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CAMERE E INNOVAZIONE - 18

Bonaccorsi (Pd): “Su Agenda digitale e trasparenza è il momento di agire”

La deputata: “L’intergruppo consente di far circolare e condividere informazioni sull’attività di tutte le commissioni: focalizzandoci sui contenuti riusciamo a collaborare. Spesso i parlamentari però non conoscono a fondo i temi del digitale: lavoriamo per colmare questo gap”

30 Apr 2014

Antonello Salerno

Pubblichiamo le opinioni dei deputati e dei senatori che hanno aderito all’intergruppo sull’Innovazione. Un insieme di eletti bipartisan che “fa gruppo” con l’obiettivo di sensibilizzare i Palazzi e indirizzare i provvedimenti esaminati da aule e commissioni per “rimettere il digitale al centro delle decisioni parlamentari”.

Risponde Lorenza Bonaccorsi: classe 1968, eletta alla Camera a marzo 2013 nella lista del Partito democratico, è iscritta al gruppo parlamentare Pd. Fa parte della IX commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni e della commissione parlamentare per l’Indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi.

Onorevole Bonaccorsi, perché ha aderito a questo intergruppo?

Di luoghi dove parlare di questi temi ce ne sono abbastanza pochi, soprattutto alla Camera dei deputati. Io faccio parte della commissione Trasporti e comunicazioni, ma di innovazione non si parla molto. Credo che l’intergruppo sia un luogo importante dove mettere in rete le conoscenze, le capacità, le informazioni.

Quali sono gli interventi prioritari su cui lavorerete?

I temi dell’Agenda digitale sono sempre all’ordine del giorno, a partire dalla fatturazione elettronica, che è stata rilanciata dallo stesso presidente del Consiglio. Poi tutto l’universo della trasparenza, e quindi mettere online tutta la pubblica amministrazione: sono sfide di cui parliamo da tanto tempo, sembrano trite e ritrite, ma ora dobbiamo farle. E’ un po’ la stessa filosofia che si può applicare a tanti altri ambiti nel nostro Paese, e che oggi caratterizza anche il modo di fare di Matteo Renzi, con la consapevolezza che non c’è più tempo da perdere.

Siete presenti in quasi tutte le commissioni tra Camera e Senato. Qual è il valore aggiunto di questa organizzazione?

C’è una circolazione di informazioni notevolissima, cosa che diversamente è molto complicato ottenere. Alla Camera l’accesso alle informazioni è sempre complicato, nonostante gli sforzi. In generale finora per essere aggiornati sui lavori delle altre commissioni bisognava sapersi destreggiare bene, invece con questa iniziativa si è creato un terreno di comunicazione molto interessante, e soprattutto molto variegato rispetto ai punti di vista. Io ho la deformazione professionale, mi sono sempre occupata della questione infrastrutturale, è un tema che mi interessa molto, e in questo modo riesco a capire che esistono anche tanti altri punti di vista, e quindi l’approccio ai temi è sicuramente più completo.

Riuscite anche ad andare al di là delle appartenenze politiche?

Fino a ora mi pare che non ci sia stata un’impostazione ideologica, lavorando sui contenuti ci si trova. Poi vedremo. Ci saranno tematiche su cui sarà più complicato, ma sempre nella logica della discussione e della condivisione.

Che sensibilità ha riscontrato su questi temi in Parlamento?

C’è grande apertura da parte di tutti verso questi temi. Ma le complicazioni arrivano quando parliamo dei livelli di conoscenza delle questioni specifiche. L’esempio lampante è la questione della Web tax: rientra in un ragionamento molto più ampio, quello dell’armonizzazione fiscale dei beni immateriali a livello europeo: è chiaro che è un tema che va oltre la mia competenza sull’innovazione, perché ad esempio interessa fiscalisti e altre categorie che hanno una formazione specifica. L’approccio però è sempre quello di considerare il comparto dell’Ict come la vacca da mungere, come anche per l’equo compenso. Sono tutte questioni per cui chi non conosce bene i meccanismi di questo settore se ne forma un’opinione distorta, e questo è un atteggiamento che dobbiamo riuscire ad aiutare a superare.

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