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IL PROGETTO

Australia, più cloud nella PA: “Tagli ai costi e alla burocrazia”

Dopo Usa e Uk anche Canberra decide di spingere l’acceleratore sull’adozione della “nuvola”. Si parte da enti e dipartimenti governativi

13 Ott 2014

Patrizia Licata

Il governo federale australiano vira con decisione verso il cloud computing: Canberra ha messo in cantiere un significativo incremento della spesa in servizi basati su cloud, all’interno del budget federale a disposizione per i servizi IT, che ammonta a un totale di 6 miliardi di dollari australiani.

Ai vari enti e dipartimenti del governo verrà chiesto d’ora in poi di adottare i servizi cloud ovunque possibile, nei casi in cui, cioè, il cloud si dimostra adatto allo scopo, sufficientemente sicuro per proteggere i dati pubblici e in grado di produrre un risparmio per le casse dello Stato offrendo al tempo stesso un servizio di valore.

La nuova policy adottata da Canberra autorizza i direttori dei vari dipartimenti governativi ad approvare il trasferimento di alcuni dei dati verso cloud pubblici anche esteri, quindi verso datacenter che hanno sede non solo in Australia ma anche in altri Paesi. Fino ad oggi le varie agenzie governative erano state restie ad adottare il cloud computing per i timori legati allo spostamento dei dati oltremare, ma adesso l’Australia sembra decisa a cavalcare l’innovazione del cloud in nome di una maggiore efficienza.

“Vogliamo vedere una maggiore adozione del cloud e tagliare la burocrazia”, hanno indicato in una nota congiunta il ministro delle Finanze Mathias Cormann, il Procuratore generale George Brandis e il ministro delle Comunicazioni Malcolm Turnbull. “La riduzione degli iter burocratici promuoverà la produttività e l’uso efficiente delle risorse pubbliche”.

L’Australia segue così la strada tracciata dai governi americano e britannico, che hanno già adottato delle procedure relative all’estensione dell’utilizzo del cloud nell’amministrazione pubblica.

L’anno scorso la Gran Bretagna ha infatti varato il programma Cloud First, che indica che gli acquisti di prodotti e servizi It per la Pa tramite il cloud (sul sito governativo CloudStore) devono avere la precedenza su altri canali ovunque possibile. Questa policy serve a spingere una più ampia adozione del cloud computing in ambito pubblico, generando risparmi e aumentando l’efficienza.

Gli Usa hanno adottato la loro policy sul cloud già nel 2011 e a fine 2013 il numero di agenzie americane che lo adottavano erano in forte crecita, nonostante i timori sui possibili problemi di sicurezza del dato conservato esternamente: un sondaggio della società Tripwire ha scoperto che da fine 2012 a fine 2013 erano cresciuti di quattro volte i dipartimenti pubblici Usa che hanno dato in outsourcing almeno un terzo della loro infrastruttura It verso fornitori del cloud. La metà (in crescita rispetto al 31% del 2012) sposta dati di rilevanza “moderata” verso il cloud. Tuttavia una ricerca realizzata da Accenture a inizio anno ha anche mostrato che, a tre anni dal varo della policy sul cloud, diverse agenzie governative Usa hanno difficoltà a far partire i progetti sul cloud: il 43% conosce le strategie sul cloud e il 30% le implementa, ma per i rimanenti il cloud è ancora una tecnologia da comprendere e esplorare. Anche per questo i ministri australiani hanno indicato che il governo federale fornirà una guida alle varie agenzie: “Con l’esempio dimostrermo i benefici degli investimenti e dell’utilizzo dei servizi cloud”.

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