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IL CASO

Booking.com nei guai, il Fisco italiano in pressing: “Almeno 150 milioni di Iva non pagata”

L’inchiesta aperta lo scorso dicembre va avanti: gli inquirenti sarebbero pronti a emettere un nuovo Ordine europeo di indagine penale per ottenere più informazioni dall’Olanda, dove ha sede la società. La presunta evasione fa riferimento alle transazioni tra privati nel 2013-2018

26 Lug 2019

Patrizia Licata

giornalista

L’inchiesta italiana sulla presunta evasione fiscale di Booking.com va avanti: l’ipotesi degli inquirenti è che il colosso del travel online non abbia pagato all’erario italiano almeno 150 milioni di euro di Iva. Lo riporta il Financial Times sulla base di fonti confidenziali.

L’anno scorso la procura di Genova ha aperto un’indagine sulla presunta evasione dell’Iva di Booking a seguito di audizioni condotte dalla polizia convocando centinaia di proprietari di immobili proposti in affitto sul sito. Le autorità italiane avevano emesso uno European investigation order (Eio o Ordine europeo di indagine penale) per chiedere alle controparti nei Paesi Bassi, dove Booking ha il quartier generale, di approfondire l’indagine. Tuttavia i nostri inquirenti non avrebbero ottenuto che il caso ricevesse l’attenzione cercata e ora intendono emettere un nuovo Eio per portare avanti il dossier. 

Il Financial Times sottolinea che le autorità italiane si stanno concentrando sul mancato pagamento dell’Iva sugli affitti di case messe su Booking da proprietari privati; l’inchiesta non riguarda gli hotel e le altre strutture ricettive commerciali.

L’evasione sugli affitti tra privati sarebbe avvenuta tra il 2013 e il 2018 e la stima di 150 milioni di Iva non pagata è “conservativa” e si basa sul fatturato dichiarato da Booking in Italia e su informazioni raccolte dalla polizia nel corso delle indagini sentendo le persone che hanno affittato una casa tramite Booking.

Booking ha replicato all’articolo del FT affermando di non essere stata contattata dalle autorità italiane e che quindi non ha commenti da rilasciare. L’azienda ha chiarito che si fa pagare una commissione sugli annunci delle case in affitto sul suo sito e su tale commissione versa l’Iva. Invece, sul pagamento della quota per gli affitti, “La legge dice che è responsabilità dei nostri partner versare l’Iva al governo locale”, ha indicato un portavoce di Booking. Al contrario nei paesi non-Ue in cui spetta a Booking versare l’Iva, l’azienda la preleva dai suoi partner delle strutture ricettive in aggiunta alla commissione e la versa al fisco locale.

Booking si definisce un intermediario tra i proprietari delle case e i loro ospiti e tratta le prenotazioni come transazioni tra queste due parti in cui Booking entra solo come piattaforma che fa incontrare domanda e offerta e trattiene una commissione.

Per il fisco italiano Booking si deve occupare di versare l’Iva sugli introiti dell’attività di intermediazione. Ma sul sito di Booking, nelle linee guida ai partner sulle tasse locali, si legge: “Non applichiamo l’Iva ai nostri partner, ma calcoliamo la commissione sull’importo totale addebitato all’ospite”. Booking invita chi avesse dubbi sull’Iva a rivolgersi direttamente alle autorità locali.

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