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Carelli: “Caccia ai pirati online. Così salveremo le norme sul copyright”

Il vp di Confindustria Radio Tv entra nel dibattito sulla revisione della normativa europea sul diritto d’autore: “La promozione del mercato digitale non deve tradursi in una penalizzazione di creatività e autori. Siamo in attesa del questionario Ue”

27 Gen 2016

Flavia Gamberale

Confindustria Radio tv pronta a entrare nel dibattito sulla revisione della normativa europea del diritto d’autore per contrastare la pirateria online. L’associazione italiana degli editori radio televisivi parteciperà alla consultazione pubblica aperta fino ad aprile e indetta dalla Commissione Ue, che già da tempo è al lavoro per riscrivere la normativa sul copyright, sempre più “minacciato” dai giganti del Web. La linea politica dell’associazione, ribadita in sede europea, è molto chiara: “la promozione del mercato digitale non deve tradursi in una penalizzazione della creatività e degli editori”, sottolinea Emilio Carelli, da poco riconfermato alla vice presidenza di Confindustria Radio tv. Alcune piattaforme online, in assenza di regole definite, hanno, infatti, dato un forte impulso alla diffusione abusiva di film, serie tv e altri contenuti audiovisivi protetti dal diritto d’autore, creando un danno economico agli editori quantificabile in circa “3 miliardi di euro all’anno, secondo rilevazioni Siae del 2013“, racconta il vicepresidente Confindustria Radio tv. “Abbiamo motivo di ritenere che il dato oggi sia molto più considerevole per l’incremento dell’accesso e dell’uso quotidiano di Internet attraverso terminali mobili e in funzione “social”. In questo senso ben venga un intervento coordinato a livello Ue, all’interno di una strategia volta a promuovere un mercato unico digitale che elimini barriere ma anche asimmetrie”.

Quali sollecitazioni esprimerete alla Commissione europea?

Va pensata una lotta più incisiva e coordinata, anche a livello sovranazionale, alla pirateria online. Ora ci sono comprensibili difficoltà a intervenire su piattaforme e server basati all’estero e s’impone la necessità di predisporre strumenti più rapidi e flessibili di reazione. Dall’altro lato, vanno promosse forme di riconoscimento da parte degli operatori online dei diritti dei produttori e distributori audiovisivi.

Che cosa ne pensate del piano presentato dalla Commissione europea per svecchiare le norme Ue sul diritto d’autore?

L’azione iniziata dalla Commissione Europea ha il pregio di inserire ogni iniziativa sul diritto d’autore all’interno delle priorità per la costruzione del Digital Single Market, cercando di garantire maggiore trasparenza e certezza del diritto sia ai titolari sia ai consumatori finali. Molto dipenderà dalle norme che saranno introdotte o implementate, a seguito della consultazione sul più ampio tema del diritto d’autore.

La Commissione intende modernizzare l’applicazione transfrontaliera dei diritti d’autore adottando il “follow the money” per tagliare i flussi finanziari verso le imprese che traggono profitti dalla pirateria. Come valutate questo approccio?

Il criterio del “follow the money” costituisce sicuramente un buon strumento a sostegno del meccanismo di “enforcement” del diritto d’autore. Anche le piattaforme on-line dovrebbero, però, essere responsabilizzate, con l’adozione di misure che non favoriscano il caricamento di alcuni contenuti protetti da copyright . In questo senso potrebbe essere utile il sistema “notice & take down”, che dà una chance di rimozione spontanea della violazione del copyright. Altri elementi da valutare sono quelle misure preventive idonee a evitare il ripetersi di violazioni del diritto d’autore: ad esempio l’adozione di appositi filtri software che impediscono di “caricare” contenuti già riconosciuti come illeciti. Ancora più utile, però, sarebbe l’introduzione di procedure sufficientemente rapide da fungere da deterrente.

Qual è il futuro della tv nell’era dei social network e Internet?

Io vedo un futuro radioso e di ulteriori successi per la tv. La vera rivoluzione è il cambiamento della fruizione tv: da un modello di consumo lineare, basato sul palinsesto, si sta andando verso una visione personalizzata dei prodotti video e on demand. Non è difficile immaginare in tempi rapidi un sorpasso di quest’ultima modalità su quella tradizionale.

Netflix è da poco sbarcata in Italia e cercherà di fare concorrenza a Sky Online e Infinity Premium. I tempi sono maturi anche in Italia per lo sviluppo della tv su Internet?

La competizione è evidentemente in atto. Rispetto alla pay tv, quella degli operatori Ott come Netflix può considerarsi un’offerta complementare e non necessariamente sostitutiva. Restano però alcuni ostacoli da superare: quello infrastrutturale, legato alla capillarità e all’efficienza delle reti broadband che raggiungono le nostre case, e ancor di più quello culturale: nel 2014, secondo i dati della Digital Agenda Ue, i servizi di Video on demand venivano fruiti solo il 19% delle abitazioni italiane contro una media europea del 49%.

L’online è destinato ad attrarre sempre più investimenti pubblicitari. Come vi preparate ad affrontare questo cambiamento e quali impatti pensate che potrà avere sul settore?

Più che generare una redistribuzione delle risorse a somma zero, credo l’online possa allargare i confini di questo settore, incrementandone il valore.

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