IL REPORT

Data center, è necessaria una nuova ondata di investimenti

La forte domanda di tecnologie e sistemi IT dovrà fare il paio con il rispetto di stringenti requisiti di sostenibilità. Gli operatori dovranno fronteggiare problemi di scala e complessità, nonché spingere su innovazioni in materia di raffreddamento delle infrastrutture. Il think tank Uptime Institute svela le 5 tendenze chiave per il 2024

Pubblicato il 25 Gen 2024

Domenico Aliperto

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Nei prossimi 12 mesi molti cloud provider saranno costretti a fare marcia indietro rispetto agli obiettivi dichiarati pubblicamente, in primis perché gli sforzi sul fronte della sostenibilità faticano a tenere il passo con il crescente controllo normativo. Si tratta di una delle evidenze condivise dal think tank Uptime Institute all’interno di un rapporto sulla resilienza dei data center che cerca di fare luce sulle cinque tendenze su cui, secondo il gruppo di lavoro, si innesteranno la crescita e lo sviluppo del settore delle infrastrutture digitali nel corso del 2024.

Sarà sempre più difficile centrare gli obiettivi di sostenibilità

Il primo e forse più importante trend è per l’appunto quello che riguarda la sfida della sostenibilità. In particolare, Uptime Institute prevede che il 2024 segnerà l’inizio di un “periodo impegnativo” per il settore dei data center che durerà fino al 2030, in quanto “le organizzazioni lottano per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e i requisiti di rendicontazione, si scontrano con le autorità di regolamentazione (e anche con alcuni partner) e si sforzano di allineare i propri obiettivi aziendali con quelli di sostenibilità”.

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Le autorità di regolamentazione d’altra parte continuano a rafforzare il loro controllo sul settore nel suo complesso e stanno intraprendendo azioni tese ad aumentarlo. Le iniziative in arrivo, come la direttiva dell’Unione Europea sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale, faranno pressione sulle grandi aziende e sulle società quotate in borsa nella maggior parte delle principali economie affinché rendano conto, ad esempio, delle loro emissioni di carbonio e dei rischi legati al clima che corrono. Inoltre, a breve entrerà in vigore la direttiva Ue sull’efficienza energetica, che richiederà agli operatori di comunicare in modo più dettagliato l’efficienza energetica delle loro apparecchiature IT e di rete.

Le organizzazioni che si sforzano di soddisfare i requisiti di queste nuove direttive e normative possono trovarsi pubblicamente denunciate per la loro inadempienza. A titolo di esempio, l’Uptime Institute cita la decisione dell’iniziativa Science Based Targets (SBTi), sostenuta dalle Nazioni Unite, di rimuovere la società madre di Amazon Web Services dall’elenco delle aziende impegnate nella lotta al cambiamento climatico.

Amazon si era precedentemente impegnata nel 2019 a eliminare o compensare tutte le sue emissioni di carbonio entro il 2040, ma nell’agosto del 2023 è stata cancellata dall’elenco di aziende impegnate dell’SBTi perché non ha convalidato il suo obiettivo di emissioni nette a zero.

Occorrono nuovi investimenti

Per gli operatori dunque sarà “più difficile e più costoso” mantenere i propri impegni di sostenibilità e lavorare per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni dichiarati pubblicamente, prosegue Uptime, il che significa che alcuni player potrebbero essere costretti a fare marcia indietro sui propri impegni o a diventare meno trasparenti sui progressi che stanno compiendo. L’alternativa, naturalmente, è quella di aumentare ulteriormente gli investimenti.

“Il raggiungimento di obiettivi pubblici più severi non sarà facile per chi gestisce infrastrutture critiche”, spiega Uptime Institute. “Il maggiore utilizzo di software e processori più energivori, la mancanza di disponibilità di energia rinnovabile nella rete elettrica e i crescenti requisiti di resilienza di fronte al cambiamento climatico, ad esempio, renderanno più difficile ridurre le emissioni di carbonio”.

Secondo Uptime, ciò potrebbe indurre alcuni operatori ad adottare misure per diventare meno disponibili nel riferire le varie metriche di sostenibilità, limitandosi a divulgare le “informazioni necessarie”. La situazione, però, potrebbe spronare altri a comportarsi in modo diverso. “Il settore potrebbe trovarsi a un punto di inflessione”, si legge nel rapporto. “Le pressioni associate alla conformità possono anche incoraggiare l’adozione diffusa di strategie di sostenibilità più aggressive e ponderate, favorendo investimenti progressivi ed efficaci”.

Gli altri quattro trend per il 2024

Oltre che col tema della rendicontazione delle emissioni di carbonio dei data center, nel corso del 2024, secondo Uptime Institute, i cloud provider dovranno confrontarsi con altri quattro macro-trend.

Il fervore per l’AI ha spinto il settore dei data center a prepararsi a un aumento significativo della domanda e a una maggiore necessità di energia e raffreddamento. Sebbene l’impatto complessivo sui data center possa essere profondo, i servizi più esigenti saranno però forniti solo da alcuni player. Per la maggior parte degli operatori, l’impatto sarà indiretto: la sfida immediata sarà dunque quella di trovare il modo migliore per offrire un mix più ricco di densità e livelli di resilienza dalla stessa struttura.

Il rapporto spiega poi come gli operatori abbiano tardato a trarre vantaggio dagli sviluppi del software, della connettività e delle tecnologie dei sensori che possono aiutare a ottimizzare e automatizzare il funzionamento delle infrastrutture critiche. Questa situazione sta iniziando a cambiare, con un numero crescente di operatori che abbracciano nuovi strumenti e l’uso intelligente dei dati (compreso l’apprendimento automatico). Ma il mercato è ancora in evoluzione e ci saranno rischi legati alla complessità, alla scarsa implementazione e alla scelta degli strumenti.

In evidenza anche la questione dell’efficienza energetica: gli operatori si aspettano molto dal raffreddamento diretto a liquido in termini di miglioramento dell’efficienza e della sostenibilità. Tuttavia, questi vantaggi saranno fuori portata per molte organizzazioni. Ma secondo il rapporto, l’introduzione lenta di questa tecnologia, caratterizzata da ambienti misti, da un’ottimizzazione limitata e dalla continua richiesta di funzionamento in parallelo dei sistemi esistenti, limiterà il suo contributo all’efficienza dell’infrastruttura, anche se necessario.

La costruzione di nuovi campus di colocazione hyperscale, collegati da fibra ad ampia larghezza di banda, infine, alleggerirà la pressione sugli hotspot dei data center tradizionali e, a lungo termine, abbasserà i prezzi della colocazione. Come soluzione alla domanda vertiginosa di calcolo e storage, il campus hyperscale emergerà lentamente, con la disponibilità di fibra e di energia come fattori critici.

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