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L’ACQUISIZIONE

Ibm si prende Red Hat per 34 mld di dollari. Parte la sfida ad Amazon sul cloud

L’operazione è la più alta mai portata a termine nella storia di Big Blue. La ceo Rometty: “Ora cambia il mercato”. Obiettivo: scippare la leadership al colosso di Bezos

29 Ott 2018

Antonello Salerno

Ibm mette a segno il più importante takeover della sua storia, iniziata nel 1911, e acquisisce per 34 miliardi di dollari Red Hat, società specializzata nelle soluzioni open source per il cloud. Si tratta, nelle strategie di Big Blue, di un passo deciso verso la leadership nel cloud ibrido a livello globale, con l’intenzione di favorire un rapido spostamento sulla “nuvola” dei grandi clienti. Ginni Rometty, presidente e Ceo di Ibm dal 2012, parla di un’operazione “game changer”, in grado di cambiare le regole del mercato, attraverso la quale “Ibm diventerà numero uno mondiale tra i provider di cloud ibrido, offrendo l’unica soluzione di open cloud che permetterà alle aziende di sfruttare tutto il valore del cloud per il loro business”. La decisione potrebbe inoltre dimostrarsi importante anche per rafforzare il ruolo di Ibm nella vendita di software as a service, proprio nel momento in cui la domanda per l’acquisto di questi prodotti iniziava a registrare una flessione. 

“Credo che sia una manovra altamente strategica e molto positiva per Ibm – aggiunge Crawford Del Prete, direttore operativo del gruppo – Red Hat ha fatto molta strada negli ultimi anni, affermandosi come uno dei principali provider sul mercato”.

Per finalizzare l’operazione Ibm, che conta su una capitalizzazione di 114 miliardi di dollari e un fatturato da 79 miliardi di dollari, si impegna a pagare 190 dollari in contanti per ogni azione di Red Hat, con un rialzo del 63% rispetto alla chiusura del titolo di venerdì.

Red Hat, con headquarters in North Carolina, a Raleigh,  è stata fondata nel 1993 e si è nel tempo specializzata in sistemi operativi open source Linux, sistema che si è affermato nel tempo come la principale alternativa ai software proprietari di Microsoft. La società, secondo quanto sottolineato da Rometty in un’intervista a Reuters, è una delle poche aziende sul mercato del cloud a poter contare su ricci in crescita e su un flusso di cassa disponibile per gli azionisti e i finanziatori.

Questa mossa sarà utile a Ibm per affrontare da una posizione di forza la competizione con Amazon e Google sul cloud. Se da una parte negli ultimi 5 anni hanno perso circa un terzo del loro valore, quelle di Red Hat hanno registrato nello stesso arco temporale una crescita di 170 punti percentuali. 

In una call con i giornalisti i vertici delle due aziende, rappresentati da Arvind Krishna, senior vice president of Hybrid Cloud di Ibm e Paul Cormier, executive vice president e presidente di “Products and Technologies” in Red Hat hanno ribadito come nonostante il takeover le due aziende siano destinate a rimanere completamente indipendenti. “Questa acquisizione – sottolinea Krishna – è un game changer che ridefinirà tutto sul mercato cloud, e avrà lo stesso impatto dirompente che ebbe a suo tempo l’arrivo sul mercato di Linux, mettendoci nelle condizioni di poter dispiegare un’offerta completa per i nostri clienti in tutto il mondo”. “Abbiamo costruito un portfolio importante attorno a Linux e all’open hybrid cloud – aggiunge Cormier – Ma finora siamo stati un brand emergente: Ibm ci aiuterà a esportare la nostra strategia su scala globale, proponendola anche alle aziende più grandi. E’ stato un partner importante per noi per più di 20 anni, siamo già abituati a lavorare insieme, e questo sviluppo è una prosecuzione naturale della nostra collaborazione”. E se entrambi sottolineano che nulla è destinato a cambiare dal punto di vista del business per Red Hat, i vantaggi che arriveranno a Ibm possono essere semplificati nella possibilità di dare una spinta decisa sull’hybrid basato sulle tecnologie open, mentre per Red Hat si tratterà essenzialmente di avere la possibilità di procedere a passo più spedito sulla propria strada. Questo vuol dire essenzialmente che Red Hat rimarrà un’entità separata da Ibm, e che continuerà a lavorare con i propri partner adottando anche le soluzioni di altri partner, adattandosi alle esigenze dei singoli clienti: sarà supportato il public cloud di Ibm insieme ai public cloud degli altri provider, mantenendo l’approccio neutrale adottato finora.  

“Questo accordo – Commentano gli analisti di Barclays in una nota – è il punto di caduta della collaborazione già stretta tra Ibm e Red Hat, e mette Big Blue nelle condizioni di poter contare su un asset fondamentale per accompagnare la propria crescita nell’hybrid cloud”.

Il closing dell’accordo è previsto per la seconda metà del 2019, con Jim Whitehurst che dovrebbe rimanere alla guida di Red Hat insieme al resto del top management dell’azienda, che continuerà a rimanere operativamente separate da Ibm con il proprio  quartier generale, i propri prodotti e i propri servizi.
“Sappiamo dalla nostra esperienza quanto le tecnologie open dell’hybrid cloud siano importanti per aiutare le imprese a sviluppare valore, e non ci sfugge la forza sprigionata dall’unione di queste due aziende – commenta Jamie Dimon, ceo di JpMorgan -per questo siamo onorati di assistere Ibm in questa operazione”.

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Antonello Salerno

Professionista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all'Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un'agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, su CorCom, nel 2013. Mi muovo su tutti i campi dell'economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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