PA digitale "irrinunciabile" per più di un italiano su tre - CorCom

RAPPORTO CENSIS

PA digitale “irrinunciabile” per più di un italiano su tre

Con l’emergenza pandemica è cresciuta la voglia di servizi innovativi e di esperienze abilitate dalle nuove tecnologie, sul lavoro come nel tempo libero. Ma sul piano formativo la Dad non ha migliorato una situazione di generale arretratezza

03 Dic 2021

Domenico Aliperto

Double exposure of handshake with night city blured background.

Anche rispetto a quello che sarà lo scenario post pandemico, la Pa digitale è considerata irrinunciabile dal 38,1% degli italiani. Tra gli altri servizi innovativi che hanno preso piede nella Penisola anche l’e-commerce (29,9%), il conto corrente online (24,3%) e l’home delivery (24,2%) sono considerati opportunità delle quali cui non si potrà più fare a meno, così come lo smart working (20,2%, e il dato sale al 28,6% nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 44enni).

È quanto emerge dal 55esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2021. Quasi la metà della popolazione (il 48,7%) ha già attivato l’identità digitale Spid, ma i divari sociali e territoriali sono ancora molto consistenti. Le percentuali più elevate di utenti si registrano nelle grandi aree metropolitane (59,5%) e tra le persone dotate di titoli di studio più alti (tra i diplomati e i laureati si sale al 61,6%). Invece i picchi più bassi di utenti Spid si riscontrano al Sud (40,2%) e tra gli anziani (32,1%).

Come cambia la dieta mediatica degli italiani

Nel 2021 la fruizione della televisione ha conosciuto un incremento rilevante dovuto sia alla crescita degli usi tradizionali, sia degli impieghi più innovativi. Aumentano sia i telespettatori della tv tradizionale (il digitale terrestre: +0,5% rispetto al 2019) e della tv satellitare (+0,5%), sia quelli della tv via internet (web tv e smart tv salgono al 41,9% di utenza: +7,4% nel biennio) e della mobile tv, passata dall’1,0% di spettatori nel 2007 a un terzo degli italiani oggi (33,4%), con un aumento del 5,2% solo negli ultimi due anni. All’interno dei processi di ibridazione del sistema dei media, anche la radio continua a rivelarsi all’avanguardia.

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Sembra essersi arrestata l’emorragia di lettori di libri: nel 2021 sono il 43,6% degli italiani, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2019 (sebbene nel 2007 chi aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno era il 59,4% della popolazione). Se si considera che chi ne ha letti più di tre costituisce una fetta pari al 25,2%, si può affermare che il lockdown ha senz’altro prodotto un riavvicinamento alla lettura. Sale anche il numero di lettori di e-book, pari oggi a un italiano ogni dieci (l’11,1%: +2,6%).

Al contrario, si accentua la crisi ormai storica dei media a stampa, a cominciare dai quotidiani venduti in edicola, che nel 2007 erano letti dal 67,0% degli italiani, ridotti al 29,1% nel 2021 (-8,2% rispetto al 2019). Lo stesso vale per i settimanali (-6,5% nel biennio) e i mensili (-7,8%).

Si registra ancora un aumento dell’impiego di internet da parte degli italiani: l’utenza ha raggiunto quota 83,5%, con una differenza positiva di 4,2 punti percentuali rispetto al 2019. L’impiego degli smartphone sale all’83,3% (+7,6%) e lievitano complessivamente al 76,6% gli utenti dei social network (+6,7%).

La spesa delle famiglie per i consumi mediatici tra il 2007 e il 2020 evidenzia come la spesa per l’acquisto di telefoni e equipaggiamento telefonico abbia segnato un vero e proprio boom, moltiplicando per oltre cinque volte il suo valore (+450,7% nell’intero periodo, per un ammontare di 7,2 miliardi di euro nell’ultimo anno). La spesa dedicata all’acquisto di computer, audiovisivi e accessori ha conosciuto un rialzo rilevantissimo (+89,7%), mentre i servizi di telefonia hanno conosciuto un assestamento verso il basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-21,1%, per un valore comunque pari a 14,6 miliardi di euro sborsati dalle famiglie italiane nell’ultimo anno). Infine, la spesa per libri e giornali ha subito un vero e proprio crollo: -45,9% dal 2007.

