa, che abbia il coraggio di fare scelte perentorie su fisco, contenuti e OTT”. Gli fa eco il presidente della Commissione Industria di palazzo Madama: “Servono regole ad hoc, presenterò un ddl sulla web tax”

30 Ago 2016

Andrea Frollà

Non sarà una multa ad Apple e alle altre multinazionali a correggere tutti i problemi. Servirà un impegno più deciso su altri temi, su tutti quello fiscale e quello dei contenuti. È questo il senso delle parole di Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, che dalla Silicon Valley, in California, commenta la possibile maximulta della Ue a Apple che potrebbe vedere la luce oggi.

“L’Europa multa la Apple, domani sarà la volta di altre multinazionali digitali oltre alle inchieste delle amministrazioni fiscali nei diversi paesi. Ma il tema Irlanda e unione fiscale resta, così come resta aperto il tema dei contenuti non pagati o mal pagati, i conti off shore miliardari tollerati solo per le Over the top, o come resta la resistenza di una parte politica che non ha follemente voluto le stesse imposte indirette in tutti i Paesi Ue”.

In Italia, aggiunge Boccia, “la base imponibile erosa, dai nostri calcoli, supera i 30 miliardi e avere la certezza almeno del pagamento delle imposte indirette avrebbe un impatto redistributivo molto serio in ogni paese”. Invece ci sono “solo silenzi, salvo poi l’eccitazione collettiva per le multe” che però secondo il deputato “come le inevitabili inchieste fiscali delle principali amministrazioni finanziarie dei grandi paesi europei (quelle italiane su Amazon e Apple, quelle francesi, spagnole e tedesche sulle altre Ott), dimostrano lo scarso coraggio dei vertici politici europei e dei grandi paesi in questi ultimi 5 anni”.

Secondo il presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio “è ora di prendere atto che l’economia è digitale” e quindi “tutti devono pagare nello stesso modo ovunque si trovino”. L’Europa descritta da Boccia è “frenata da una miopia evidente e da lobby ben organizzate” che non deve essere “un’Europa di sanzioni ma un’Europa giusta ed equa”. L’appello è a “unione fiscale e scelte perentorie” perché su questi temi “finora hanno vinto gli interessi più organizzati”.

“Vedremo – conclude – se ora sarà possibile riaprire il dibattito in maniera chiara e netta. E vedremo anche come si muoverà in Italia, sul tema, il principale partito di opposizione, il Movimento 5 stelle, che si è sempre opposto a qualsiasi tipo di tassazione per le multinazionali digitali”.

“La Commissione UE ordina all’Irlanda di recuperare imposte evase da Apple tra il 2003 e il 2013 per 13 miliardi più gli interessi. A questo punto – auspica Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria di palazzo Madama – ci si augura che il Governo rompa gli indugi ed esiga il pagamento delle imposte evase in Italia non solo da Apple ma anche da Google e da altri colossi del web, per esempio da Amazon e McDonald’s che restano sotto inchiesta della Commissione UE per i tax ruling ottenuti dal Lussemburgo”.

Certo è che – prosegue Mucchetti – “se avesse accolto l’emendamento sulla web tax che avevo proposto al ddl Concorrenza, oggi il governo sarebbe più forte. Personalmente, resto in attesa delle motivazioni in base alle quali il Ministero dell’Economia costrinse la Commissione Bilancio a bloccare quell’emendamento per mancanza di copertura, argomento incredibile considerando che un’imposta comporta entrate e non uscite”.

Tuttavia secondo il senatore del Pd: “Siamo ancora in tempo per rimediare. C’è una legge di stabilità che bussa alle porte. E alla quale intendo contribuire presentando, alla riapertura del Senato, un ddl sulla web tax. È piu’ importante e redditizio far osservare la par condicio fiscale che elemosinare la carità di piccoli investimenti e qualche photo opportunity con Tim Cook o Marc Zuckerberg. I quali, pagate le imposte, investiranno comunque”, conclude.

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