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RAPPORTO 2017

Censis: nuove tecnologie, ruolo chiave nell’Italia che cambia

Digitale perno centrale della fotografia annuale scattata dall’istituto. Disintermediazione vincente nei consumi. La crescita di Internet rallenta il ritmo, ma prosegue. Spinta sulla mobile Tv, broadcasting tradizionale snobbato dagli under30. “E’ nella dimensione tecnologica che l’impresa italiana ha trovato nuove vie di competetitività, più chance di investimenti per reti e professionisti, opportunità di crescita per il lavoro”

01 Dic 2017

Nuove tecnologie al centro della lettura dell’Italia 2017 che dà il Censis nel Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese. La disintermediazione digitale predomina nei consumi di entertainment, informazione, comunicazione sempre più orientati a piattaforme online. Il digitale fa la sua comparsa nelle categorie che determinano lo “status” sociale. Social protagonista delle relazioni. Ma quello che l’istituto intravede per Internet è un ruolo chiave nella mutazione della società italiana: “Non c’è chi non veda – annota l’istituto diretto da Massimiliano Valerii – che tanto nei processi di adattamento, dalla disintermediazione all’affermazione di palinsesti mediatici introflessi verso l’io, dalla crisi della rappresentanza all’annullamento della visione politica oltre la presenza mediatica, quanto nell’impoverimento delle interazioni orizzontali, il ruolo chiave sia tutto centrato, in positivo e in negativo, sull’affermazione delle nuove tecnologie. È nella dimensione tecnologica che le imprese italiane hanno trovato nuove vie di competitività e di successo; che le reti infrastrutturali come i professionisti hanno avuto nuove occasioni di specializzazione e di investimento; che il turismo, la cultura, l’istruzione, il lavoro hanno visto nuove opportunità di crescita”.

Disintermediazione. La quota degli italiani utenti di internet che guardano film online aumenta di oltre 4 punti percentuali rispetto al 2015, passando dal 19,5% all’attuale 24%, spingendosi fino al 47,4% nel caso degli under 30. Anche ascoltare la musica attraverso il web è una pratica comune al 39,4% degli utenti (tra gli under 30 si sale al 59,9%). Tra le abitudini che si vanno consolidando ci sono le telefonate attraverso le connessioni web (22,9%). Il 54,2% degli internauti usa la rete per trovare una strada o una località, la ricerca di informazioni su aziende, prodotti e servizi coinvolge il 52,7%. Il 37,7% degli utenti di internet fa e-commerce (7 punti percentuali in più in due anni), il 39,7% l’home banking. Decidere dove passare le vacanze è un’attività realizzata con l’ausilio della rete dal 15,8% degli internauti, il 6,5% in più rispetto a due anni fa. Crescono, anche se in maniera non ancora soddisfacente, gli utenti che hanno sbrigato pratiche con uffici pubblici attraverso un clic: passano dal 12,4% del 2015 all’attuale 14,9%. Prenotare una visita medica usando il web non è ancora invece una prassi abituale: solo l’8% degli utenti di internet lo fa (ma erano appena il 5,1% nel 2015).

Consumi mediatici: Nel 2017 la tv tradizionale (digitale terrestre) cede qualche telespettatore (il 92,2% di utenza, con una riduzione del 3,3% rispetto al 2016). La tv satellitare si è stabilizzata intorno a quote di utenza che si avvicinano alla metà degli italiani (il 43,5% nel 2017), cresce la tv via internet (web tv e smart tv hanno il 26,8% di utenza, +2,4% in un anno) ed è decollata la mobile tv, che ha raddoppiato in un anno i suoi utilizzatori (passati dall’11,2% al 22,1%). La radio tradizionale perde 4 punti percentuali di utenza, scendendo al 59,1% di italiani radioascoltatori. La flessione è compensata però dall’ascolto delle trasmissioni radio via internet attraverso il pc (utenza al 18,6%, +4,1% in un anno). L’autoradio rimane sempre lo strumento preferito dagli italiani per ascoltare le trasmissioni che vanno in onda in diretta (utenza al 70,2%).

Lo smartphone è utilizzato dal 69,6% degli italiani (la quota era solo del 15% nel 2009). La crescita di internet ha rallentato il ritmo, ma prosegue: nel 2017 ha raggiunto una penetrazione pari al 75,2% degli italiani, con una differenza positiva dell’1,5% rispetto al 2016. La grande novità è rappresentata dalle piattaforme che diffondono servizi digitali video e audio, come Netflix o Spotify. Oggi l’11,1% degli italiani guarda programmi dalle piattaforme video e il 10,4% ascolta musica da quelle audio.

