L'ALLARME

Cloud nella PA, Uncem: “Banda ultralarga gratis o non se ne farà niente”

Secondo i dati forniti dall’associazione il 75% dei Comuni montani ha ancora server in casa. Una situazione considerata preoccupante soprattutto a fronte del proliferare delle minacce di cybersecurity. “A rischio i dati, bisogna accelerare sulle nuove reti”

04 Ago 2021

Mi Fio

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Il cloud nella PA? Difficilmente un’operazione realizzabile in tempi brevi e soprattutto in tutti i Comuni italiani. Questo l’allarme lanciato dall’Uncem, l’associazione che rappresenta le comunità montane che denuncia un gap preoccupante in termini di infrastrutturazione e di migrazione al cloud.

Se non arriva la banda ultralarga in tutti i Comuni, gratuita e non a mille euro l’anno a municipio come dettano oggi le regole del gioco, difficilmente il passaggio al cloud sarà realtà”, evidenzia l’associazione secondo cui – dati alla mano – nonostante i tentativi di molte Regioni di incentivare, anche con fondi Fesr, la migrazione dei dati sulla nuvola e l’uso di sistemi informativi più efficaci e sicuri e remotizzati, il 75% dei 3850 Comuni montani italiani “ha ancora il server sotto la scrivania”.

Una fotografia allarmante soprattutto sul fronte della tutela dei dati: “La presenza di server e quindi la mancata migrazione al cloud può comportare danni uguali a quelli di un attacco hacker in caso di mancanza di ridondanza e di eventi calamitosi, quali terremoti o alluvioni. I dati si perdono anche senza attacchi. Si perdono quando gli hard-disk sono fisici. Uncem sostiene da tempo, con molte delle imprese che offrono i sistemi informativi ai Comuni e alla PA nei territori, che il passaggio al cloud sia necessario. Sempre che avvenga su server certificati Agid, che avvenga su piattaforme italiane e adeguatamente protette e controllate”.

Secondo Uncem “la pubblica amministrazione, ad esempio con Lepida o Csi, ha fatto molto e bene su questo. Ma solo il 25% dei Comuni montani è andato in cloud. E solo il 5% ha scelto la fibra appena posata collegando i municipi. Perché mille euro l’anno per una connessione sono troppi. Sono problemi che stiamo affrontando con Mise e Dipartimento per la Transizione digitale e che spesso i Palazzi romani ignorano. Ma i dati custoditi a Sante Marie, a Balme o Dossena, non sono meno importanti di quelli di un Municipio di Roma o di un quartiere di Milano”. Secondo l’associazione la chiave di volta è rappresentata dall’erogazione di un’infrastruttura di rete pubblica gratuita agli Enti locali. “Facciamolo in fretta e senza costi per i Comuni. Che così non avranno più quelle che oggi non sono delle scuse, bensì adeguate preoccupazioni”.

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