Casalino: “E-procurement leva di politica industriale”

L’Ad di Consip a CorCom: “Gli acquisti online sono in grado di modificare i comportamenti delle stesse PA, creando nuove opportunità per le imprese, anche per le piccole e medie, fornendo uno sbocco per beni e servizi innovativi”

04 Feb 2015

Federica Meta

“Il 2014 si è chiuso con 600mila transazioni su piattaforme Consip, su un totale di 1 milione e 200mila effettuate in totale dalla PA”. Domenico Casalino, Ad della spa del ministero dell’Economia e delle Finanze, snocciola le cifre per disegnare lo scenario 2015 dell’e-procurement italiano.
Possiamo dire che il procurement digitale è oramai diventato realtà nella PA?
Certamente c’è un movimento importante verso l’adozione di sistemi digitali per gli acquisti pubblici. E non solo su piattaforme Consip: risultati significativi i sono stati raggiunti anche dai sistemi regionali, a cominciare da quello della Lombardia – Arca – e quello dell’Emilia Romagna – Intercent-ER, ma non solo.
Il 2015 sarà l’anno dell’e-procurement?
Sarà un anno fondamentale. E non solo perché, oramai, i numeri degli acquisti sono corposi ma anche perché c’è un’esplicita intenzione del governo di spingere in questa direzione, con la riduzione delle attuali 32mila stazioni appaltanti a 35: le centrali di committenza e altri aggregatori. Inoltre, i Comuni non capoluogo sono obbligati ad aggregarsi o comunque possono fare ricorso alle centrali di committenza (Consip e centrali regionali) e al Mercato elettronico della pubblica amministrazione (Mepa) gestito da Consip. Si tratta di azioni di sostegno alla diffusione del procurement digitale assolutamente necessarie che, a mio avviso, daranno buoni frutti, sia sul fronte dell’economia reale sia su quello dell’efficienza del sistema Paese.
In che senso?
Il procurement pubblico rappresenta uno straordinario strumento di politica industriale – uno dei pochi rimasti agli Stati contemporanei – perché è in grado di modificare, attraverso il coordinamento e l’indirizzo della domanda, i comportamenti di acquisto delle amministrazioni, creando nuove opportunità per le imprese, anche per le piccole e medie, e fornendo uno sbocco per beni e servizi innovativi. Inoltre con gli acquisti di qualità fatti dalle centrali di committenza, si generano economie sui costi (pari ad una media del 20% di risparmio), guadagni di efficienza per il settore pubblico e privato, oltre che trasparenza, innovazione e, di conseguenza, sviluppo e occupazione. Ecco perché l’attività di Consip è uno straordinario strumento di politica industriale, e da qui il nostro slogan “Acquistiamo valore per l’Italia”.
Il nostro Paese deve recepire le direttive europee sugli appalti che nel nostro Paese sono la “bestia nera”. Consip ha le idee ben chiare su cosa si debba fare perché questo recepimento dia i frutti sperati sul fronte dell’efficienza e della legalità…
Abbiamo presentato specifiche proposte alla Commissione del Senato, che deve delegare il Governo a recepire le direttive. Tra queste ne voglio evidenziare tre. Prima: sarebbe necessario obbligare le PA a fare una programmazione almeno annuale delle loro necessità di beni e servizi per evitare continue proroghe degli appalti. Seconda: è fondamentale recepire senza dilazioni l’obbligo di utilizzo delle comunicazioni elettroniche nelle gare, che diventano anche così più economiche e trasparenti. Terza: si dovrebbe prevedere la facoltà di adottare “criteri reputazionali” sugli strumenti di negoziazione elettronica per gli acquisti sotto i 200mila euro. Si tratta di questioni che ho discusso ampiamente anche con Confindustria, con la quale ci apprestiamo definire una stretta collaborazione proprio per sviluppare queste proposte.
Un settore su cui Consip cresce molto è quello della sanità.
A fine 2014 le gare Consip hanno garantito nel Sistema sanitario nazionale risparmi fino a 3 miliardi di euro. La spesa “presidiata” è arrivata a 18 miliardi, contro i 15 del 2013, con l’intenzione di poter presidiare altri 11-12 miliardi. E le gare Consip sono una garanzia anche per la salute degli assistiti, sul piano della qualità e del rispetto dei malati, non solo per la salute dei conti pubblici.
Per quale motivo?
Le nostre gare sono progettate dai migliori professionisti dello Stato, e puntando al livello qualitativo più alto, garantiscono la massima tutela per i cittadini. Senza dire che per i contratti c’è anche una polizza assicurativa di responsabilità civile sul cattivo uso e la qualità di forniture e servizi. Gli aggiudicatari sanno bene che con le gare Consip non possono barare, rischiano non solo il fallimento ma anche risarcimenti milionari.
La PA italiana punta a completare la “Trasformazione Digitale”. Cosa manca per raggiungere questo obiettivo?
Mancano ancora pochi passi. Da molti anni il nostro Paese ha a disposizione tutti gli strumenti per realizzare la necessaria Trasformazione Digitale: tecnologie, una notevole mole di investimenti pubblici e persone competenti nella PA e nelle imprese. Oggi però possiamo dire che la Trasformazione Digitale è davvero iniziata perché non ne abbiamo fatto una questione meramente tecnologica. La riforma della PA e i progetti che si avviano (fatturazione elettronica, processo civile telematico, ecc.) sono gestiti con veri e propri switch-off e cioè il passaggio diretto dai procedimenti analogici ai procedimenti digitali. E tutti gli enti responsabili della Trasformazione Digitale possono acquisire molto rapidamente le infrastrutture (SPC, Cloud, ecc.) e i componenti digitali necessari grazie alle gare per beni e servizi di elevata qualità che Consip aggiudica. Tutto questo mi fa ritenere non solo che la Trasformazione Digitale sia ormai ben avviata, ma che sia in corso un’inarrestabile accelerazione.

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