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Data center, Digital Realty apre le porte del maxi-cantiere di Trigoria


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Prende forma nell’ex area industriale Acea il futuro polo di interconnessione tra Centro-Sud e Mediterraneo. Il campus prevede sei edifici e 35,2 MW di capacità informatica su 22 ettari, con la prima fase da completare entro il 2027

Pubblicato il 1 ott 2026



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Digital Realty Trigoria
Alessandro Talotta, amministratore delegato di Digital Realty in Italia


Punti chiave

  • Digital Realty trasforma l’ex sito ACEA a Trigoria in un campus data center: 22 ha, sei edifici (ROM1–ROM6), 35,2 MW totali; ROM1 3,2 MW entro 2027.
  • Campus neutrale di colocation con nodo Namex, accesso a oltre 150 PoP, integrazione con PlatformDIGITAL e collegamenti diretti a cavi sottomarini per bassa latenza.
  • Certificazione di design Tier IV (Uptime Institute), impianti ridondanti, tre ingressi fibra indipendenti, alimentazione 100% rinnovabile, raffreddamento a circuito chiuso e riqualificazione urbana.
Riassunto generato con AI


Nell’ex centro gestionale Acea di Via delle Testuggini, a Trigoria, prende forma il progetto con cui Digital Realty punta a realizzare il più grande campus interconnesso dell’Italia centrale e meridionale. L’apertura del cantiere permette di osservare gli spazi e le scelte impiantistiche del primo edificio, ROM1, destinato a ospitare apparecchiature informatiche e connessioni fra operatori di rete, fornitori cloud e imprese.

Su un’area industriale dismessa di 22 ettari nel Municipio IX sorgeranno progressivamente sei edifici, denominati da ROM1 a ROM6, per una capacità complessiva di 35,2 megawatt destinata alle apparecchiature informatiche e oltre 16.000 metri quadrati di spazio attrezzato per i clienti. Il primo edificio, ROM1, rappresenta la fase iniziale del piano: offrirà 3,2 megawatt di potenza IT, con completamento previsto entro il 2027.

Il valore delle connessioni tra reti, cloud e imprese

ROM1 sarà neutrale rispetto agli operatori di telecomunicazioni e ai fornitori cloud. Il modello è quello della colocation: le aziende potranno ospitare le proprie apparecchiature utilizzando gli spazi, l’alimentazione e il raffreddamento del campus, scegliendo liberamente i servizi di rete e le piattaforme cui collegarsi. La presenza nella stessa struttura faciliterà lo scambio di dati fra i diversi soggetti.

Nei piani della società, ROM1 avrà connessioni dirette con tre sistemi di cavi sottomarini internazionali e ospiterà il nodo primario dell’Internet Exchange Namex, il punto di scambio attraverso cui le reti possono scambiarsi traffico. L’infrastruttura offrirà inoltre accesso a oltre 150 punti di presenza di rete e alla piattaforma globale PlatformDIGITAL.

L’obiettivo è ridurre la latenza tra il Nord e il Sud del Paese, migliorando i tempi di risposta delle applicazioni e l’accesso alle reti internazionali.

Il modello di Marsiglia e la strategia nel Mediterraneo

Per Roma, Digital Realty guarda al modello sviluppato a Marsiglia, dove convergono reti terrestri e cavi sottomarini.

“La nostra ambizione per Roma va ben oltre la disponibilità di capacità computazionale – spiega Alessandro Talotta (nella foto in apertura), amministratore delegato di Digital Realty in Italia – vogliamo costruire il polo di interconnessione neutrale di riferimento per l’Europa meridionale. Sviluppare un’infrastruttura da 35 MegaWatt significa offrire al sistema Paese una porta d’accesso verso il Mediterraneo, l’Africa e l’Asia, garantendo alle imprese italiane una connettività ad altissima velocità e con bassissima latenza”.

Talotta: “Consumo d’acqua ed energia, sfatiamo i falsi miti”

“Il primo mito da sfatare riguarda il consumo d’acqua – argomenta Talotta – Il nostro impianto utilizza un circuito chiuso: il liquido viene caricato e continuamente riutilizzato, come nel radiatore di un’automobile. Questo sistema non richiede prelievi continuativi dalla rete idrica urbana o dalla falda”.

Sull’energia, Talotta richiama il confronto con le strutture informatiche distribuite nelle aziende: “I data center vengono definiti energivori, ed è vero che i consumi sono importanti. Bisogna però considerare l’efficienza con cui vengono progettati e realizzati. Se verificassimo l’efficienza energetica dei singoli centri di elaborazione e degli impianti delle imprese sparsi in Italia, vedremmo che concentrare queste risorse in una struttura dedicata sarebbe molto più efficiente. Per valutare l’impatto dei data center occorre considerare anche questo beneficio”.

