L'APPELLO

Chip, Schmidt: “Samsung e Tsmc fondamentali. Bisogna attrarli negli Usa”

L’ex numero uno di Google: “Necessario raddoppiare gli sforzi per indurre i colossi esteri a realizzare impianti produttivi sul suolo americano. Sono in gioco la sicurezza nazionale e una possibile guerra con la Cina”

21 Giu 2022

Domenico Aliperto

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Gli Stati Uniti dovrebbero raddoppiare gli sforzi per attirare i produttori di chip esteri e indurli a costruire impianti sul loro territorio. In ballo c’è la sicurezza nazionale. È l’opinione di Eric Schmidt, l’ex numero uno di Google, che ieri ha lanciato un vero e proprio allarme dalle colonne del Wall Street Journal.

I rischi di un conflitto con la Cina

Evidenziando l’accelerazione degli investimenti della Cina nella tecnologia e nella capacità di fabbricazione di chip, Schmidt ha esortato gli Stati Uniti a ridurre la loro dipendenza da Taiwan e dalla Corea del Sud per i semiconduttori più avanzati – che ormai costituiscono il fulcro del funzionamento di qualsiasi oggetto, dagli smartphone ai missili balistici – e sviluppare le proprie capacità produttive.

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D’altra parte, sempre secondo Schimdt, il governo americano dovrebbe incentivare i colossi del settore, a partire da Taiwan Semiconductor Manufacturing (Tsmc) e Samsung, a collaborare con i progettisti di chip statunitensi e a investire di più sul suolo statunitense.

Lo studioso di relazioni internazionali Graham Allison, che condivide la firma dell’articolo del Wall Street Journal con Schmidt, in precedenza aveva avvertito che gli Stati Uniti e la Cina potrebbero essere sulla strada di una guerra che nessuno dei due paesi vuole.

Le raccomandazioni di Schmidt e Allison

Ecco perché, insieme a Schmidt, l’analista ha formulato raccomandazioni politiche per migliorare la competitività americana nella corsa alla produzione di chip in modo da evitare un drastico squilibrio tra le due superpotenze. “Se Pechino sviluppa vantaggi durevoli lungo la catena di approvvigionamento dei semiconduttori, genererà innovazioni nelle tecnologie fondamentali che gli Stati Uniti non potranno eguagliare“, hanno scritto Allison e Schmidt. “Si verrebbe a creare una situazione difficile da lasciarsi alle spalle”.

Oltre al piano di investimenti da 52 miliardi di dollari proposto dal presidente Joe Biden, che è ancora all’esame dei legislatori statunitensi, gli Stati Uniti dovrebbero fare affidamento sui propri punti di forza in termini di ricerca e sviluppo, producendo chip meno avanzati, ma più ampiamente utilizzabili, facendo leva sulla capacità produttiva di Intel e GlobalFoundries e raddoppiando i propri sforzi per attirare gli investimenti di Tsmc e Samsung. Entrambe le società asiatiche stanno infatti già costruendo fabbriche negli Stati Uniti, ma il messaggio esplicito di Schmidt e Allison è che è necessario fare molto di più per garantire la prosperità a lungo termine degli Stati Uniti.

“L’America è sul punto di perdere competitività sul settore dei chip: serve uno sforzo nazionale simile a quello che ha creato le tecnologie che hanno vinto la seconda guerra mondiale”.

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