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L'INTERVENTO

Cloud, Roma Capitale spinge sui servizi e sui big data

Il direttore dipartimento Trasformazione digitale Raffaele Gareri: “Le applicazioni cloud-first al centro delle strategie capitoline”. Importante anche estrarre valore dai dati, aprirsi alle alleanze coi privati e diffondere le competenze digitali nei cittadini per un pieno utilizzo dei servizi di eGov

21 Giu 2019

Patrizia Licata

giornalista

Roma Capitale punta sul cloud per rinnovare la sua infrastruttura Ict e i servizi al cittadino: secondo la mission illustrata da Raffaele Gareri, direttore dipartimento Trasformazione digitale di Roma Capitale, intervenuto all’Executive Exchange 2019 di VMware, l’obiettivo è mettere tutti i dipartimenti dell’amministrazione capitolina in grado di sviluppare nuove applicazioni cogliendo le opportunità offerte dalle nuove tecnologie digitali. Si tratta di semplificare il modo di operare della PA e al tempo stesso portare al cittadino servizi più utili e agili. Fondamentali in questo percorso la condivisione dei dati tra dipartimenti pubblici, lo sviluppo delle competenze nei cittadini e l’ottica di ecosistema che mette insieme pubblico e privato.

Per Gereri è importante anche lavorare sul digital divide tra la capitale e i piccoli Comuni dell’area metropolitana: per questo Roma Capitale intende mettere a disposizione un’infrastruttura cloud per tutti e stimolare una nuova cultura dello sviluppo applicativo cloud-first, anche in linea con quanto prevede il Piano triennale Agid.

L’amministrazione capitolina si muove su due fronti. Da un lato c’è l’ammodernamento dei sistemi informativi, col superamento del vendor lock-in e la realizzazione di un framework open source che permetta l’integrazione con gli standard forniti da Agid; dall’altro si punta a definire una strategia digitale cross-dipartimentale. “Vogliamo accompagnare tutti i dipartimenti a comprendere le potenzialità dell’innovazione”, ha sottolineato Gareri.

Le sfide non mancano. La prima è mettere a frutto limitate risorse finanziarie, abbracciando la filosofia del “far di più con meno”: il dipartimento per la Trasformazione digitale di Roma capitale deve farsi bastare 70 milioni di euro di budget. Gareri sottolinea che possono essere sufficienti se si spende in modo oculato, tanto più che ogni assessorato ha poi una sua dotazione di risorse. E quel che conta non è solo la spesa sulle infrastrutture ma quella sullo sviluppo di applicazioni, che rappresentano l’offerta al cittadino. “L’importante è la visione complessiva, l’infrastruttura unitaria su cui appoggiare le varie applicazioni verticali e che permette lo scambio di dati tra un dipartimento e l’altro”, ha sottolineato Gareri, ribadendo che i dati sono un vero generatore di valore anche per le amministrazioni cittadine. “In quest’ottica abbiamo presentato il Sistema unico che unisce dati finanziari di database pubblici e privati per contrastare l’evasione su alcune tasse comunali: può essere un modello di condivisione dati per tutti i dipartimenti”.

Le altre sfide si giocano su mentalità e competenze. ”Tutti i dipartimenti vanno stimolat a capire il valore del cambiamento, dobbiamo riuscire a incidere sul modo di erogare i servizi”, ha detto Gareri.

Anche l’utente finale deve acquisire familiarità con l’utilizzo dei canali digitali. Gli italiani sono ormai tutti dotati di smartphone ma non tutti sanno sfruttare applicazioni e servizi evoluti, tra cui quelli di e-government. “Stiamo cercando di favorire la partecipazione dei cittadini all’elaborazione dei progetti smart: vogliamo dare una spinta alle competenze digitali”.

Gareri ha sottolineato infine il ruolo delle partnership pubblico-private nella trasformazione digitale della PA: “Il pubblico può creare le condizioni più favorevoli perché il privato investa e faccia innovazione e al tempo stesso fare buon uso delle risorse che il privato può mettere a disposizione”. Il tutto rientra in una necessaria visione di ecosistema in cui “startup, imprese, PA e università lavorano insieme”.

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