Boldrini: "Entro luglio la Dichiarazione sui diritti e doveri in Internet" - CorCom

Boldrini: “Entro luglio la Dichiarazione sui diritti e doveri in Internet”

Il presidente della Camera annuncia: il documento diventerà un atto di indirizzo parlamentare. Dito puntato sui ritardi nella realizzazione della banda ultralarga

07 Lug 2015

DE.A.

La digitalizzazione “è uno dei temi decisivi per far davvero ripartire il Paese”. Lo ha ribadito la presidente della Camera Laura Boldrini (nella foto), intervenendo a Montecitorio alla presentazione della relazione annuale 2015 dell‘Autorità garante nelle Comunicazioni, che ha anche sottolineato come questo sia “uno dei terreni cruciali sui quali il soggetto pubblico può assolvere ad un importante ruolo di stimolo e di traino, può essere fattore di coesione sociale. L’accessibilità della rete Internet è uno spartiacque fra modernità e arretratezza”.

“Per evitare che la modernizzazione tecnologica – spiega Boldrini – continui a lasciar fuori territori periferici o poco popolati, dove il privato trova scarsamente conveniente investire; sia per sviluppare un’opera di alfabetizzazione digitale di giovani e meno giovani che permetta a tutti, quale che sia il loro ceto sociale, di parlare questa nuova, indispensabile lingua”.

La presidente della Camera ha però sottolineato anche la necessità di regole per il web. “Se non ci sono regole non c’è la libertà di tutti, c’è la regola del più forte”. Boldrini ha ricordato come sia quasi ultimato il lavoro della commissione per i diritti e i doveri in internet: “entro questo mese di luglio la Dichiarazione sui diritti e i doveri in Internet, elaborata da una apposita commissione presieduta dal giurista Stefano Rodotà, dovrebbe assumere forma definitiva, per poi andare in Aula e diventare un atto di indirizzo che impegni il Governo a promuovere in tutte le sedi internazionali i principi contenuti nella Carta e a sostenere la necessità di definire una cornice per così dire ‘costituzionale’ a cui gli stati, se vorranno, potranno fare riferimento”.

“La commissione per i diritti e i doveri in Internet è nata a Montecitorio – ha spiegato Boldrini – perché ci sembrava decisamente anacronistico che un fenomeno che ormai permea in maniera profondissima e irreversibile molti aspetti della nostra vita di ogni giorno continuasse ad essere ignorato in sede istituzionale. E avevamo ben chiaro quanto fosse superficiale ed ‘ideologica’ la tesi secondo la quale bisogna astenersi da ogni intervento sulla Rete per non violarne la spontanea libertà. Tutti abbiamo capito da tempo che, se non ci sono regole, non c’è la libertà di tutti: c’è la regola del più forte. Che si tratti del più forte dal punto di vista politico: come alcuni Stati, anche Stati democratici, che del loro potere fanno uso talvolta assai spregiudicato. Oppure del più forte dal punto di vista economico, i cosiddetti ‘over the top’, che hanno cambiato in questi ultimi anni anche il mercato italiano, le scelte dei cittadini, le classifiche della raccolta pubblicitaria”.

Poi è intervenuta sui ritardi nella realizzazione della banda ultralarga. “A me – ha detto – capita di parlare spesso di una fatidica curva nei pressi della casa della mia famiglia nelle Marche. Quella curva è, nella sua zona, un autentico spartiacque tra la modernità e l’arretratezza, tra lo sviluppo e la stagnazione. Perché prima della curva arriva Internet, dopo no. E così l’agriturismo che sta a valle può vedere crescere i suoi volumi di affari, mentre l’impresa simile che sta a monte è costretta a veder calare la clientela perché non può beneficiare di Internet: quando le persone chiamano per prenotare vogliono anche sapere se c’è il wi-fi”.

“E’ a tutti chiaro – ha detto ancora la terza carica dello Stato – che questo è uno dei temi decisivi per far davvero ripartire il Paese. Ed è anche uno dei terreni cruciali sui quali il soggetto pubblico può assolvere ad un importante ruolo di stimolo e di traino, può essere fattore, appunto, di ‘coesione sociale’: sia per evitare che la modernizzazione tecnologica continui a lasciar fuori territori periferici o poco popolati, dove il privato trova scarsamente conveniente investire; sia per sviluppare un’opera di alfabetizzazione digitale – di giovani e meno giovani – che permetta a tutti, quale che sia il loro ceto sociale, di parlare questa nuova indispensabile lingua”, ha concluso Boldrini.

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