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LA RICERCA

Ceo italiani stregati dall’AI, ma nelle aziende pochi sanno come usarla

Secondo il report stilato da Sap Italia con The European House -Ambrosetti, quasi 4 responsabili su 5 ritengono l’intelligenza artificiale un fattore importante per lo sviluppo e la competitività dell’impresa. Più della metà, però, fatica a comunicarlo all’interno dell’organizzazione, dove c’è scarsa consapevolezza di cosa sia davvero

26 Lug 2018

Giorgia Pacino

L’intelligenza artificiale ha conquistato i ceo italiani. Secondo una ricerca condotta da Sap Italia in collaborazione con The European HouseAmbrosetti, in Italia i responsabili aziendali italiani considerano l’AI un imperativo per lo sviluppo e il mantenimento della competitività delle proprie imprese. Faticano, però, a comunicarlo all’interno dell’organizzazione, dove c’è scarsa consapevolezza di cosa sia davvero.

Il rapporto “La realtà dell’intelligenza artificiale” ha coinvolto la classe dirigente di oltre 500 grandi aziende, italiane e multinazionali, operanti in Italia. Gli intervistati sono per il 70% amministratori delegati e presidenti e per il 30% direttori generali e consiglieri di amministrazione.

Quasi 4 capi d’azienda su 5 (il 77%) ritengono l’intelligenza artificiale un fattore importante o molto importante. Il livello di percezione all’aumentare delle dimensioni aziendali. Tuttavia, il 51,2% dei business leader è convinto che all’interno della propria azienda non ci sia ancora chiarezza su cosa sia concretamente AI. Toccherà quindiuindi al ceo assumere un ruolo guida nella promozione del cambiamento: sarà chiamato a sviluppare le competenze necessarie per lavorare con l’intelligenza artificiale in azienda, guidarne l’adozione in base alle priorità strategiche del business, garantire l’aggiornamento continuo dell’organizzazione.

“L’arrivo massiccio dell’intelligenza artificiale nella operatività delle aziende già oggi imporrà cambiamenti radicali per come l’azienda dovrà essere organizzata e per i ruoli e le mansioni che dovranno essere svolte”, spiega Paolo Borzatta, senior partner The European House – Ambrosetti. “Se consideriamo poi le capacità di astrazione sempre più alte della IA, questo cambiamento sarà ancora più traumatico. Per affrontarlo occorre che i ceo interiorizzino comportamenti simbiotici con la IA nell’azienda sia per il loro ruolo, che per disegnare il ruolo dei collaboratori”.

Quello che manca anche ai leader è la piena consapevolezza dell’impatto che l’AI avrà sui vertici aziendali e sul loro lavoro. Solo un terzo (il 33%) dei ceo ritiene di essere interessato da un cambiamento sostanziale: nel resto dei casi i capi d’azienda tenderebbero a delegare la gestione del suo sviluppo ai responsabili delle aree di Innovazione e Tecnologia. Quasi la metà delle aziende (48,8%) sta sviluppando soluzioni interne di intelligenza artificiale. Il 23% pensa di affidarsi a partner esterni, solo l’11,6% del campione non è interessato a investire in questa tecnologia nel prossimo triennio. Gli investimenti saranno orientati soprattutto allo sviluppo di nuovi servizi e prodotti (40%) e al raggiungimento di una maggiore efficienza produttiva (36,4%).

“Gli esperti di tecnologia e i business leader hanno cominciato a interrogarsi sugli effetti potenziali dell’IA nei loro settori, nelle economie e nella società in generale”, commenta Luisa Arienti, amministratore delegato di SAP Italia. “Sfruttare il potenziale delle nuove tecnologie è una priorità per le persone e per le imprese e chi si occupa di innovazione ha il dovere di aiutarle a coglierne i benefici. Come emerge dalla ricerca, il nostro Paese non è lontano da questa consapevolezza”.

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