IL FRONTE POLITICO

Cloud Italia, ok alla mozione di maggioranza: “Progetto sia sottoposto a vigilanza pubblica”

La Camera dà il via libera al provvedimento che impegna il governo “ad adottare iniziative per assicurare che il Polo strategico nazionale sia sotto il controllo dell’Agenzia per la cybersicurezza per quanto concerne le modalità di trattamento e localizzazione dei dati strategici”. Più trasparenza sull’eventuale coinvolgimento, anche indiretto, di operatori extraeuropei

Pubblicato il 12 Gen 2022

multicloud

Prevedere che la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministro della Difesa provvedano a far pervenire alle competenti commissioni parlamentari una relazione dettagliata per l’espletamento delle procedure relative al Polo strategico nazionale, al fine di assicurare trasparenza in ordine l’autonomia tecnologica del Psn stesso e con particolare riferimento all’eventuale coinvolgimento anche indiretto di operatori extraeuropei”. E’ uno degli impegni, indirizzati al governo, contenuti nella mozione della maggioranza approvata dall’Aula della Camera in materia di infrastrutture digitali efficienti e sicure per la conservazione e l’utilizzo dei dati della Pubblica amministrazione.

Impegna poi l’esecutivo ad adottare iniziative per assicurare che il Polo strategico nazionale sia sottoposto a vigilanza pubblica, in particolare sotto il controllo dell’Agenzia per la cybersicurezza per quanto concerne le modalità di trattamento e localizzazione dei dati strategici e la gestione di chiavi e strumenti di crittografia per dati nell’ambito delle competenze già previste dall’ordinamento vigente, e che comunque i concessionari dello stesso siano per tutta la durata della concessione conformi ai requisiti definiti dall’esercizio del golden power governativo.

La mozione prevede anche che il governo si impegni a un’opportuna campagna di informazione pubblica sulle scelte effettuate e gli obiettivi perseguiti rispetto alla strategia per il cloud nella pubblica amministrazione e al Polo strategico nazionale; a supportare, in particolare, i Comuni sotto i 5.000 abitanti nel passaggio al cloud, favorendo azioni di formazione del personale della PA valutando l’opportunità di erogare contributi per l’adeguamento dei software e restituendo entro 6 mesi un monitoraggio della situazione negli enti locali; ad adottare ogni opportuna iniziativa per rafforzare il ruolo dell’Italia sul fronte dell’intelligenza artificiale e dei servizi applicativi basati sul cloud per quanto riguarda l’offerta formativa delle università italiane, le attività di ricerca e quelle di “technology transfer”, anche in sinergia con attori privati.

Infine impegna l’esecutivo ad adottare poi ogni opportuna iniziativa per promuovere attività di formazione, ricerca e sviluppo nelle scuole, nelle università, negli Its, nei centri di ricerca italiani relativamente alle nuove tecnologie – integrando o modificando se necessario anche i curricula scolastici e universitari – e sostenerne le applicazioni rispetto alla produzione industriale, alla pubblica amministrazione e ai servizi civili in imprese consolidate e start up innovative al fine di creare nuovi posti di lavoro e accrescere il patrimonio di proprietà intellettuale nazionale. Infine si impegna il Governo ad assicurare che la migrazione nel cloud delle piattaforme della pubblica amministrazione centrale e locale sia accompagnata da una convergenza dei sistemi informativi, tenuto conto anche del principio del ‘mobile first’ espresso nel Piano triennale per l’informatica dell’Agenzia pere l’Italia digitale e di app Io che nelle recentissime norme è indicata come unico punto di accesso telematico ai servizi, alle informazioni e alle comunicazioni della PA con i cittadini.

Le reazioni politiche

Soddisfazione è stata espressa dai partiti di maggioranza. “Siamo riusciti con questa mozione a fare la sintesi delle priorita’ della Lega sul tema del cloud nazionale, ovvero autonomia, trasparenza e sicurezza. Resta fondamentale la garanzia che i dati degli italiani non siano gestiti, manovrati e utilizzati da potenze straniere – ha spiegato il deputato della Lega, Massimiliano Capitanio – Allo stesso tempo, parlando di un mercato che vale 400 mld di dollari, con crescite del 21% in Italia nell’ultimo anno, riteniamo fondamentali gli investimenti, poiché senza indipendenza tecnologica non ci sarà sviluppo economico. Necessario che tali risorse siano impiegate per la creazione di un Polo strategico nazionale, garantendo la sicurezza dei dati, e per avviare un’opera di trasformazione digitale della pubblica amministrazione, accompagnando i Comuni nella transizione, soprattutto quelli sotto i 5 mila abitanti. La crescita delle risorse interne dovrebbe essere trainata dove possibile dalle pubbliche amministrazioni e pertanto occorrerebbe far in modo che le gare Consip siano strutturate in modo da permettere che anche le piccole e medie imprese siano in grado di competere con gli operatori globali”.

Davide Gariglio, deputato Pd, esprimendo il voto favorevole del suo partito alla mozione ha evidenziato come  Il cloud  nazionale “aiuterà a rafforzare la sicurezza dei dati. L’obiettivo strategico è quello di realizzare un affrancamento dalle soluzioni che oggi poggiano quasi integralmente su infrastrutture messe a disposizione da fornitori internazionali (cinque gruppi societari, quattro dei quali Usa, il quinto cinese)”.

