LA FUSIONE

Capgemini, ok all’acquisizione di Altran: nasce il colosso della “Intelligent Industry”

Il regolatore di Borsa francese approva l’offerta pubblica. Ma resta pendente la causa degli azionisti di minoranza: la Corte d’Appello di Parigi deciderà a marzo

28 Gen 2020

Patrizia Licata

giornalista

Il gruppo dell’Ict francese Capgemini ha ottenuto il via libera alla sua offerta pubblica di acquisto amichevole lanciata sul concorrente Altran e contestata dagli azionisti di minoranza, tra cui il fondo Elliott. L’Amf (Autorité des marchés financiers), l’equivalente francese della Consob, ha pubblicato oggi i dettagli indicando che, alla chiusura dell’operazion, il 4 febbraio, Capgemini deterrà 137.674.545 di azioni di Altran che rappresentano il 53,57% del capitale di Altran e almeno il 53,41% dei diritti di voto di Altran.

“Siamo soddisfatti di vedere che il mercato ha dato supporto a questa transazione. Insieme, Capgemini e Altran offriranno una combinazione senza pari di conoscenze e esperienza e diventeranno un leader globale della Intelligent Industry”, hanno commentato Paul Hermelin, chairman e Ceo del gruppo Capgemini, e Aiman Ezzat, che diventerà Ceo del gruppo Capgemini da maggio 2020.

“Questa nuova fase nella storia di Altran dimostra il successo della trasformazione del gruppo. Riflette anche la qualità e unicità della nostra conoscenza e esperienza e dei modelli di servizio differenziati”, ha commentato Dominique Cerutti, chairman e Ceo di Altran Group.

Verso l’Intelligent Industry

A giugno scorso, dopo un primo annuncio riguardante la possibilità di acquisire una quota dell’11% di Altran, Capgemini ha avviato le trattative per entrare in possesso del 100% del gruppo specializzato nella consulenza ingegneristica e nella fornitura di servizi di R&D. Un affare del valore di circa 3,6 miliardi di euro, al netto del debito di 1,4 miliardi. Capgemini ha infatti indicato che avrebbe pagato 14 euro per ciascuna azione della società. Le due multinazionali, entrambe basate in Francia, hanno dichiarato che la loro fusione porterà alla nascita di un colosso da 17 miliardi di euro di fatturato annuo, con oltre 250 mila dipendenti, che sarà un punto di riferimento all’interno di un settore che si sta rapidamente consolidando. Per Capgemini l’acquisizione è un passo importante nel raggiungimento della leadership nell’ambito della cosiddetta “Intelligent Industry”, che comprende le tecnologie e i processi di trasformazione digitale delle imprese manifatturiere e tecniche in verticali come quello dell’Aerospazio, dell’Automotive, del Life science e delle Telecomunicazioni. Questo mercato, secondo il gruppo, cresce a doppia cifra, trovandosi all’incrocio di due settori estremamente dinamici: quello della ricerca e sviluppo per le realtà industriali e quello dei servizi IT dedicati alle operations. Sarà soprattutto in India e nell’Europa dell’Est che il merger con Altran darà i suoi migliori frutti.

L’opposizione degli azionisti di minoranza

Dopo il memorandum d’intesa firmato a giugno, ad agosto le due società hanno firmato l’accordo che stabiliva i termini e le condizioni della proposta di acquisizione nell’ambito di un’offerta pubblica di acquisto amichevole in contanti, confermando il prezzo di 14 euro per azione. Il consiglio di amministrazione di Altran ha stabilito all’unanimità che l’offerta pubblica era nell’interesse della società, dei suoi azionisti, dei dipendenti e delle altre parti interessate, approvando i termini dell’offerta.

All’operazione si è invece opposto il fondo attivista Elliott, che dallo scorso anno è entrato nel capitale di Altran con una quota ora pari al 10%. Capgemini ha resistito alle pressioni di Elliott mantenendo l’offerta a 14 euro per azione, che l’investitore attivista considera troppo basso. Ad ostacolare l’operazione sono interventi anche gli esposti presentati a Parigi dagli azionisti di minoranza di Altran (incluso Elliott) circa possibili irregolarità nell’accordo.

La causa è pendente e Capgemini ha confermato in una nota ufficiale che si rispetterà tutti gli impegni legati a questa transazioni, tra cui non assumerà il controllo di Altran finché non arriverà la decisione della Corte d’appello di Parigi sugli esposti presentati dagli azionisti di maggioranza. La sentenza è attesa per la fine di marzo 2020.

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