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LA PROPOSTA

Bongiorno: “Serve un ministero per il Digitale, basta frammentazione”

Affondo della ministra: “La PA è all’anno zero dell’innovazione. Necessario un cambio di passo per rilanciare il Paese”. E avverte: “Cruciali le e-skill”

06 Mag 2019

Federica Meta

Giornalista

Un ministero per il Digitale per far ripartire l’Italia. La suggestione arriva dalla ministra della PA, Giulia Bongiorno che ha partecipato a “Transformers”, evento dedicato ai migliori progetti della trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione in programma presso l’Apple Developer Academy, a San Giovanni a Teduccio di Napoli. L’appuntamento rientra nei Digital Days, in agenda nel capoluogo campano fino a domani.

“Abbiamo un piano triennale e dobbiamo evitare frammentarietà – ha sottolineato Bongiorno – Nella PA non si condividono i dati. Serve un ministero della digitalizzazione per trasformare le sabbie mobili”.

“Negli anni passati si è sempre detto che la trasformazione digitale era già avvenuta e che praticamente dovevamo soltanto esultare. Invece io mi sono insediata da 10 mesi e posso dire che siamo all’anno zero – ha proseguito  la ministra – Ho dovuto nominare i responsabili della transizione digitale, cioè delle figure chiave che mancavano. Stiamo ancora partendo, quindi ma ci sono dei segnali confortanti, ecco perché sono qui. Perché nonostante ci sia una situazione chiaramente di ritardo, ci sono delle iniziative che lasciano ben sperare.

“E’ anche fondamentale formare, perché tutti sapete che la pubblica amministrazione ha necessità anche di imparare la digitalizzazione – ha concluso – la pubblica amministrazione purtroppo ha dipendenti di un’età media di 52 anni, dirigenti di 56, quindi se io non lavoro sulla formazione non vado da nessuna parte”.

Il responsabile della transizione digitale (Rtd)

L’Rtd è una figura prevista dal Cad. L’art. 17 stabilisce che ciascuna pubblica amministrazione sia tenuta ad affidare ad un unico ufficio dirigenziale, fermo restando il numero complessivo degli uffici, la “transizione alla modalità operativa digitale e i conseguenti processi di riorganizzazione finalizzati alla realizzazione di un’amministrazione digitale e aperta, di servizi facilmente utilizzabili e di qualità, attraverso una maggiore efficienza ed economicità” nominando appunto un Responsabile per la Transizione al Digitale (Rtd).

Nel testo di legge si attribuiva alla struttura per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie una serie di compiti di rilievo strategico. Tra i suoi compiti quello di analizzare la coerenza tra l’organizzazione dell’amministrazione e l’utilizzo delle tecnologie digitali, di ridurre i tempi e i costi dell’azione amministrativa e anche di promuovere le iniziative attinenti l’attuazione delle direttive impartite dal Presidente del Consiglio dei Ministri o dal Ministro delegato per l’innovazione e le tecnologie.

Il nuovo Cad (ovvero la versione novellata del 2016) ne definisce invece la collocazione organizzativa e dispone che, con riferimento ai compiti relativi alla transizione alla modalità digitale, risponde direttamente all’organo di vertice politico dell’ente (nel caso dei Comuni al sindaco, ad esempio) o, in sua assenza, a quello amministrativo.

Il fatto che l’Rtd dipenda dall’organo politico denota la volontà del legislatore di ricondurre immediatamente al vertice dell’amministrazione la governance della transizione del Paese al digitale, attraverso la realizzazione di servizi pubblici rivisitati in un’ottica che ne preveda la piena integrazione con le nuove tecnologie e non più la giustapposizione di queste ultime alle esistenti forme di organizzazione.

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