SCENARI

Cloud volàno di rilancio, stimati 20 miliardi di extra Pil

La crescita da qui a 5 anni generata dalle Pmi che adottano soluzioni basate sulla “nuvola”. Per la PA previsti risparmi pari a 1,2 miliardi. La fotografia scattata dal report Microsoft, in collaborazione con The European House -Ambrosetti

07 Set 2020

Federica Meta

Giornalista

Un extra Pil pari a 20 miliardi in 5 anni generato dalle Pmi cloud based e 1,2 miliardi di risprami per la PA. Sono le stime che emergono dal report Microsoft, in collaborazione con The European House – Ambrosetti, che scatta una fotografia sul livello di diffusione delle tecnologie Cloud in Italia, evidenziandone l’impatto economico, i benefici e gli ostacoli da parte delle aziende pubbliche e private del nostro Paese.

Lo studio ha evidenziato come il Cloud Computing possa produrre impatti positivi in grado di rilanciare la performance economica e lo sviluppo sociale del nostro Paese, rimuovendo i principali freni che ostacolano la crescita, l’attrattività e la competitività.

L’Italia infatti, all’interno del quadro complessivo caratterizzato dal rallentamento generalizzato nella crescita della produttività sperimentato dalle economie avanzate, vede la propria produttività stagnante da oltre un ventennio, con le inevitabili e ben note ricadute in termini di crescita del Pil, oggi ancor più preoccupanti alla luce della crisi legata all’emergenza Covid-19.

Il Cloud Computing e i servizi ad esso associati sono infatti in grado di agire su chiave come la pubblica amministrazione e le Pmi che presentano oggi le principali vulnerabilità della nostra economia, che ostacolano la crescita della ricchezza pro-capite e che mantengono l’Italia in posizione arretrata rispetto ai competitor.

Lo studio ha calcolato per esempio che a fronte di un’operazione di modernizzazione e ottimizzazione dei Data Center della Pubblica Amministrazione abilitato dall’adozione di soluzioni di Cloud Computing, è possibile generare un risparmio fino a 1,2 miliardi di euro all’anno.

Se invece le Pmi italiane raggiungessero il livello di adozione del Cloud Computing del Regno Unito – il Paese più avanzato da questo punto di vista in Europa – crescerebbero in media dello 0,22% anno su anno, vs. una crescita dello 0,4% registrata nel periodo 2000-2019, generando una crescita del Pil di 20 miliardi di euro da qui al 2025.

“Oggi più che mai, dopo che questa emergenza ha reso le nuove tecnologie e i servizi innovativi per clienti e cittadini imperativi di sopravvivenza, è il momento giusto per investire nel digitale: la convergenza tra grandi quantità di dati, capacità di analisi e soluzioni disponibili è giunta a un tale livello di avanzamento per cui chi riesce a utilizzarla al meglio può crescere esponenzialmente e ottenere benefici significativi – spiega l’Ad di Microsoft Italia, Silvia Candiani – Siamo infatti entrati in una nuova economia, la cosiddetta Data Economy, dove ogni organizzazione pubblica o privata può far leva sulla grande mole di informazioni che possiede per creare nuovi modelli di business o nuovi prodotti e soluzioni che, con la tecnologia, possono contribuire alla crescita, assicurandosi che i principi di privacy, sicurezza, trasparenza e interoperabilità siano garantiti. Con questo report abbiamo voluto elaborare delle proposte concrete che vanno nella direzione di definire una politica cloud first in grado di ottimizzare risorse, accelerare l’innovazione e la produttività nel settore pubblico e privato, attraverso lo sviluppo di soluzioni per supportare la crescita delle Pmi e la creazione di un piano di competenze digitali ed ecosistemi innovativi per il futuro del Paese”.

“Per far crescere l’Italia – conclude la manager – serve l’impegno di tutti, un impegno che vede nella collaborazione pubblico-privato una leva fondamentale per far cogliere all’Italia l’opportunità del digitale e perseguire la crescita equa e sostenibile che ci meritiamo”.