“La strategia del Governo, con l’obiettivo di guidare in maniera ordinata la complessa migrazione verso il cloud – ha spiegato Gariglio – ha basato le proprie fondamenta su tre pilastri: l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la cybersicurezza; l’approvazione della strategia nazionale cloud e del Regolamento per il cloud; la costituzione del Polo Strategico Nazionale (Psn), ossia dell’infrastruttura ad alta affidabilità, localizzata sul territorio nazionale, che sarà adibita e potrà ospitare i dati ed i servizi critici e strategici di tutte le amministrazioni centrali (in tutto circa 200), delle Aziende Sanitarie Locali e delle principali amministrazioni locali (regioni, città metropolitane, comuni con più di 250 mila abitanti)”.

“Il Psn – ha aggiunto l’esponente Pd – consentirà di far fronte ad una situazione attualmente grave sul piano della sicurezza delle attuali infrastrutture di archiviazione e gestione dei dati nella PA, divenute estremamente vulnerabili e soggette a diverse forme di attacco e minaccia cyber, come hanno purtroppo dimostrato gli ultimi incidenti come quello avvenuto nella Regione Lazio qualche mese fa, in pieno del lockdown”.

“L’importanza strategica di un cloud nazionale è centrale per il nostro Paese. Allo sviluppo del Polo Strategico Nazionale il Pnrr assegna 900 milioni con cui si dovranno gestire e conservare i dati di milioni cittadini e decine di enti della Pubblica Amministrazione – ha evidenziato  il deputato del MoVimento 5 Stelle, Davide Serritella – Così come è centrale che il Psn abbia un controllo e una gestione autonoma da fornitori extra Eu”.

“Per questi motivi – ha proseguito Serritella -, nel corso della dichiarazione di voto sul cloud nazionale che si è tenuta oggi in Aula ho chiesto al Governo la massima trasparenza sulle procedure e l’espletamento delle gare e che il Psn sia sottoposto a vigilanza pubblica, in particolare sotto il controllo dell’Agenzia per la Cybersicurezza”.

“Il 27 dicembre scorso – prosegue Serritella – il Dipartimento per la trasformazione digitale ha annunciato l’avvio della gara per la realizzazione del Polo Strategico Nazionale a seguito della selezione del progetto di riferimento, elaborato dal raggruppamento Tim, Cdp, Leonardo e Sogei. E sapere di chi sarà la proprietà di Tim sarà fondamentale perché significa possedere l’infrastruttura più capillare e importante del Paese – ha conluso – Dobbiamo prevedere la massima trasparenza ma anche una campagna di comunicazione pubblica sulle scelte che farà il Governo anche in relazione agli obiettivi che si pone sul cloud nazionale, visto il carattere strategico per la sicurezza nazionale e dei dati dei singoli cittadini”.

Contrari alla mozione Fratelli d’Italia. “Siamo costretti a votare contro la mozione proposta dalla maggioranza, dal momento che il ministro Colao ha il brutto vizio di non rispondere alle tante domande che Fratelli d’Italia gli ha rivolto per avere contezza di quale sia la strategia cloud del governo – ha puntualizzato  Alessio Butti, deputato e responsabile Tlc e media di Fratelli d’Italia – È da aprile che chiediamo di discutere la mozione di FdI per la tutela e la sovranità dei dati strategici dei cittadini, vista anche l’enormità dei fondi messi a disposizione. I dati degli italiani, lo ribadiamo, non possono essere messi su cloud  esteri per una questione di sovranità. Il nostro cloud nazionale non deve essere quello dei big tech americani o cinesi, né vogliamo ingrassare i conti dei sistemi tecnologici stranieri. Il governo, non investendo in questa tecnologia, costringe i giovani informatici italiani a trovare fortuna all’estero”.

Il ministro Colao all’Expo di Dubai

In collegamento con l’Expo di Dubai il ministro della Transizione digitale, Vittorio Colao, ha delineato la strategia del governo e il ruolo cruciale che svolgeranno le riforme del Pnrr.

“La digitalizzazione riguarda connettere le persone con idee, idee con competenze, competenze con tecnologie e con il settore industriale e il piano di ripresa italiano è mirato ad aumentare queste connessioni. Abbiamo circa 50 miliardi che stiamo investendo nella transizione digitale, abbiamo 190 misure, 525 target da raggiungere entro il 2026 e la buona notizia e’ che abbiamo gia’ raggiunto i primi 51. Abbiamo approvato cose importanti come il lancio della nostra politica sul cloud – ha detto, intervenendo virtualmente all’evento “Digitalization and new skills” al Padiglione Italia di Expo Dubai – Nel nostro piano abbiamo un forte supporto per lo sviluppo dell’istruzione superiore e la formazione – ha sottolineato Colao – in particolare valorizzando le skill digitali nel settore pubblico e privato”.

“Il 41% degli impiegati nel settore pubblico sono laureati, ma solamente in pochi lo sono in materie scientifiche, abbiamo una predominanza in percorsi di giurisprudenza, economia, scienze sociali” e “come conseguenza c’è una naturale riluttanza verso l’innovazione digitale”, ha spiegato il ministro. Per affrontare questa necessità di una maggiore digitalizzazione, “abbiamo identificato tre azioni: incoraggiare partnership pubblico-private”, “aggregare delle migliori idee e tecnologie del Paese” e promuovere “un forte impegno multilaterale, di confronto di idee e cooperazione”, e infine “attrarre e trattenere talenti nel settore pubblico e privato per le skill digitali”. “Stiamo cercando di costruire un motore, attraverso partnership pubblico-private, con l’impegno con gli stakeholder, la formazione sulle skill. Ma abbiamo anche bisogno di energia per far partire questo motore che sono le persone. Facendolo crediamo di creare un ambiente più forte in Italia dove idee, skill, tecnologie e il settore industriale possono connettersi e prosperare”, ha concluso.

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