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IL CASO

Cloud per il Pentagono, Amazon pronta a fare ricorso

Jeff Bezos potrebbe adire le vie legali per mettere in discussione il contratto da 10 miliardi di dollari assegnato a Microsoft chiedendo l’intervento del Government Accountability Office oppure del tribunale. L’azienda punta a chiedere il “congelamento” dell’appalto e una nuova gara

29 Ott 2019

Antonio Dini

Forse a causa degli attriti tra Donald Trump e Jeff Bezos, fondatore di Amazon ma anche proprietario del Washington Post, uno dei quotidiani americani di qualità più influenti e critici per la presidenza del tycoon americano, ma l’assegnazione dell’appalto per la fornitura del cloud del Pentagono, dal valore di 10 miliardi di dollari, è andata alla concorrente Microsoft. Una sorpresa per gli osservatori, che giudicavano l’offerta di AWS di Amazon più convincente di quella di Microsoft, e uno schiaffo a Bezos, che però potrebbe non starci. Al più tardi la prossima settimana infatti potrebbe partire il contrattacco e Amazon potrebbe rimettere in discussione l’assegnazione della controversa gara di appalto.

Anzi, la maggior parte degli esperti di affari legali interpellati dalla stampa Usa si aspettano al più tardi entro metà della prossima settimana che Amazon presenti un esposto al Dipartimento di Difesa. A luglio Trump aveva detto che la sua amministrazione stava rivedendo l’offerta di Amazon dopo le proteste di alcune “altre aziende” di primaria grandezza. Prima di quell’annuncio, nessuno dubitava che sarebbe stata Amazon a vincere l’appalto per il JEDI, la Joint Enterprise Defense Infrastructure, superando le offerte di Microsoft, Oracle e Ibm.

Adesso la parola, se Amazon decide di fare opposizione e ricorso, può passare a due diversi interlocutori legali- Il primo è l’U.S. Government Accountability Office, il ramo legislativo del governo Usa che offre servizi di auditing e che potrebbe essere un ufficio dove portare il ricorso da parte di Amazon. L’altra strada è quella del tribunale, e in particolare della U.S. Court of Federal Claims.

In ogni caso Amazon ha tre giorni lavorativi dopo la decisione dell’amministrazione sulla gara di appalto per richiedere un incontro di chiarimento, un processo in cui il governo è tenuto a spiegare perché la sua offerta non ha vinto e a fornire dettagli sul processo di valutazione. Il processo di “debriefing”, come è chiamato nella terminologia legale nordamericana, può estendersi per alcuni giorni se il Dipartimento della Difesa ritiene che sia possibile fare altre domande dopo aver fornito le prime spiegazioni. Una procedura seguita più volte in passato.

Dopo che il Pentagono ha risposto ad Amazon questa può sottomettere una “protesta” all U.S. Government Accountability Office e, se l’azienda non è felice per la risposta fornita dall’ufficio, può fare ricorso alla Corte federale (oppure farlo direttamente, saltando la prima fase amministrativa). Un’ulteriore possibilità è quella di presentare una protesta direttamente al Dipartimento della Difesa, una mossa giuridica ammessa ma, sostengono gli esperti, molto improbabile.
Invece nel caso venga interpellato, il GAO ha cento giorni per dare una risposta obbligatoria e nel frattempo congela automaticamente la gara di appalto. Se invece si va in tribunale, Amazon potrebbe non veder applicata nessuna sospensione della gara da parte dei giudici o vederla applicata solo in un secondo tempo.

Mentre la battaglia legale con tutta probabilità inizierà già in questi giorni e servirà anche ad Amazon per dimostrare che non si lascia intimidire, dal punto di vista del business l’azienda con tutta probabilità adesso vorrà vincere una serie di nuovi contratti da parte della CIA, che sta progettando di potenziare il suo utilizzo del cloud con un investimento previsto per il 2020 e gli anni successivi di varie decine di miliardi di dollari. Attualmente Amazon ha già un contratto in essere con la CIA dal valore di 600 milioni di dollari.

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