Il manager chiarisce poi la vocazione di ROM1: “Questo primo data center è dedicato alla colocation e allo sviluppo delle interconnessioni fra reti in fibra ottica. Nella fase di avvio pensiamo di ospitare almeno un centinaio di operatori, nazionali e internazionali. Gli edifici successivi saranno maggiormente orientati a ospitare contenuti e grandi fornitori cloud. La nostra strategia è costruire prima l’hub di interconnessione e poi affiancargli i contenuti da distribuire. Le imprese sono i primi clienti che desideriamo avere, e il lavoro dei system integrator può generare un indotto importante anche in termini di competenze e occupazione”.

Restano i vincoli alla competitività degli investimenti in Italia: “Portiamo avanti progetti di sviluppo dei data center che possono avere un impatto importante sulla competitività del Paese, ma ci confrontiamo con costi dell’energia molto elevati e tempi lunghi per ottenere le autorizzazioni – conclude Talotta – Accelerare lo sviluppo delle rinnovabili contribuirebbe anche a contenere i prezzi energetici. A Roma abbiamo un’ottima collaborazione con il Comune: il progetto recupera un’area abbandonata, con benefici per la cittadinanza”.

Una crescita modulare, a partire da 3,2 megawatt

Il primo edificio avrà una superficie complessiva di 5.000 metri quadrati, con 2.000 metri quadrati di spazio per le apparecchiature dei clienti suddivisi in quattro moduli operativi. Lo sviluppo seguirà la domanda. I clienti potranno scegliere singoli armadi per i server oppure aree e sale riservate, in funzione delle proprie esigenze.

Il progetto prevede inoltre configurazioni ad alta densità, fino a 150 kilowatt per armadio, per accogliere sistemi di calcolo avanzato e applicazioni di intelligenza artificiale.

Continuità dei servizi e controllo dei dati

La continuità operativa sarà sostenuta da impianti ridondanti e da tre ingressi fisicamente indipendenti per la fibra ottica. La disponibilità di percorsi distinti serve a ridurre il rischio che un guasto su un collegamento comprometta l’accesso alle reti.

Secondo Digital Realty, ROM1 ha già ottenuto la certificazione Tier IV Design Document dell’Uptime Institute, relativa alla documentazione progettuale. È stato inoltre avviato il percorso per la certificazione della struttura costruita.

Digital Realty gestirà l’infrastruttura fisica e i servizi abilitanti; la proprietà e la responsabilità dei dati resteranno ai clienti, che potranno mantenere in Italia i sistemi installati nel campus.

Energia rinnovabile e recupero del calore

L’alimentazione elettrica del campus sarà coperta al 100% da fonti rinnovabili certificate. Digital Realty spiega che l’approvvigionamento avverrà attraverso acquisti sul mercato energetico accompagnati da Garanzie d’origine, che attestano la provenienza rinnovabile dell’energia acquistata. Per il progetto romano, la società esclude la realizzazione diretta di impianti fotovoltaici a terra su suolo agricolo.

Un momento della visita al cantiere del data center Rom1 di Digital Realty

Gli impianti forniti da Schneider Electric e Vertiv sfrutteranno anche il free-cooling, ossia l’utilizzo delle condizioni climatiche esterne favorevoli per ridurre il lavoro necessario al raffreddamento. Sul fronte elettrico sono previsti quadri di media tensione con isolamento in aria, privi di esafluoruro di zolfo, un gas a effetto serra impiegato in apparecchiature tradizionali.

Il calore prodotto dai server potrebbe invece essere destinato, in futuro, a reti di teleriscaldamento per abitazioni ed edifici pubblici. Il recupero resta subordinato alla presenza di infrastrutture cittadine e condizioni urbanistiche adeguate: la società manifesta l’intenzione di valorizzare l’energia termica residua quando sarà possibile collegarla a utilizzatori locali.

Il recupero dell’area Acea e gli interventi sul quartiere

La costruzione è affidata al general contractor Techbau. Il terreno è interamente di proprietà di Digital Realty e, secondo la società, il piano rispetta i parametri urbanistici già autorizzati, senza aumento delle volumetrie o dell’impronta a terra e senza occupazione di suolo naturale o agricolo.

Al progetto tecnologico si accompagna la riqualificazione di circa 500 metri di Via delle Testuggini, con il rifacimento della carreggiata a doppio senso, nuovi marciapiedi protetti e parcheggi anche a uso pubblico. Sono inoltre previsti l’ammodernamento dell’illuminazione con sistemi a Led e la piantumazione di 62 lecci.

Veloccia: rigenerazione urbana e competitività per Roma

Il recupero dell’ex area Acea è al centro dell’intervento di Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale. “Questo progetto risponde a due esigenze: da un lato dotare il territorio di una struttura importante per la competitività delle imprese e del sistema Roma, dall’altro recuperare uno spazio che era abbandonato”, sottolinea.

Da sinistra, Alessandro Talotta e l’assessore Maurizio Veloccia

Un intervento che, per l’assessore, traduce una precisa visione urbanistica, quella – ogni volta che è possibile – di “non occupare nuovo suolo, ma rigenerare i luoghi dismessi”. “Quando viene una realtà che recupera un luogo, siamo anche più forti nel cercare di rafforzare alcuni servizi come il trasporto pubblico”, conclude Veloccia.

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