Chip e banda ultralarga, via libera agli aiuti di Stato Ue - CorCom

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Chip e banda ultralarga, via libera agli aiuti di Stato Ue

Adottata la modifica al quadro temporaneo di norme che viene prorogato fino a giugno 2022: la Commissione può prevedere l’approvazione di un sostegno per colmare potenziali carenze di finanziamento nei settori considerati strategici. La commissaria Vestager: “Assist alla ripresa”. Ok alle misure anti-dumping sui cavi in fibra: dazi tra il 19,7% e il 44% su quelli prodotti in Cina

18 Nov 2021

Federica Meta

Giornalista

Ok agli aiuti di Stato per il settore dei chip. Lo ha annunciato oggi la Commissione europea che ha adottato la sesta modifica del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per consentire agli Stati membri di fornire un sostegno mirato alle aziende durante la crisi del coronavirus. Il quadro temporaneo sugli aiuti di stato è stato prorogato fino a giugno 2022.

Inoltre, la Commissione sta attualmente procedendo a una revisione degli strumenti della politica di concorrenza per garantire che tutti gli strumenti – aiuti di stato soprattutto – rimangano idonei allo scopo e integrino gli strumenti esistenti.

“In considerazione della situazione eccezionale per quanto riguarda i semiconduttori, della loro pertinenza e della dipendenza dall’approvvigionamento di un numero limitato di imprese in un contesto geopolitico difficile – spiega Bruxelles in una nota – la Commissione può prevedere l’approvazione di un sostegno per colmare potenziali carenze di finanziamento per l’istituzione, in particolare, delle prime strutture di questo tipo nell’ecosistema dei semiconduttori”.

Gli aiuti  basati sull’articolo 107, paragrafo 3, Tfue sarebbero soggetti a solide salvaguardie in materia di concorrenza, “oltre a garantire che i benefici siano ampiamente condivisi e senza discriminazioni in tutta l’economia europea”, si sottolinea nel comunicato.

I semiconduttori sono essenziali per la produzione di chip, componenti elettroniche basilari per tanti settori, da quello automobilistico alla telefonia mobile. Ma la produzione mondiale è concentrata nell’isola di Taiwan, oggi al centro delle tensioni con la Cina. Di qui l’urgenza avvertita dall’Ue di creare una filiera propria.  Attualmente solo il 10% della produzione globale di chip è in Europa: l’obiettivo della Commissione, come detto nei giorni scorsi dalla presidente Ursula von der Leyen, è raddoppiare la quota di mercato arrivando al 20%.

In audizione all’Europarlamento la commissaria alla Concorrenza e al Digitale, Margrethe Vestager,  ha spiegato che “per quanto riguarda i chip e i semiconduttori, l’economia Ue ha bisogno di una fornitura resiliente, sicura e garantita. Oggi noi dipendiamo da un numero limitato di fornitori, in termini sia geografici che di aziende, e questo ci espone a vulberabilità per eventuali restrizioni all’export o altri fattori di disturbo”.

“Alla luce di questi elementi, la Commissione ha considerandoto un eventuale sostegno pubblico nell’ecosistema dei semiconduttori per determinare che sia possibile avere una produzione europea- ha puntualizzato –  Questi aiuti sarebbero ovviamente soggetti a forti salvaguardie per garantire che siano necessari, appropriati e proporzionati”.

Focus anche sulla banda larga. Per contribuire alla transizione digitale, i prossimi orientamenti sugli aiuti di Stato per la banda larga mirano a promuovere lo sviluppo dell’infrastruttura digitale facilitando la diffusione e l’adozione di reti a banda larga che rispondono alle esigenze degli utenti in rapida evoluzione.

Gli orientamenti sugli aiuti di Stato per la banda larga saranno resi noti nei prossimi giorni entre la flessibilità sugli aiuti di stato per i chip europei  rientreranno nello “European Chips Act” nelle prima metà del 2022.

