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L'EVENTO

Boom del digitale in Italia: nel 2020 varrà oltre 71 miliardi di euro. La sfida è sulle skill

La stima fornita nel corso del Forum dell’Economia Digitale organizzato da Facebook e dai Giovani di Confindustria al MiCo di Milano. Le imprese italiane stanno cogliendo la sfida dell’innovazione, ma resta da colmare il gap di competenze: nei prossimi 5 anni potrebbero restare scoperte 280mila posti di lavoro hi-tech

04 Lug 2018

Patrizia Licata

giornalista

Il fatturato del mercato digitale italiano è previsto in crescita di 3,8 miliardi di euro nei prossimi due anni, con un giro d’affari complessivo che raggiungerà 71,4 miliardi di euro. E’ la stima fornita oggi nel corso dei lavori del Forum dell’Economia Digitale (Fed) organizzato da Facebook e dai Giovani di Confindustria al MiCo di Milano. Nonostante il gap da colmare con l’estero in ambito di digitalizzazione, si avvertono lenti segnali di ripresa in Italia, dove negli ultimi cinque anni le imprese digitali sono cresciute del 18%.

La terza edizione del Forum dell’Economia Digitale, il cui obiettivo è creare un’opportunità di confronto sullo stato dell’arte e le prospettive future dell’economia digitale, ha messo al centro dei lavori il ruolo delle competenze digitali come opportunità per le imprese.

Il Country Director Facebook Italy Luca Colombo ha detto che il digitale è una realtà per 6 milioni di imprese nel mondo presenti su Facebook. In Italia il 70% delle piccole e medie imprese presenti su Facebook predilige, in fase di assunzione, le competenze digitali rispetto alla scuola frequentata dal candidato, ha detto Colombo. Questa tendenza influisce anche sulle scelte degli studenti, che negli ultimi due anni accademici hanno puntato più sulle discipline tecnologiche (+6,8%) che su quelle scientifiche (+2,8%). In crescita anche i cosiddetti “professionisti ad alta specializzazione”, cresciuti del 52%. L’Italia però non deve fermarsi: nei prossimi 5 anni si apriranno 280mila posizioni in ambito tecnologico, che ad oggi rischiano di rimanere scoperte.

“In un paese in cui le Pmi rappresentano circa il 90% delle imprese”, ha detto l’amministratore delegato di Facebook Italia Luca Colombo, “è necessario uno sforzo congiunto di tutti, imprese, istituzioni e mondo della scuola, per investire nelle competenze digitali, indispensabili, oggi più che mai, per la crescita dell’intera società”. Secondo Colombo “i numeri impongono una forte accelerazione per formare figure specializzate e colmare il divario con gli altri paesi”.

“Gli imprenditori hanno colto da tempo la sfida del digitale, partita con il piano Industria 4.0, che ha riattivato gli investimenti e ammodernato il nostro sistema industriale e i processi produttivi”, ha indicato il presidente dei Giovani di Confindustria Alessio Rossi. “Adesso è necessario continuare su questa strada lavorando sulle competenze digitali, che sono il nuovo alfabeto dell’evoluzione e devono interessare tutti i settori di impresa. Il digitale è una enorme opportunità per le aziende, anche quelle della old economy. Ci impegniamo da sempre per promuovere la cultura del digitale e dell’innovazione in tutto il paese, non solo verso gli imprenditori ma anche nelle istituzioni scolastiche per sensibilizzarle alla messa a punto di ITS e corsi universitari adeguati ai bisogni delle imprese”.

L’edizione 2018 di FED ha confermato come l’investimento sul digitale rappresenti in questo momento storico un asset strategico per la crescita imprese italiane, che oggi possono partecipare all’economia globale raggiungendo clienti in tutti i paesi del mondo. I dati Censis mettono in luce come, nonostante i gap da colmare in termini di digitalizzazione, le imprese digitali italiane si stanno lentamente muovendo per stare al passo con l’Europa, passando da 95.400 a 113.000 negli ultimi cinque anni (+18%). In particolare un vero e proprio boom è stato registrato per le imprese di e-commerce, raddoppiate nell’arco di sei anni passando da poco meno di 9.000 a oltre 17.400 (+95,4%).

Ancora i dati Censis dicono che l’Italia è in una fase di lento recupero del ritardo sulle competenze rispetto all’estero, come dimostrato dall’aumento del 52% negli ultimi cinque anni di figure ad elevata qualificazione, che hanno così raggiunto quota 234.000 (sulle 755.000 unità impiegate nel settore Ict). Tuttavia il nostro paese continua a presentare un livello decisamente basso in campo di competenze digitali: l’ultimo indice Desi dell’Ue ha confermato l’Italia alla 25esima posizione su 28, posizione invariata dal 2015 anche a causa del mancato recupero sulle e-skill.

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