IL RAPPORTO

Banda ultralarga, spinta all’edge-first: +30% di interconnessione entro il 2023

Secondo l’Indice Gxi di Equinix, i digital service provider prevedono di aumentare la connettività privata di cinque volte entro i prossimi tre anni. Cresce la richiesta da parte delle imprese, che hanno necessità di modificare le proprie infrastrutture

13 Ott 2020

Domenico Aliperto

Le aziende tradizionali stanno spostando i carichi di lavoro verso un’architettura edge-first, e il business all’interno di settori come quello bancario e assicurativo, manifatturiero e dei servizi commerciali e professionali rappresenterà complessivamente il 30% della larghezza di banda globale di interconnessione entro il 2023. A dirlo è il nuovo Indice di Interconnessione Globale (Gxi), studio di mercato annuale pubblicato da Equinix, che rimarca la crescente necessità di spostare i carichi di lavoro at the digital edge, scalando al contempo l’infrastruttura It principale. Entro il 2023, le aziende tradizionali dovrebbero raggiungere un tasso di crescita della larghezza di banda di interconnessione del 50% annuo.

Sanità & scienze biologiche, governo e istruzione dovrebbero guidare il tasso di crescita di interconnessione all’interno del segmento delle imprese tradizionali, poiché si prevede che le iniziative pubbliche e private sull’intelligenza artificiale e sul machine learning porteranno a un Cagr combinato del 47% nella larghezza di banda di interconnessione dal 2019 al 2023.

L’indagine mostra d’altra parte come la pandemia di Covid-19 abbia già inciso profondamente sul modo in cui le aziende stanno pianificando i propri progetti di infrastruttura digitale nei prossimi tre anni. Secondo il quarto volume del rapporto, si prevede che i digital service provider, all’interno di settori come le telecomunicazioni, i servizi cloud & It, i content & digital media, e i provider di tecnologia, aumenteranno di cinque volte la larghezza di banda della connettività privata entro il 2023, spinti come detto da una maggiore richiesta da parte delle imprese di colmare i divari digitali at the edge.

Le altre evidenze emerse dal rapporto

L’emergenza sanitaria continua ad accelerare il passaggio al digitale e per questo motivo si prevede che le imprese che facilitano il lavoro a distanza, come i provider di telecomunicazioni e di cloud & It, contribuiranno al 54% della crescita totale della larghezza di banda di interconnessione nell’area Emea, superando altri settori presenti nella regione. Lo studio prevede che Francoforte, Amsterdam, Parigi e Londra saranno le prime aree metropolitane in Europa in termini di crescita della larghezza di banda di interconnessione, e che la regione Emea nel suo complesso dovrebbe rappresentare il 23% (3.782 Tbps) della larghezza di banda di interconnessione installata prevista a livello globale.

Il rapporto prevede inoltre che la larghezza di banda complessiva di interconnessione – la misura della connettività privata per il trasferimento di dati tra organizzazioni – raggiungerà un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 45% dal 2019 al 2023, all’interno della regione Emea. La crescita prevista è guidata dalla trasformazione digitale e, in particolare, da una maggiore richiesta da parte delle imprese di estendere la propria infrastruttura digitale da sedi centralizzate a edge location distribuite. Ciò accade in quanto le aziende scalano e supportano le interazioni in tempo reale grazie all’interconnessione strategica dei flussi di lavoro più vicini e trasversali alle persone, alle cose, ai luoghi, al cloud e ai dati. La capacità di questa connettività equivale a 64 zettabyte di scambio dati, ovvero una larghezza di banda sufficiente per ogni essere umano sul pianeta (7,8 miliardi) per trasmettere la propria sequenza completa di Dna in un’ora.

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Secondo il rapporto, le organizzazioni stanno massimizzando il proprio vantaggio digitale costruendo una presenza in luoghi con il maggior numero di utenti, il maggior numero di fornitori e le attività più intense, noto come “effetto rete”. Secondo Idc, l’80% dei leader digitali vedrà l’impatto della connessione a più ecosistemi, incluso il miglioramento del proprio valore per i clienti finali entro il 2025.

La necessità di uno scambio di applicazioni negli ecosistemi digitali per supportare l’impegno in tempo reale è essenziale e crea un effetto di rete per le imprese. Il Gxi prevede che la connettività dai service provider ai network provider e ai provider di servizi cloud & It saranno le due principali fonti di interconnessione degli ecosistemi, con un Cagr combinato stimato al 49% dal 2019 al 2023.

Un nuovo modo di pensare le infrastrutture

“Dato che i servizi interconnessi, i cloud provider, il cloud distribuito, i servizi edge e le offerte SaaS continuano a proliferare, la logica di rimanere solo in una topologia di data center tradizionale avrà vantaggi limitati”, commentano David Cappuccio e Henrique Cecci, rispettivamente Distinguished Vp Analyst e Senior Director Analyst di Gartner. “Non si tratta di un cambiamento dall’oggi al domani, ma di un cambiamento evolutivo nel modo in cui forniamo servizi ai nostri clienti e all’azienda. Questa tendenza, unita alla nuova realtà che fattori esterni potrebbero limitare l’accesso fisico al data center (come la quarantena in un momento di emergenza), sta guidando un nuovo modo di pensare nella pianificazione delle infrastrutture”.

Emmanuel Becker, Managing Director, Italia, Equinix, chiosa: “La crescente necessità delle aziende di accelerare la propria evoluzione dai modelli tradizionali a quelli digitali sta portando un forte aumento della domanda di servizi di interconnessione. Per rispondere a questa esigenza, Equinix sta attualmente sviluppando un nuovo data center International Business Exchange a Milano, Ml5, la cui apertura è prevista per il primo trimestre del 2021. Ml5 offrirà una colocation all’avanguardia, oltre a una serie di servizi di interconnessione avanzati che aiuteranno le imprese italiane a proseguire il loro percorso di trasformazione digitale”.

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