Il tasso di adozione e il livello di maturità delle aziende

Se da un lato, sembra crescere in Italia l’adozione del Cloud Computing con un tasso del 22,5% a livello nazionale, il campione della ricerca si dimostra particolarmente virtuoso con l’81,3% delle aziende intervistate che afferma di utilizzarlo. Dallo studio emerge che è ridotta la percentuale di organizzazioni che hanno raggiunto un livello “avanzato” di adozione: soltanto il 31,9% del campione considera infatti il Cloud come risorsa strategica, abilitante della trasformazione digitale, mentre il 49,4% utilizza servizi Cloud accessori adottati per lo più in modo tattico, per rispondere a necessità contingenti e non inseriti in un approccio strategico o facenti parte di progetti di digitalizzazione di più ampio respiro.

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È pari invece al 18,7% la percentuale di aziende che non fa ricorso a soluzioni di Cloud Computing.

La forbice cresce se invece consideriamo solo le grandi aziende (47,6% del campione): in questo caso solo il 6% dichiara di non fare alcun uso del Cloud Computing, mentre il 94% che lo utilizza è ripartito equamente tra chi lo ha adottato in modo tattico per servizi accessori e chi lo ha inserito in un disegno strategico.

Situazione differente per le Pmi, il cui 30,4% dichiara di non aver adottato alcun tipo di soluzione Cloud e solo il 17,4% considera il Cloud Computing una risorsa strategica per la propria crescita.

I benefici

Principale beneficio del Cloud Computing è la capacità di reagire più rapidamente al cambiamento. Nel complesso, è molto alto il livello di soddisfazione da parte delle aziende nei confronti delle soluzioni Cloud Computing, dei benefici attesi e dei risultati ottenuti (97,1% vs. 2,9% di insoddisfatti);

Il principale beneficio riscontrato, dichiarato dal 20,8% di chi le ha implementate, è la capacità di reagire rapidamente al cambiamento. Dato che assume ancora più valore se pensiamo all’emergenza sanitaria ancora in corso e come questa situazione abbia spinto molte aziende a adottare in tempi molto rapidi forme di lavoro da remoto, impensabili senza un’infrastruttura adeguata. A domanda specifica, infatti, l’83% del campione ha indicato il Cloud quale principale abilitatore dello smart working e in generale della continuità aziendale, tanto che sempre l’83% dei rispondenti afferma di aver intenzione di aumentare l’adozione di soluzioni Cloud Computing.

Seguono una migliore gestione dei picchi di lavoro (16,5%), un maggiore controllo dei costi (16%) e un incremento della sicurezza informatica (15,9%).

Il miglioramento del livello di sicurezza informatica

Il miglioramento del livello di sicurezza informatica sale in terza posizione nella classifica dei benefici generati dal Cloud Computing se consideriamo solo le Piccole e Medie Imprese (15,4%), seguito da un maggiore controllo dei costi, dichiarato dal 13,8% degli intervistati.

Gli ostacoli all’adozione

Gli alti costi di transizione verso il Cloud Computing risultano il primo ostacolo all’implementazione di questa tecnologia per il 32,1% delle aziende che lo hanno adottato, percentuale che sale al 42,9% se consideriamo le sole Pmi. Nello specifico i rispondenti segnalano che spesso, pur non essendo necessario fare un investimento iniziale, i costi derivano dalle spese di consulenza IT e di adeguamento, ridisegno e transizione dei processi sul Cloud.

Seguono le preoccupazioni sulla gestione dei dati anche in ottica privacy (25,1%) e quelle legate alla preparazione del personale, fattore rilevato nel 20,2% degli intervistati.

Trova conferma il nodo delle competenze: il 60% delle aziende che hanno implementato il Cloud Computing considerava le proprie risorse non sufficientemente preparate nel periodo pre-adozione (vs. 62,1% delle Pmi). Proprio per questa ragione il 44,4% ha investito nella formazione del personale IT e il 23,8% ha esteso le attività di training a tutte le figure professionali dell’azienda.

Le preoccupazioni per un non adeguato livello di prontezza della propria azienda e delle sue risorse risultano invece al primo posto tra gli ostacoli per quelle aziende che ancora non hanno intrapreso la migrazione (21%).

