Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

LA SURVEY

Cloud, IoT, blockchain: ecco dove investono le Pmi italiane alla svolta digital

Le nostre imprese con meno di 50 milioni di euro di fatturato stanno spostando le priorità strategiche in ottica innovativa. Poche però le iniziative guidate dal Digital officer ed è ancora gap sulle competenze. Per le imprese giovani vantaggio “nativi digitali”

29 Mag 2018

Patrizia Licata

giornalista

Cloud computing (35%), Internet of Things (33%), Machine Learning (28%) e Blockchain (27%): sono queste le tecnologie innovative ritenute più efficaci per lo sviluppo strategico del business e su cui le Pmi italiane investiranno nei prossimi tre anni. È quanto emerge dalla seconda edizione della ricerca nazionale sullo stato di digitalizzazione del paese, svolta su oltre 500 aziende e realizzato dalla Scuola dell’Innovazione di Talent Garden, Cisco Italia, Enel e Intesa Sanpaolo, con il supporto dei ricercatori del Master in Digital Transformation per il Made in Italy, pensato per formare consulenti in grado di accompagnare le aziende verso il digitale e l’industria 4.0. Per guidare la rivoluzione culturale le aziende prevedono di reclutare: Digital Marketing Specialist (34%), Data Analyst (26%) e Digital Officer (23%).

La survey, che ha coinvolto aziende con un fatturato non superiore ai 50 milioni di euro, fotografa una situazione generale di crescente consapevolezza tra le imprese dell’importanza e degli effetti positivi che la digitalizzazione potrebbe apportare al proprio business: il 67% del campione ritiene, infatti, che l’innovazione impatti principalmente sull’acquisizione di un vantaggio competitivo, il 49% sull’aumento della produttività, il 48% sul miglioramento della qualità percepita dai clienti e il 47% sulla qualità interna del lavoro.

D’altra parte, malgrado la maggioranza delle imprese intervistate abbiano interpretato correttamente il significato della Digital Transformation, ovvero quel processo di evoluzione dell’azienda nel suo insieme che influenza la progettazione dei modelli di business (67%) e lo sviluppo di una strategia digitale (53%), appare evidente che l’effettivo cambiamento organizzativo sia ancora limitato all’ambito della comunicazione e affidato a professionisti appartenenti al marketing (63%) e non a figure specifiche come il Digital officer. Un dato che sembra sottolineare quanto sul fronte della formazione del personale ci sia ancora da fare, nonostante il 54% degli intervistati ne riconosca l’alto valore: dai questionari si riscontra infatti, che l’ostacolo maggiore all’evoluzione digitale delle organizzazioni, sia la mancanza di competenze digitali (43%).

Malgrado le difficoltà, dalla ricerca emerge che la digitalizzazione nelle Pmi italiane vive un momento di relativo entusiasmo, con l’86% delle aziende che nel 2017 ha investito una percentuale del proprio fatturato in trasformazione digitale: il 38% del campione ha investito tra l’1% e il 10%, il 18% tra il 10% e il 20%, l’11% tra il 20% e il 30% e solo il 6% tra il 30% e il 40% del proprio fatturato. Sono le aziende più giovani, il 53% del campione intervistato, ad investire una percentuale più alta del loro fatturato in digital transformation, rispetto al 47% delle Pmi presenti sul mercato da più di 25 anni. Dati che confermano la difficoltà delle aziende non native digitali ad adattarsi ai trend delle tecnologie innovative.

“Il divario digitale tra le nostre imprese e quelle europee è ancora notevole – dichiara Alessandro Rimassa, co-founder e CEO di Innovation School – Per avere un vantaggio competitivo nel mercato attuale è necessario accelerare il processo di digitalizzazione che coinvolge l’azienda nel suo insieme, puntando a strategie basate sul digitale. È tuttavia interessante il fatto che le Pmi, che rappresentano una parte forte del tessuto economico italiano, siano al pari delle grandi corporate nell’aver identificato le tecnologie che possono avere un impatto strategico sul business. Un dato che racconta, forse, anche di una nuova generazione di giovani Pmi che pensano a come attrezzarsi per generare una crescita importante nel futuro, e non per mantenere la dimensione e la posizione acquisita. Per fare questo però, non bastano le tecnologie, occorrono figure preparate in grado di guidare le imprese nel loro percorso di evoluzione anche culturale. Per questo in collaborazione con Cisco Italia e Intesa Sanpaolo, è nato il Master in Digital Transformation per il Made in Italy. Formare giovani digitali infatti, è l’unica strada che porta le aziende verso il futuro”.

Secondo Michele Dalmazzoni, Sales Leader Cisco Italia Collaboration & Industry 4.0, “Sempre più Pmi italiane hanno la percezione del fatto che la digitalizzazione è un fattore di competitività e di trasformazione dei modelli di business e non uno strumento accessorio: oggi più che mai è il momento di aiutarle a fare chiarezza sugli strumenti e sulle opportunità per costruire in concreto percorsi di trasformazione digitale – e questo è il valore aggiunto di figure come i Digital officer. D’altra parte, c’è ancora molto lavoro da fare sul tema delle tecnologie abilitanti e sulle competenze e su questi ultimi due punti i vendor possono fare molto. È l’approccio che promuoviamo con il nostro piano Digitaliani e che sta funzionando per tante imprese con cui lavoriamo”.

“E’ fondamentale formare giovani professionisti in grado di sfruttare e cogliere appieno le enormi potenzialità offerte dalla digitalizzazione”, ha dichiarato Nicola Lanzetta, responsabile Mercato Italia Enel.

Per Fabrizio Paschina, responsabile comunicazione e immagine Intesa Sanpaolo, “Il nostro impegno come grande operatore italiano è contribuire allo sviluppo e alla formazione di nuove risorse e di capitale umano con le competenze adatte ad affrontare le sfide della trasformazione digitale”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5