Inoltre la Commissione continuerà a sostenere gli sforzi in corso degli Stati membri per elaborare importanti progetti paneuropei di comune interesse europeo (Ipcei) che superino congiuntamente i fallimenti del mercato consentendo innovazioni pionieristiche e investimenti infrastrutturali nelle principali priorità verdi e digitali, vale a dire idrogeno, cloud, salute e microelettronica. La prossima comunicazione sugli aiuti di Stato dell’Ipcei rafforzerà ulteriormente l’apertura degli Ipcei, faciliterà la partecipazione delle Pmi e chiarirà i criteri per mettere in comune i paesi nazionali e quelli dell’Ue.

Per contribuire alla resilienza attraverso mercati aperti e competitivi, il controllo europeo delle fusioni continuerà a consentire alle aziende di raggiungere una scala maggiore, assicurandosi al contempo che i mercati rimangano competitivi e le catene di approvvigionamento diversificate. La bussola è l’articolo 22 del regolamento sulle concentrazioni.

“Ciò incoraggia gli Stati membri a sottoporre a revisione le transazioni potenzialmente problematiche, anche se non soddisfano le soglie di notifica nazionali, e consente alla Commissione di esaminare le acquisizioni di imprese innovative con un potenziale competitivo superiore a quanto indicherebbe il loro fatturato, in particolare nel settore digitale”, spiega Bruxelles.

“Dall’inizio della pandemia, il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato ha consentito agli Stati membri di fornire un sostegno mirato e proporzionato alle imprese in difficoltà, mettendo in atto salvaguardie per preservare la parità di condizioni nel mercato unico – evidenzia Vestager – Oggi abbiamo prolungato la sua applicazione di sei mesi, fino alla fine di giugno del prossimo anno. La proroga limitata offre l’opportunità per un’eliminazione progressiva e coordinata delle misure di crisi, senza creare effetti precipitosi, e riflette la prevista forte ripresa dell’economia europea nel suo complesso”.

“D’altra parte, continueremo a monitorare da vicino l’aumento delle infezioni da Covid-19 e altri rischi per la ripresa economica. E per supportare ulteriormente la ripresa, abbiamo introdotto due nuovi strumenti per rilanciare l’economia e attirare gli investimenti privati per una ripresa più rapida, più verde e più digitale”.

Dazi sui cavi cinesi in fibra ottica

Ancora oggi la Commissione Europea ha deciso di imporre dazi anti-dumping tra il 19.7% e il 44% sulle importazioni di cavi in fibra ottica dalla Cina. Secondo Bruxelles s l’industria cinese dei cavi ottici, fortemente sovvenzionata, ha beneficiato di un vantaggio competitivo non equo che le ha permesso negli ultimi anni di aumentare significativamente le esportazioni verso l’Europa a prezzi fortemente inferiori.

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La Commissione Ue aveva aperto un’inchiesta a settembre 2020 per valutare se la vendita di cavi in Europa da parte dei produttori cinesi avvenisse a prezzi artificiosamente bassi, in seguito a un complaint anti-dumping presentato dall’associazione dei produttori europei, Europacable.

I dazi entreranno in vigore il giorno dopo la pubblicazione del relativo documento nella gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Le tariffe si applicheranno verso quelle aziende che Bruxelles considera controllate dallo stato cinese tra cui FiberHome Telecommunication Technologies e Nanjing Wasin Fujikura Optical Communication.

La Commissione europea ha ammesso che sarà “inevitabile” che le misure anti-dumping avranno degli “impatti sui costi” per le aziende che acquistavano cavi dalla Cina. Ma ha anche precisato che le tariffe sono giustificate dal “comportamento sleale” di quei fornitori, e che i cavi costituiscono solo una parte minoritaria dei costi complessivi di lancio delle reti di telecomunicazioni: meno del 5%, se si parla di reti 5G.

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