I processi formativi nell’era della Dad

Sul piano dei processi formativi, secondo il rapporto nel 2020 la preparazione degli studenti italiani è regredita rispetto all’anno precedente. La colpa non sarebbe però soltanto della didattica a distanza, ma anche della difficoltà di colmare i divari e le disuguaglianze dovuti anche alle differenze sociali tra gli alunni. Il 76% degli oltre 1.700 dirigenti scolastici consultati dal Censis è molto (29,8%) o abbastanza (46%) d’accordo sul fatto che la Dad, anche nella forma mista della Didattica digitale integrata, abbia solo accentuato le difficoltà della scuola nel contrastare gli effetti negativi dei bassi status socio-economici e culturali dello studente.

È inoltre molto diffusa l’opinione che il peggioramento delle performance sia conseguente a un uso della Dad basato sulla mera trasposizione online della tradizionale lezione frontale, senza una reale innovazione didattica (il 65,4% è molto o abbastana d’accordo) mentre il 62% lamenta un più generale deterioramento delle competenze, solo acuito dalla necessità di fare ricorso alla Dad.

Un percentuale di presidi analoga (65,3%) rimarca che con la Dad non si è riusciti a instaurare una valida relazione educativa, mentre il 59,5% imputa una responsabilità non all’uso della Dad in sè, ma al suo utilizzo in un periodo come quello pandemico, con tutto il suo portato di disagio per studenti e docenti.

Crescono i reati informatici

Dal 1 agosto 2020 al 31 luglio 2021 in Italia sono stati denunciati complessivamente 1.875.038 reati, il 7,1% rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente. Nello stesso periodo, sottolinea il rapporto, i reati informatici sono stati 202.183, il 10,8% del totale, con un incremento del 27,3%. Il 54,3% associa il maggiore utilizzo del web a rischi legati alla sicurezza informatica mentre svolge operazioni bancarie, attività lavorative, acquisti online; il 43,1% è preoccupato del libero accesso a internet dei minori; il 27,6% teme per la salute mentale e i rischi di dipendenza che possono determinarsi a causa della sovraesposizione al web e ai social network; il 22,6% teme gli hater, gli odiatori di professione che, approfittando dell’anonimato, insultano le persone sui social network.

Le tecnofobie

Il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone. Al negazionismo storico-scientifico: il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. La teoria cospirazionistica del “gran rimpiazzamento” -osserva il Censis- ha contagiato il 39,9% degli italiani, “certi del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno più figli, e tutto ciò accade per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste”.

L’analisi del Censis e il ruolo della transizione digitale

“Dopo il lungo decennio di crisi, con lo sprofondare lento in un continuato presente, in assenza di crescita reale di lavoro, redditi e investimenti, adesso l’attesa di un tempo nuovo apre finalmente al futuro”, nota il Censis commentando i risultati del rapporto. “La società italiana è mutata e ha attraversato crisi ed emergenze con il continuo intrecciarsi di realtà emerse e sommerse, quotidiane e di lungo periodo. Oggi questo non basta più. L’adattamento continuato non regge più, il nostro complessivo sistema istituzionale deve ripensare se stesso. Siamo di fronte a una società che potrà riprendersi più per progetto che per spontanea evoluzione”.

Secondo il Censis, la pandemia, rimescolando le carte, ha costretto il Paese a porsi di fronte alle opportunità dell’accelerazione negli investimenti pubblici e privati. “È il tempo di un cronoprogramma serio, non importa se dettato dai vincoli europei. È il tempo delle riforme strutturali e dei grandi eventi internazionali da preparare e ospitare in Italia. È il tempo dell’intervento pubblico, orientato da scelte coraggiose. Alla parola «crisi» preferiamo la parola «transizione», proprio a significare che il momento più grave è ormai alle spalle, che ci siamo rimessi in cammino. Intorno a ciascun progetto di transizione (green, digitale, demografica, occupazionale) si accumulano tanti sprazzi di vitalità, tanta voglia di partecipazione, tante energie positive”.

In questo senso, chiosa il Censis, “la transizione digitale è il simbolo della sfida tecnologica e dell’innovazione delle grandi società globali. Oggi prova a integrare obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici e obiettivi d’inclusione dei più fragili nelle società avanzate”.

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