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LE STATISTICHE

Boom dei dati digitali: 33 zettabyte in un anno, a conservarli ci pensa il cloud

Le previsioni di Statista per la data economy: nel 2035 verrà toccata la cifra-record di 2.100 zettabyte. L’Ai è la tecnologia che più alimenta la crescita. I dati col valore più alto? Quelli sulla salute

19 Apr 2019

Patrizia Licata

giornalista

Il mondo continua a generare volumi massicci di dati digitali: nel 2018 ne sono stati creati 33 zettabyte, secondo il nuovo Statista Digital Economy Compass. Il boom dei dati digitali è destinato a proseguire senza soste: Statista prevede che la quantità totale mondiale arriverà a 2.100 zettabyte nel 2035. Chi conserverà tutti questi dati? Il cloud: dal 2020 sarà la tecnologia principale per lo storage dei dati digitali.

Lo zettabyte è l’unità di misura che segue il già gigantesco exabyte; indica un trilione di gigabyte. I 33 zettabyte raggiunti a fine 2018 sono una quantità di dati equivalente a quella contenuta in 660 miliardi di dischi Blu-Ray o a 330 milioni dei maggiori hard drive oggi esistenti o allo spazio di storage di 132.000 super-computer tra i più potenti. O anche, per entrare nel campo della biologia, a 33 milioni di cervelli umani.

Una delle tecnologie che più alimenta l’esplosione dei dati è l’intelligenza artificiale: la usano già il 32% di tutte le aziende hitech e l’Ai continuerà a diffondersi. Stati Uniti e Cina si sfidano in un serrato testa a testa; per il colosso asiatico Statista prevede che le ricadute positive dell’utilizzo dell’Ai in diversi settori dell’economia si tradurrà in 7 miliardi di dollari aggiuntivi di Pil nel 2030.

Significativo anche l’aumento degli investimenti in startup dell’Ai. Al momento gli Stati Uniti guidano la corsa sia sui finanziamenti che sulla capacità di creare dei “big”: 100 miliardi di dollari investiti negli unicorni Usa nel 2018 e metà di tutti gli unicorni (334) ha sede negli States.

L’intelligenza artificiale inciderà anche sulla capacità di creare dati personalizzati e sul valore delle informazioni create. Nel primo caso, l’Ai potrebbe avere un impatto sull’industria dei media, perché permette di offrire al pubblico le notizie in linea con i loro interessi. Nel secondo, Statista sottolinea che i dati col valore più alto saranno quelli medici: le condizioni di salute e fitness sono le informazioni per cui le aziende saranno disposte a pagare di più.

Statista include nel suo report una previsione sul futuro dei Faang, i colossi del digitale e di Internet (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) che sono tra i maggiori generatori di dati digitali e che basano il loro business sulla raccolta e l’analisi dei dati. Anche se nel 2018 la sostenibilità del loro business è apparsa in alcuni casi sotto pressione (pensiamo agli scandali privacy per Facebook, al calo delle vendite di iPhone per Apple o agli ingenti investimenti che mettono sotto stress i conti di Netflix), Statista non pensa che il ruolo dei Faang verrà ridimensionato nei prossimi anni. Niente crisi per Facebook &co: continueranno ad alimentare l’economia digitale e il boom dei dati.

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