TRADE WAR

Chip, gli Usa bloccano l’export di Nvidia in Cina. Dura reazione di Pechino

La società avrà bisogno di una licenza speciale per vendere processori avanzati nel Far East, dove il ban rischia di mandare in fumo 400 milioni di dollari di fatturato. Il governo cinese: “Violate le regole del commercio internazionale”. Nel frattempo Arm fa causa a Qualcomm sull’acquisizione di Nuvia non avrebbe rispettato gli accordi di licenza. Micron annuncia maxi investimento da 15 miliardi

01 Set 2022

Domenico Aliperto

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Il governo degli Stati Uniti ha ordinato al produttore di microchip Nvidia di limitare le sue esportazioni in Cina. La motivazione riguarda come sempre la sicurezza nazionale: il ban dovrebbe ridurre il rischio che i processori del gruppo vengano utilizzati dalle forze armate cinesi. Il provvedimento è emerso da un documento presentato dall’azienda statunitense davanti alle autorità di regolamentazione. In pratica ora l’amministrazione Biden impone a Nvidia una licenza speciale per esportare i suoi prodotti in Cina, inclusi i chip A100 e H100. La restrizione riguarda anche il mercato russo, nel quale però Nvidia non ha clienti. Dopo le notizie sull’ordine del governo, il titolo Nvidia è crollato del 6,66% a 141 dollari per azione alla chiusura dei mercati a New York.

Le possibili conseguenze del ban

Senza i chip di aziende come Nvidia e Amd, le organizzazioni cinesi non saranno in grado di svolgere a costi contenuti il tipo di elaborazione avanzata utilizzata per il riconoscimento delle immagini e del parlato, tra molte altre attività.

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Il riconoscimento delle immagini e l’elaborazione del linguaggio naturale sono comuni nelle applicazioni consumer utilizzate dagli smartphone per rispondere a domande e taggare le foto. Ma è vero che hanno anche usi militari, per esempio nella perlustrazione delle immagini satellitari alla ricerca di armi o basi e nel filtraggio delle comunicazioni digitali per la raccolta di informazioni sensibili.

Nvidia ha affermato di aver registrato vendite per 400 milioni di dollari nello scorso trimestre in Cina, revenue che potrebbero essere perse se le aziende cinesi decidessero di non acquistare prodotti alternativi. La società ha aggiunto che prevede di richiedere esenzioni dalla regola, ma “non ha garanzie” che i funzionari statunitensi le concederanno. Il divieto tra l’altro arriva proprio nel momento in cui Nvidia prevede un forte calo delle entrate (-17%) per il trimestre in corso sulla scia della debolezza del gaming.

Alla richiesta di un commento inoltrata da Reuters, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti non ha precisato quali nuovi criteri ha stabilito per i chip che non possono più essere spediti in Cina, ma ha affermato che sta rivedendo le sue politiche e pratiche relative alla Cina per “mantenere le tecnologie avanzate fuori dalle mani sbagliate. Anche se in questo momento non siamo in grado di delineare cambiamenti politici specifici, stiamo adottando un approccio globale per implementare ulteriori azioni necessarie relative alle tecnologie, agli usi finali e agli utenti finali per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e gli interessi di politica estera”, ha detto un portavoce.

La reazione di Pechino

La Cina si oppone al un nuovo divieto Usa sull’export di microchip perché viola “i principi di concorrenza leale e le regole del commercio internazionale”. La mossa, ha detto la portavoce del ministero del Commercio Shu Jueting, “danneggia non solo i diritti legittimi delle aziende cinesi, ma anche quelli delle aziende americane. Gli Usa dovrebbero correggere immediatamente i propri errori”.

Arm cita Qualcomm in giudizio sulla proprietà intellettuale

Ma i player del settore sono in fibrillazione anche al di qua della nuova cortina di ferro: Arm ha infatti citato in giudizio Qualcomm e la società di progettazione di chip Nuvia (recentemente acquisita dal colosso californiano) per violazione degli accordi di licenza e violazione del marchio. La richiesta è quella di distruggere i progetti sviluppati nell’ambito degli accordi di licenza di Nuvia con Arm, secondo la quale era necessaria la sua approvazione prima che questi potessero essere trasferiti a Qualcomm.

Qualcomm, che ha acquisito Nuvia per 1,4 miliardi di dollari l’anno scorso, ha risposto che Arm non ha il diritto di interferire. “La denuncia di Arm ignora il fatto che Qualcomm ha ampi e consolidati diritti di licenza che coprono le sue Cpu progettate su misura e siamo fiduciosi che tali diritti saranno affermati”, ha detto Ann Chaplin, General Counsel di Qualcomm, in una dichiarazione.

La causa rappresenta una rottura importante tra Qualcomm e Arm, uno dei partner tecnologici più importanti del gruppo. Qualcomm ha fatto affidamento su Arm da quando ha smesso di progettare i propri core di elaborazione personalizzati. Rispetto all’utilizzo della tecnologia Nuvia, uno dei primi obiettivi di Qualcomm è sfidare Intel e Advanced Micro Devices all’interno dei mercati dei Pc e dei laptop, dove le due società sono dominanti.

Micron in campo

Micron Technology ha annunciato un impegn di circa 15 miliardi di dollari entro la fine del decennio per un nuovo stabilimento di produzione di memorie a Boise, nell’Idaho, utilizzando sovvenzioni e crediti federali previsti dal Chips and Science Act. Micron ha aggiunto che lo stabilimento di Idaho sarà il primo nuovo stabilimento di produzione di memorie costruito negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni. La fabbrica creerà 2.000 posti di lavoro diretti in Micron e oltre 17.000 nuovi posti di lavoro nell’indotto. La decisione fa parte del piano di Micron di investire oltre 150 miliardi di dollari in tutto il mondo nel prossimo decennio. “L’annuncio di Micron è un’altra grande vittoria per l’America”, ha dichiarato il presidente americano Joe Biden in una nota stampa, specificando che questa settimana anche First Solar, Toyota, Honda e Corning hanno fatto “importanti annunci di nuovi investimenti e nuovi lavori”, e che in futuro sempre più “produrremo veicoli elettrici, chip, fibre ottiche e altri componenti critici qui in America”.

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