SCENARI

Edge computing, ecco come rendere “future proof” la gestione dei dati

Secondo Idc il 61% delle imprese ha bisogno di intelligenza artificiale e machine learning per prendere decisioni migliori, rendere più efficaci ed efficienti i processi e migliorare la user experience. Ma soltanto il 25% ha intrapreso il cammino

Pubblicato il 02 Gen 2023

edge

Man mano che assistiamo alla generazione di volumi sempre più imponenti di dati e alla necessità di analizzarli in tempo reale, si rende sempre più evidente per le aziende la convenienza di costruire strategie di Edge IT sempre più solide, che consentano di prendere le decisioni migliori, di ottimizzare i processi e di offrire una user experience sempre più semplice e immediata. È questa la conclusione a cui giunge l’e-book di Idc Modernizing edge infrastructure for digital-first operations”, secondo cui le strategie per la convergenza dei sistemi IT e OT, e il ruolo dell’utilizzo di infrastrutture digitali per le operations sarà sempre più centrale per il successo, con l’introduzione di tecnologie sempre più smart e dotate di sensori che trasmetteranno informazioni che potranno essere analizzate, immagazzinate e protette soltanto grazie all’utilizzo di infrastrutture edge.

I vantaggi di intelligenza artificiale e machine learning

Dai dati pubblicati da Idc emerge che il 61% delle aziende oggi afferma di essere impegnato a spostare sempre più carichi di lavoro in ambito edge, spinto dalla necessità di una bassa latenza e della qualità delle applicazioni. In questo quadro le infrastrutture IT e l’innovazione digitale sono utili per migliorare le operations in una serie di modi, con l’intelligenza artificiale e il machine learning che, grazie alle infrastrutture digitali, possono aiutare le imprese a tenere sotto controllo in tempo reale le linee di produzione, per identificare velocemente eventuali difetti o problemi arrivando anche ad anticiparli. Un ulteriore vantaggio è quello di analizzare in profondità le immagini, ad esempio per le applicazioni sanitarie, per diagnosticare eventuali criticità e di abilitare, sempre in campo medico, la chirurgia con assistenza da remoto, consentendo la collaborazioni tra esperti che si trovano in luoghi diversi e anche molto distanti. Nel campo delle infrastrutture critiche, inoltre, questo genere di tecnologie rendono possibile l’ispezione, ad esempio, delle reti di distribuzione del gas per identificare perdite o tenere sotto controllo le condizioni ambientali. Nel campo dell’edilizia, infine, è possibile creare gemelli digitali degli edifici, città, magazzini o data center per migliorarne l’efficienza e la sicurezza.

WHITEPAPER
Report Gartner: guida all’innovazione dell’analisi con la composizione in cloud
Cloud
Cloud storage

Ma i carichi di lavoro necessari per abilitare queste innovazioni potrebbero mettere a dura prova le infrastrutture esistenti, e rendono necessario un ripensamento dei modelli utilizzati finora per supportare le nuove strategie, come ad esempio il public cloud, il private cloud, i servizi gestiti e il tradizionale IT proprietario.

I vantaggi offerti dalle infrastrutture edge

Secondo l’analisi di Idc un crescente numero di organizzazioni, che arriva ai due terzi del totale, sta considerando e implementando una combinazione di modelli di sviluppo di infrastrutture edge per risolvere il problema della crescente mole di dati, del costo in aumento del trasporto delle informazioni, e delle performance e della latenza necessari per ottenere le performance migliori mantenendo il controllo sui dati e la loro sicurezza.

La modernizzazione delle infrastrutture edge

Se le infrastrutture edge tradizionali consentono la trasmissione di dati tra siti esterni e il datacenter “core”, quelle più moderne sono pensate per supportare modelli più complessi e interconnessi, che assicurano l’analisi dei dati fin dai luoghi in cui i dati si trovano, mettendo in comunicazione diretta le diverse location, diminuendo i rischi di interruzione dei servizi. Si tratta di incidenti che – secondo le rilevazioni di Idc – sono stati sperimentati dal 60% delle aziende, mentre il 46% teme che questo genere di problemi possano mettere a rischio le attività e il benessere di impiegati e clienti.

Altra questione chiave che spinge verso la modernizzazione delle infrastrutture edge è la considerazione che le applicazioni più moderne che richiedono l’utilizzo di intelligenza artificiale o machine learning richiedono con urgenza crescente prestazioni di high-performance computing per funzionare al meglio o dispiegare il massimo delle proprie potenzialità.

Quando è necessario lo scatto tecnologico

Per valutare quanto il passaggio tecnologico è necessario per la competitività di un’azienda serve – secondo la lettura di Idc – la collaborazione tra la divisione IT e il board della società, seguendo uno schema che porti a identificare quali siano i benefici misurabili abilitati dalla nuova efficienza operativa, quali i benefici per il prodotto finale o la qualità del servizio, quali per la sicurezza e il benessere, e quali per consentire ulteriori innovazioni e miglioramenti della user experience di utenti o partner. Per dare la risposta più adeguata caso per caso – sottolinea Idc – sarà necessario prendere in considerazione diverse piattaforme Edge IT, considerando per ognuna anche le implicazioni e i requisiti che impattano sulle norme di compliance che riguardano il settore specifico.

Nel campo dell’healthcare, ad esempio, sarà fondamentale tenere in considerazione le tecnologie che rendono possibile la telemedicina e la diagnostica tramite l’intelligenza artificiale, fino ad arrivare alla realtà aumentata o alla chirurgia tramite l’utilizzo della robotica.

Un mercato ancora poco maturo

A fronte di queste prospettive, la ricerca messa in campo da Idc evidenzia come il mercato delle “digital-first operations” sia ancora relativamente immaturo: mentre infatti il 25% delle aziende è già avviato sulla strada di ottenere il massimo del valore dai dati, è più ampia la percentuale – siamo in questo caso al 38% – delle società che ammettono di essere ancora in una fase iniziale, mentre il 32% dice di avere una grande mole di dati a disposizione dai quali però non è ancora in grado di trarre insight di valore.

I primi passi per le Digital-First Operations

Il passaggio alle “digital-first operations” richiede, secondo l’analisi di Idc, un cambio di mentalità, e non semplicemente un upgrade tecnologico. Per questo sarà necessario prendere in considerazione un approccio eterogeneo, che punti a ridurre la complessità per lo sviluppo e la gestione delle risorse distribuite, con l’obiettivo di anticipare anche le sfide del futuro. Questo comporterà anche la necessità di andare alla ricerca di nuove modalità per portare l’innovazione nel proprio campo di attività, considerando anche le tecnologie che si sono dimostrate vincenti in comparti differenti dal proprio, con l’obiettivo di sviluppare nuove strategie per connettersi con i clienti e con i partner.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Valuta questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articolo 1 di 5