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Data center, col cloud -75% di rack: forte risparmio su costi ed energia

La società di gestione investimenti Jm Finn è riuscita a portare i dispositivi da 24 a 6 grazie alla migrazione a Nutanix Cloud Platform effettuata in soli due fine settimana. Il Ciso Cosson: “Vantaggi tangibili immediatamente”. Dimezzato il personale necessario per supportare la nuova infrastruttura: i dipendenti in altri ruoli per sfruttare al meglio la nuova tecnologia

Pubblicato il 19 Dic 2022

A. S.

DATA CENTER

Snellire l’infrastruttura del proprio data center passando da 24 a sei rack di dispositivi grazie alla migrazione su una piattaforma cloud. Il caso di Jm Finn, società di gestione degli investimenti, è emblematico dei vantaggi della migrazione al cloud, in termini di riduzione della necessità di rack ma anche per la riduzione dell’impronta di carbonio e dei consumi energetici grazie agli effetti positivi sui requisiti di alimentazione di raffreddamento. Protagonista della transizione di Jm Finn è Nutanix, società specializzata nell’hybrid multicloud computing.

La storia di Jm Finn

Dalla sua fondazione nel 1946, Jm Finn è in crescita costante, fino a vantare un portfolio multimiliardario e una reputazione eccellente nell’offerta di servizi di investimenti finanziari incentrati sul singolo cliente. Con una forte attenzione alla fornitura di servizi di elevata qualità a una base di clienti eterogenea, Jm Finn – si legge in una nota – ha deciso di guardare al cloud computing come parte dei propri piani di trasformazione per rendere l’IT dell’azienda più agile, efficiente dal punto di vista dei costi e più semplice da gestire.

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La piattaforma Nutanix Cloud Platform

A indirizzare Jm Finn verso la scelta di Nutanix ha contribuito il fatto che la società aveva già utilizzato Nutanix Cloud Platform per sostituire un’importante componente storage preesistente e per ospitare in tempi brevi un’applicazione Euc in tutta l’azienda, con l’obiettivo di supportare il lavoro da casa dei propri dipendenti durante l’emergenza pandemia. “La soluzione – spiega Nutanix in una nota – garantiva la neutralità dell’hypervisor, il che ha permesso a Jm Finn di migrare rapidamente la maggior parte delle macchine virtuali VMware esistenti invece che passare immediatamente all’hypervisor Ahv di Nutanix”.

Oltre 300 persone in telelavoro in meno di una settimana

“Avendo trasferito con successo una forza lavoro di oltre 300 persone in telelavoro in meno di una settimana, sapevamo bene cosa fosse in grado di fare la piattaforma cloud Nutanix e quanto fosse facile da gestire – sottolinea Jon Cosson, Head of IT e Ciso di Jm Finn, ha dichiarato – In soli due fine settimana abbiamo trasferito sia il nostro data center primario che quello secondario, ma non solo. Migrando tutti i nostri server e applicazioni legacy sulla piattaforma cloud di Nutanix siamo riusciti a ridurre l’ingombro complessivo dei rack del 75% e a ottenere vantaggi tangibili in termini di costi operativi e impatto ambientale”.

I vantaggi della riduzione dei rack

Dopo una fase di assessment per analizzare le esigenze dell’azienda, Cosson e il suo team hanno elaborato un progetto che ha permesso a Jm Finn di ridurre l’infrastruttura del data center da ventiquattro a soli sei rack. I vantaggi in termini di prestazioni si sono visti sin da subito e i costi di gestione si sono significativamente ridotti: Jm Finn – prosegue il comunicato – ha così potuto dimezzare il personale necessario per supportare la nuova infrastruttura, spostando i dipendenti in altri ruoli per sfruttare al meglio la nuova tecnologia.

I nuovi dispositivi

I dispositivi necessari sono stati ordinati e installati rapidamente prima in un nuovissimo data center primario nel Suffolk e poi in un sito secondario nell’Hampshire, per fornire ulteriori funzionalità di backup e disaster recovery. Una volta in funzione, la migrazione è stata programmata per i successivi fine settimana, per evitare qualsiasi interruzione, e il processo si è concluso senza problemi.

Nessuna interruzione del servizio

“È andato tutto benissimo, non c’è stata alcuna interruzione del servizio e non ci sono stati reclami, il che è un gran successo per un progetto come questo, che avrebbe potuto causare seri problemi all’azienda” conclude Cosson. Per il futuro Jm Finn si pone ora l’obiettivo di sfruttare appieno il nuovo cloud privato per ridurre ulteriormente i costi operativi e ottimizzare il valore dell’investimento. E oltre all’individuazione dei carichi di lavoro per il passaggio all’hypervisor Nutanix Ahv, Jm Finn prevede anche di pianificare la migrazione dei sistemi Ibm legacy nei prossimi mesi.

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