Informazione: I giornali continuano a soffrire per la mancata integrazione nel mondo della comunicazione digitale: oggi solo il 35,8% degli italiani li legge. Per i periodici nell’ultimo anno si è registrata una piccola ripresa, sia dei settimanali (il 31% di utenza, +1,8%), sia dei mensili (il 26,8% di utenza, +2,1%). Ma oggi meno della metà della popolazione (il 42,9%) legge libri (nel 2007 il dato si attestava al 59,4%). Il ruolo degli e-book resta poco incisivo (dal 2,9% di utenza nel 2007 al 9,6% nel 2017).

Invece gli utenti di WhatsApp (il 65,7% degli italiani) coincidono praticamente con le persone che usano lo smartphone, mentre circa la metà degli italiani usa i due social network più popolari: Facebook (56,2%) e YouTube (49,6%). Importante è il passo in avanti compiuto da Instagram, che in due anni ha raddoppiato la sua utenza (nel 2015 era al 9,8% e oggi è al 21%), mentre Twitter resta attestato al 13,6%. Parallelamente alla diffusione su larga scala dei device mobili, insieme all’ampliamento delle attività che si possono svolgere grazie ad app e siti web con un notevole risparmio di tempo e di denaro, negli ultimi anni i comportamenti degli adulti di età compresa tra i 30 e i 44 anni sono diventati sempre più simili a quelli degli under 30.

L’avvitamento dell’informazione tra fake news e post-truth. Gli italiani che leggono regolarmente i quotidiani a stampa per informarsi durante la settimana si sono ridotti al 14,2% nel 2017 (e ad appena il 5,6% tra i giovani). Al contrario, i social network hanno registrato una forte espansione anche come fonti di informazione: Facebook è utilizzato dal 35% degli italiani (e la percentuale sale al 48,8% tra i giovani). In effetti, nel giro di quindici anni le copie di quotidiani vendute giornalmente sono passate da quasi 6 milioni, nel 2000, a meno di 3 milioni, nel 2016, con una perdita di oltre il 50%. Ma i tg restano ancora il mezzo d’informazione più utilizzato dagli italiani (60,6%). Poi ci sono i motori di ricerca su internet, come Google, che vengono utilizzati dal 21,8% della popolazione per informarsi, e YouTube (12,6%). A più della metà degli utenti di internet italiani è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete (spesso al 7,4%, qualche volta al 45,3%, per un totale pari al 52,7%). La percentuale scende di poco, anche se rimane sempre al di sopra della metà, per le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i più giovani, che dichiarano di crederci spesso nel 12,3% dei casi. Per tre quarti degli italiani (77,8%) quello delle fake news è un fenomeno pericoloso. Soprattutto le persone più istruite ritengono che le bugie sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e che favoriscono il populismo (69,4%).

La flessione nella lettura dei libri e gli squilibri di una dieta mediatica povera di stampa. I lettori di libri a stampa, che nel 2013 erano il 52,1% della popolazione, sono scesi nel 2017 al 42,9%. Il 9,6% degli italiani legge gli e-book: sono in aumento rispetto al 5,2% del 2013, ma non abbastanza. Nel 2006 ad avere una dieta mediatica povera di stampa era il 33,9% degli italiani, mentre nel 2017 il dato è salito al 55,1%. Ciò significa che si sta perdendo sempre di più la capacità di decodificare un testo scritto che richiede dosi di attenzione prolungata nel tempo, esclusività percettiva, consequenzialità logica. Questo è ancora più evidente se si considera che sono aumentate le persone che usano tutti i media, compreso internet, ad eccezione dei mezzi a stampa, passate in dieci anni dal 5,7% al 34,5% del totale. A sostenere l’editoria in Italia sono soprattutto le donne, in particolare quelle più istruite, con il 61,7% di lettrici diplomate o laureate.

I nuovi miti d’oggi. Tra i fattori ritenuti centrali nella società di oggi al primo posto si trova ancora il posto fisso con il 38,5% delle opinioni, seguito però dai social network (28,3%), poi dalla casa di proprietà (26,2%) e dallo smartphone (25,7%): le prime quattro posizioni riproducono in mix inestricabile tra valori tradizionali e icone della contemporaneità. Segue l’attenzione alla cura del corpo (22,7%), poi i selfie (18,9%), che vengono prima del possesso di un buon titolo di studio come garanzia per riuscire socialmente (14,4%) e dell’acquisto dell’automobile nuova (10,2%). Tra i media decisivi nella formazione del nuovo immaginario collettivo la televisione si trova al primo posto con il 28,5% delle risposte, subito dopo internet (26,6%) e i social network (27,1%). Sommando i due dati si arriva complessivamente al 53,7%. Tra i più giovani internet e i social network si attestano insieme al 56% e nella fascia d’età 30-44 anni addirittura al 66,6%, con la tv relegata al 16,3%. Con l’avanzare dell’età cresce l’influenza esercitata dai media più tradizionali, con la tv al 48,9% nella fascia tra i 65 e gli 80 anni. Scarsa è l’influenza esercitata da tutti gli altri media: il cinema si ferma al 2,1%.

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