Chip, anche in Italia scatta l'allarme. Golden power sulla Lpe di Baranzate - CorCom

IL CASO

Chip, anche in Italia scatta l’allarme. Golden power sulla Lpe di Baranzate

Stop alla vendita del 70% della società alla Shenzhen Investment Holdings. La decisione del governo in un momento in cui anche nel nostro Paese cominciano a scarseggiare i semiconduttori

12 Apr 2021

Federica Meta

Giornalista

Golden power sui chip italiani. Per la prima volta il governo ha esercitato i poteri speciali per bloccare un’acquisizione da parte di una società straniera, in questo caso cinese, di una realtà italiana in un settore in cui si sta giocando una delicata partita a livello globale overo quello dei semiconduttori. Stop, dunque, alla vendita del 70% della Lpe di Baranzate, alle porte di Milano, alla Shenzhen Investment Holdings Co.

Con un capitale sociale di 1.800.00 euro (pari a 6.931.164 azioni), Lpe è di proprietà di Fimesa Spa al 24,1%, Franco Giovanni Preti al 16%, Pier Giovanni Poggi al 11,3% e Beatrice Shuler Preti al 16%. il restante 33% (pari a 360.000 azioni ordinarie) è suddiviso in usufrutto e nuda proprietà tra Massimo Sordi, Monica Renata Sordi, Massimo Fabio Sordi, Elena Andreina Du Chene De Vere, Amalia Miraglia, Francesca Preti e Mario Preti. L’azienda ha una filiale cinese di stanza a Shanghai.

Resa nota solo negli ultimi giorni, la decisione è stata presa in occasione del Cdm dello scorso 31 marzo su impulso del titolare del Mise, Giancarlo Giorgetti, d’intesa con il Dis, il ministero della Difesa e il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Non erano dunque casuali le parole del presidente del Consiglio, Mario Draghi, in conferenza stampa giovedì scorso: “Sul Golden power sono d’accordo con il ministro Giorgetti: va usato quando è necessario ed è previsto dalla legge”, aveva detto.

La decisione del governo va inserita in un contesto globale in cui il settore dei semiconduttori registra una notevole sofferenza, andando ad impattare soprattutto nel settore automotive. Negli Usa le case automobilistiche sono in pressing sul presidente Biden: il timore, spiega un’analisi di Reuters, è che la carenza di chip vada a bloccare le consegne di veicoli – si stima oltre 1 milione in meno – nonché ralentare la produzione per sei mesi.

La crisi dei chip è legata soprattutto alla pandemia da Covid-19 che ha costretto le aziende di automotive a bloccare la produzione e di conseguenza a stoppare gli ordini di seminconduttori.

Quando la produzione è ripartita qualcosa era cambiato: i produttori di chip erano stati sovraccaricati di ordini da parte delle imprese di elettronica di consumo pressate a loro volta dagli ordini per dispositivi necessari ad affrontare lockdown e chiusure.

Il risultato è stato che l’automotive è rimasto a secco di tecnologie. A questo vanno aggiunti altri episodi come lo stop dello stabilimento texano di Samsung, a causa di una gelata che non solo ha impattato sui conti dell’azienda coreana ma su tutta la supply chain, e anche l’emergenza climatica in Giappone che sta rallentando l’attività di alcuni hub.

C’è poi da considerare la strategie di espansione cinese con le sue mire su Taiwan che ha costretto Intel a fare il reshoring delle sue attività di produzione di chip negli Usa.

C’è ampia materia per parlare insomma di interesse strategicio nazionale, anche in Italia. Dove oltre alla più conosciuta Stm, ci sono altre aziende che fanno gola a società straniere. Eles ad esempio che è attiva nella produzione di apparecchiature per il test e il controllo dell’affidabilità dei semiconduttori per i mercati Didesa e Aerospazop o ancora Osai che opera nel settore dell’automazione dei processi industriali. L’azienda ha la sua sede principale in Italia ma vanta 3 filiali ion Germania, Usa e anche Cina.

Oltre alla sede principale italiana, Osai conta 3 filiali estere, situate in Germania, Cina e Stati Uniti d’America, affiancate da oltre 40 partner commerciali per rivendita ed assistenza.

Nei giorni scorsi Giorgetti, che già in audizione aveva spiegato il ruolo cruciale della golden power nella strategia di difesa delle aziende italiane, ha ribadito il concetto.

“Non è assolutamente opportuno che ci sia il liberi tutti, abbiamo usato la golden power in questo caso (l‘azienda Lpe, ndr) in modo drastico: il mercato dei semiconduttori è importante – ha spiegato durante un evento alla scuola di formazione politica della Lega, a Milano – È sicuro che per quanto riguarda il Mise ma penso che anche per quanto riguarda il ministero della Difesa in futuro ci saranno altre misure di questo tipo per difendere l’interesse nazionale. Penso che questo è un sentiero in cui incontreremo altre soluzioni analoghe e il comportamento di questo governo sarà assolutamente identico”.

Per Forza Italia Draghi ha fatto bene ad utilizzare “il primo esercizio di veto nell’ambito della golden power, al fine di evitare la cessione di asset strategici a potenze straniere”.

“Il Ministero dello Sviluppo Economico, d’intesa con il ministero della Difesa e quello degli Affari Esteri, ha proposto di utilizzare i poteri speciali per bloccare l’acquisizione, da parte di un’azienda cinese, la Shenzhen Investment Holdings, del 70% di capitale dell’azienda italiana, la Lpe spa, attiva nel settore dei semiconduttori – ha detto il senatore di Forza Italia Enrico Aimi, Capogruppo in Commissione Affari Esteri – Non possiamo che condividere e sostenere – continua – l’azione messa in campo dal nostro Presidente del Consiglio, un settore strategico, quello della produzione di semiconduttori, utilizzati soprattutto nel settore automobilistico, in quello dell’industria della difesa e delle armi ma anche nel settore elettronico”.

“E’ nostro preciso dovere, soprattutto alla luce della particolare situazione pandemica che sta vivendo il nostro Paese, tutelare un comparto nel quale si sta giocando una delicatissima partita sui mercati internazionali – conclude il senatore – Quanto accaduto nel corso dello scorso anno con il blocco della produzione da parte del settore automobilistico ed una serie di eventi straordinari, oltre alle grosse restrizioni anti-Covid, devono indurci a mantenere alta l’attenzione, perché difendere le nostre aziende significa proteggere la nostra Italia”.

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