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Chip “truccati” per piratare le console di gioco: arrivano le prime condanne

Il Tribunale di Firenze condanna a due mesi di reclusione e 5mila euro di multa pro-capite le due aziende Pc Box e 2 Modchip.it. Il presidente dell’Aesvi Andrea Persegati: “Bisogna combattere contro i dispositivi illegali”

24 Lug 2014

Lorenzo Forlani

Il Tribunale Penale di Firenze ha emesso una condanna a carico dei titolari delle due società “PC Box” “2 Modchip.it” per la vendita, distribuzione e installazione illegale di chip di modifica (“mod chip”) e di game copiers che eludono le misure tecnologiche di protezione delle console per videogiochi dalla pirateria.

I due soggetti coinvolti sono stati condannati ai sensi dell’articolo 171 ter della legge sul diritto d’autore in materia di elusione delle misure tecnologiche di protezione a un anno e due mesi di reclusione e a 5.000 euro di multa ciascuno. È stata inoltre ordinata la distruzione dei materiali sequestrati da parte della Guardia di Finanza, oltre che il pagamento di 3.000 euro di costi.

Aesvi, l’Associazione di categoria che rappresenta l’industria dei videogiochi in Italia, esprime la sua soddisfazione. “Anche se la Corte di Cassazione ha ripetutamente sancito l’illegalità della condotta in questione, questo è un caso molto importante, perché è la prima sentenza pronunciata dopo la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea dello scorso gennaio, nella quale la Corte ha riconosciuto la legittimità delle misure di protezione tecnologica incorporate sia nei supporti fisici dei videogiochi sia nelle console per videogiochi che richiedono un’interazione tra i due elementi” – ha dichiarato Andrea Persegati, Presidente AESVI – “È da anni che la nostra Associazione lotta contro la distribuzione dei dispositivi di elusione tecnologica. Siamo molto soddisfatti che il Tribunale Penale di Firenze abbia riconosciuto e confermato ancora una volta l’illegalità di questi dispositivi e della loro vendita e distribuzione ai sensi della legge italiana”.

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