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LA PROPOSTA

C’è (anche) lo spezzatino di Apple nel programma antitrust di Elizabeth Warren

La senatrice democratica Usa punta a dividere in due la Mela: un’azienda per la produzione di device e una per lo sviluppo di app: “Regole più ferree per evitare monopoli e sostenere le startup”

11 Mar 2019

Federica Meta

Giornalista

Dividere in due Cupertino: Apple (produttore di device) e App Store (sviluppatore di applicazioni). E’ questo uno dei pilastri della proposta della senatrice democratica Usa, Elizabeth Warren, che mira ad applicare paletti antitrust ai big della Silicon Valley. L’assunto di base è questo: applichiamo – dice la senatrice in corsa per le presidenziali del 2020 –  regole che in passato negli Usa hanno evitato lo strapotere dei monopoli in settori chiava come l’energia, le Tlc, le banche. “Perché- spiega la senatrice – anche nel settore digitale è chiaro che in condizioni di monopolio od oligopolio puoi creare tutte la startup che vuoi ma non ce la faranno mai ad emergere”.

Già famosa per le sue posizioni anti Wall Street, lei vorrebbe “cambiamenti strutturali nel settore tecnologico – incluso lo smantellamento di Amazon, Facebook e Google – al fine di promuovere una maggiore competizione”. La proposta è stata pubblicata in un post pubblicato su Medium.

Warren punta a fare approvare una legge che designerebbe questi gruppi come “piattaforme utility”, obbligandoli di fatto a scorporare alcune delle loro attività. Sarebbe il caso, per esempio, delle attività pubblicitarie e di ricerca di Google o AmazonBasics e Marketplace di Amazon.

“Venticinque anni fa, Facebook, Google e Amazon non esistevano. Ora sono tra le aziende più conosciute e dal maggiore valore al mondo. E’ una bella storia ma anche mette in evidenza come il governo debba rompere i monopoli e promuovere mercati competitivi”, ha scritto.

La senatrice del Massachusetts vorrebbe anche “smontare” alcuni merger o acquisizioni. Nel mirino c’è l’operazione da quasi 14 miliardi di dollari con cui Amazon ha comprato la catena di supermercati di alta gamma Whole Foods, le acquisizioni da parte di Facebook di WhatsApp e Instagram e quelle realizzate da Google che chiamano in causa Waze, Nest e DoubleClick.

Secondo Warren, “al giorno d’oggi grandi aziende tecnologiche hanno troppo potere sulla nostra economia, sulla nostra società e sulla nostra democrazia”. Per la senatrice quei gruppi “si sono mossi come un bulldozer contro la competizione e hanno usato le nostre informazioni private per trarne profitto” arrivando a “ledere aziende piccole e a frenare la competizione”.

Lo spettro di iniziative antitrust contro i colossi tech era emerso già nel settembre 2018, quando al dipartimento di Giustizia, allora guidato dal segretario Jeff Sessions, si erano tenute riunioni per capire se quei gruppi stavano “ledendo la competizione e frenando intenzionalmente la libera circolazione delle idee sulle loro piattaforme” social. Il mese precedente il presidente Donald Trump aveva minacciato Facebook, Twitter e Google dicendo che stavano “navigando in acque molto difficili e devono stare attenti”. Trump era convinto che i social media stessero sopprimendo le voci più conservatrici, cosa smentita dai diretti interessati.

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