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Amdocs, Roberto Bussolotti: “Migrare sul cloud è priorità, ma va fatto nel modo giusto”

Il Regional Vice President: “Per scommettere sulla monetizzazione dei servizi innovativi basati sul 5G, le telco devono aumentare gli investimenti. Senza nuove competenze e soluzioni però si rischia di spendere di più e inutilmente”

14 Dic 2021

Domenico Aliperto

Secondo Roberto Bussolotti, Regional Vice President di Amdocs, il quadro del settore Tlc è preoccupante: “Le revenue sono in discesa nonostante l’aumento degli investimenti negli ultimi anni. E con il 5G dietro l’angolo il rischio è quello di non uscire più da questo circolo vizioso”, ha detto il manager aprendo la tavola rotonda “Parola d’ordine: ecosistema”, durante l’edizione 2021 di Telco per l’Italia.

Ottimizzare la spesa infrastrutturale

“Per scommettere sulla monetizzazione dei servizi evoluti basati sul 5G, infatti, occorreranno ulteriori investimenti, soprattutto sul cloud, indispensabile per implementare use case industriali e non lasciare altro spazio agli Ott”. Bussolotti ha però precisato che il primo passo da fare per evitare che il cane continui a mordersi la coda è puntare sulla riduzione della spesa dal punto di vista infrastrutturale. “In realtà sarebbe meglio usare la parola ottimizzazione. Non bisogna più infatti progettare reti in grado di gestire picchi momentanei ma che restano sottoutilizzate per il resto del tempo: servono scalabilità e flessibilità per affrontare esigenze specifiche facendo leva sull’intelligenza dei sistemi di network slicing”.

Bussolotti ha sottolineato che approccio del genere implica comunque una serie di difficoltà, e rischia di generare costi persino superiori a quelli delle infrastrutture on premise se la migrazione sul cloud non è fatta nel modo giusto. “È per questo che negli ultimi tempi Amdocs ha effettuato diverse acquisizioni strategiche. L’obiettivo è quello di essere pronti a offrire al mercato servizi professionali e consulenziali per consentire agli operatori di affidare all’esterno, a chi ha competenze comprovate, la gestione dei network dopo la migrazione. Al tempo stesso abbiamo fatto evolvere il portafoglio prodotti in chiave cloud-ready, con una forte focalizzazione sui microservizi. Aprendoci all’ecosistema in cui operiamo, abbiamo dato vita a un ambiente di sviluppo condiviso che consentirà ai nostri clienti di accedere a un vero e proprio app store per l’acquisizione di prodotti con funzionalità specifiche”.

L’apertura all’offerta dei principali cloud provider

La spinta evolutiva in Amdocs ha comportato, soprattutto a partire dall’attivazione della partnership strategica con Aws, la conversione delle skill di 780 persone interne e l’avvio di processi di certificazione dei prodotti che presto saranno estesi anche rispetto all’offering degli altri principali cloud provider. “Spesso ormai le aziende ricorrono a due cloud o addirittura hanno già abbracciato la logica multicloud”, ha detto Bussolotti. “Dobbiamo per questo mettere a disposizione del mercato suite adattabili alle scelte di tutti operatori, e lo faremo con una strategia basata su tre filoni: con le system integrator partnership garantiremo noi questo servizio agli operatori, mentre con le consulting partnership offriremo assistenza per le operazioni di migrazione, perché come detto se non affrontate in modo appropriato, secondo la logica dell’ecosistema, non portano reali benefici di costo. Gestire le collaborazioni è comunque oneroso – basti pensare a cosa implicano i programmi di scouting – e questo ci porta al terzo filone, quello delle technological partnership”, ha chiosato Bussolotti. “In quest’ottica, abbiamo creato l’Amdocs Microscrivice Foundation, attraverso la quale riusciamo a coinvolgere partner provenienti da qualsiasi ambito della filiera e a selezionarne le soluzioni che hanno superato il nostro processo di assessment, mettendole infine a disposizione dei clienti”.

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