Tre proposte concrete per massimizzare i benefici

Tre le aree di intervento in tre ambiti chiave per massimizzare i benefici delle nuove tecnologie Cloud-based in ottica di competitività e di rilancio del Paese e dei suoi attori pubblici e privati

  1. Pubblica Amministrazione. Semplificare la Pubblica Amministrazione italiana e aumentare la sua efficacia nell’erogazione di servizi a cittadini e imprese sfruttando la leva della trasformazione digitale e le opportunità offerte dal Cloud Computing. In particolare, definire un Piano di Migrazione della Pubblica Amministrazione sul Cloud di orizzonte triennale, accelerando il consolidamento delle infrastrutture IT esistenti anche in modalità ibrida e facendo leva sulle piattaforme di mercato offerte da tutti i cloud service providers certificati da Agid. La residenza dei dati in Italia e regole appropriate di governance, trasparenza, privacy, sicurezza e interoperabilità saranno in grado di garantire la sovranità digitale.
  2. Pmi. Incentivare l’adozione di soluzioni di Cloud Computing da parte delle Piccole e Medie imprese italiane con particolare attenzione per le funzioni strategiche e i servizi ad elevato valore aggiunto. In particolare, promuovere la transizione verso il Cloud come elemento di riferimento nelle scelte delle Pmi che vogliono accedere alle risorse del recente decreto attuativo Piano Transizione 4.0, volto a incentivare e supportare la competitività delle nostre imprese e valorizzare il Made in Italy.
  3. Competenze digitali. Sviluppare le competenze digitali della popolazione italiana, con particolare attenzione alle skills necessarie per la Data Economy e l’Intelligenza Artificiale. In particolare, creare un Piano integrato per lo sviluppo delle competenze digitali a 360°, che benefici del supporto degli attori privati dell’innovazione e che si rivolga a studenti, lavoratori e cittadini, attraverso la costruzione di programmi ad hoc per le scuole, il potenziamento del ruolo degli Its, l’incremento del numero di laureati Stem, l’incentivazione di iniziative per l’aggiornamento e la riqualificazione delle competenze da parte delle Pmi e di pratiche di Lifelong Learning da parte dei lavoratori.

“Viviamo una fase storica senza precedenti per livello di complessità e per portata degli impatti del cambiamento sul tessuto economico e sociale del Paese. Il 2020 è stato infatti segnato dalla crisi innescata dall’emergenza Coronavirus. Mai, dal secondo dopoguerra, il nostro Paese e l’Europa si erano trovate così minacciate nel proprio profondo – sottolinea Valerio De Molli, Managing Partner & ceo di The European House – Ambrosetti – Questa fase di incertezza, che ha sin qui colpito l’intero globo e altre economie europee in modo anche più severo,  è però particolarmente critica per il nostro Paese, si innesta infatti su un Sistema-Italia che da oltre un decennio fatica a trovare la strada della crescita, e che solo recentemente sembrava tornare ad un livello di performance allineato al periodo pre-2008. Questa crisi chiama quindi all’impegno di tutte le forze economiche, sociali e politiche del Paese per identificare una nuova strada virtuosa, che riporti il Paese ad una crescita sostenibile nel lungo periodo”.

“Le risorse messe a disposizione dall’Ue hanno pochi precedenti, Recovery Fund e bilancio pluriennale insieme mettono a disposizione degli Stati Membri oltre 1.800 miliardi – ricorda De Molli – Ma occorre individuare strategie efficaci su cui convogliare lo sforzo, che pongano al centro gli investimenti e correggano gli squilibri di lungo periodo dell’economia italiana. In questo senso, tra le più importanti frecce a disposizione del Sistema-Italia, vi è sicuramente il Cloud Computing. Questa tecnologia infatti, se adottata a livello sistemico, permetterebbe di incidere positivamente su quelle dimensioni che hanno maggiormente frenato la crescita e il benessere del Paese nei decenni passati. Innanzitutto, il basso livello di produttività associato, per via diretta e indiretta, ad una Pubblica Amministrazione poco efficiente ed inefficace nel sostenere cittadini e sistema produttivo.”

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