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IL CASO

Brasile, Oi finisce in bancarotta: crack da 17 miliardi

L’operatore aveva cercato il merger con Tim Participacoes per tentare di risollevarsi. Fallisce il tentativo di mediazione con i creditori e l’azienda chiede la protezione a tribunale di Rio. Naguib Sawiris alla finestra

22 Giu 2016

A.S.

Oi si rivolge al tribunale di Rio De Janeiro per chiedere la protezione dai creditori contro la bancarotta: il quarto operatore di telecomunicazioni del Brasile, primo nella telefonia fissa, è gravato da un debito di 65,4 miliardi di rejas, pari a 17 miliardi di euro, e dopo una trattativa portata avanti con le banche e gli obbligazionisti non è riuscita ad ottenerne la ristrutturazione. Si tratta della maggiore richiesta di questo tipo finora presentata nel paese sudamericano, che annaspa nella peggiore recessione degli ultimi decenni.

La situazione è precipitata con la bocciatura la scorsa settimana di una proposta di conversione delle obbligazioni in azioni (cui sono seguite le dimissioni dell’amministratore delegato Bayard Gontijo) che avrebbe portato i bondholders a detenere il 95% del capitale e diluito gli attuali soci al 5%. Ora l’obiettivo di Oi è assicurare la continuità aziendale confidando che l’Anatel, l’autorità delle tlc locale, non tolga le licenze all’operare.

Dall’Anatel, verso la quale il gruppo brasiliano ha contenzioni per 13 miliardi di reais, era arrivata ieri una prima doccia fredda: l’authority ha segnalato che non interverrà per ora nella ristrutturazione del debito.

Intanto Telecom tira un sospiro di sollievo per aver deciso di non convolare a nozze con Oi e Naguib Sawiris, interpellato da Bloomberg, si fa avanti: “Oi ha bisogno di un azionista con grande esperienza nelle telecomunicazioni – afferma – per risolvere i propri problemi operativi oltre a quelli finanziari”, ma ha legato la disponibilità a investire nell’azienda brasiliana se gli verrà data l’esclusiva nelle trattative.

Una fusione con Tim Participacoes avrebbe “molto senso”, secondo Sawiris, ma prima – ha sottolineato – la società dovrà camminare sulle proprie gambe. Sawiris non è il primo miliardario straniero ad affacciarsi su Oi. Prima di lui era stato il turno del russo Mikhail Fridman. Quest’ultimo tuttavia lo scorso febbraio aveva ritirato la proposta di sostenere a livello finanziario un’eventuale fusione tra l’operatore brasiliano e Tim Brasil.

In attesa di capire che ne sarà del concorrente, intanto, Telecom lavora al recovery plan per Tim Brasil, che dovrebbe essere portato all’esame del Cda il 26 luglio.

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