IL WHITE PAPER

Gaia-X, tre modelli di mercato per l’Italia. La ricetta del Cefriel

Creare valore dallo scambio di dati digitali e superare il concetto di silos attraverso uno “store” condiviso da più attori in chiave di ecosistema. Questa la strada da percorrere per cogliere le potenzialità del cloud “europeo”

28 Gen 2022

Federica Meta

Giornalista

Creare valore dallo scambio di dati digitali e superare il concetto di silos attraverso uno “store” condiviso da più attori in chiave di ecosistema. Questa la strada da percorrere per cogliere le potenzialità del cloud “europeo” secondo il Cefriel. Il centro ha elaborato un white paper in cui evidenzia come gli Ecosistemi Digitali siano modelli utili ad abilitare la collaborazione e la condivisione della conoscenza tra imprese, organizzazioni e Pubbliche Amministrazioni attraverso lo scambio di dati, informazioni e servizi ovvero la creazione di mercati Business To Business di prodotti digitali come, ad esempio, flussi informativi, connettori a servizi digitali o anche funzionalità infrastrutturali (le capacità di elaborazione erogate in cloud per citarne una).

L’apertura della conoscenza finalizzata ad aumentare la competitività è un altro elemento chiave sottolineato dal White Paper, che racconta Gaia-X come modello applicabile in diversi mercati: aziendali, per la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di una singola impresa o di un gruppo di imprese; interaziendali, per la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di specifiche filiere di imprese (supply chain); aperti, per la distribuzione di prodotti digitali B2B potenzialmente a tutti i soggetti economici interessati, anche non noti a priori.

I modelli di mercato nel dettaglio

Secondo l’analisi del Cefriel i mercati che possono essere istanziati applicando il modello Gaia-X sono sostanzialmente di tre tipi:

  • Aziendali: tipologie di mercato che abilitano la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di una singola impresa o di un gruppo di imprese. In questo contesto, i partecipanti all’ecosistema sono le diverse aziende di uno stesso gruppo industriale / le diverse business line o funzioni appartenenti alla stessa azienda, le quali hanno necessità di scambiare tra loro asset diversificati al fine di creare ulteriore valore di business. Esempi di mercato di questo tipo possono essere i portali aziendali interni per lo scambio di Api e data set.
  • Interaziendali: tipologie di mercato che abilitano la distribuzione di prodotti digitali B2B all’interno di specifiche filiere di imprese (supply chain). In questo contesto, i partecipanti all’ecosistema sono ben precisi soggetti economici che hanno necessità di scambiare tra loro asset digitali al fine di offrire un prodotto / servizio integrato, alla cui erogazione concorre – per la propria quota parte – ciascuno dei soggetti coinvolti. Esempi di mercato di questo tipo possono essere i portali che supportano lo scambio di API tra i soli attori appartenenti ad una determinata filiera logistica, al fine di automatizzare l’integrazione dei processi (questo è quanto già accade ad esempio nell’ambito dell’Ecosistema di Malpensa Cargo City5, che come Cefriel abbiamo contribuito a realizzare).
  • Aperti: tipologie di mercato che abilitano la distribuzione di prodotti digitali B2B potenzialmente a tutti i soggetti economici interessati, anche non noti a priori. In questo contesto, la partecipazione all’ecosistema è normalmente regolamentata da un contratto di adesione, ma non presenta particolari restrizioni se non il vincolo di dover rispettare le regole e le linee guida definite. Esempio di mercato di questo tipo è l’Ecosistema Digitale E015, nato in vista dell’esposizione universale Expo Milano 2015 con il coordinamento tecnico-scientifico di Cefriel e ad oggi operato, sempre con il coinvolgimento di Cefriel, da parte di Regione Lombardia.

Per le imprese e le istituzioni, questi tre modelli di mercato rappresentano altrettante opportunità di creazione di valore derivante dallo scambio di dati  digitali, che altrimenti rimarrebbero sottoutilizzati in “silos” informativi separati e non comunicanti.

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Nel modello relativo al perimetro aziendale, i dati non presentano problemi di potenziale conflitto di interessi sui diritti di proprietà intellettuale: ciò semplifica il flusso informativo interfunzionale, ma non garantisce che si creino sufficienti incentivi a effettuare uno scambio effettivo. Le architetture a ecosistema applicate a gruppi aziendali non solo abbattono i costi di transazione tra le diverse aree titolari dei dati, ma – rendendo espliciti a tutti gli attori i benefici derivanti dall’aggregazione e dall’elaborazione dei dati stessi – genera esternalità positive in tutto il perimetro organizzativo, innescando un circolo virtuoso grazie a meccanismi di imitazione ed estensione delle catene di scambio.

Nel perimetro interaziendale, lo scambio informativo si basa su logiche sia di tipo collaborativo sia di tipo competitivo, e deve tenere conto delle asimmetrie dei diritti di proprietà dei dati. In questi casi le architetture a ecosistema digitale distribuito consentono di minimizzare le resistenze dei diversi soggetti di una filiera alla condivisione del dato, compensandole con le efficienze
di standardizzazione, e in molti casi anche con la riduzione del rischio o con la mitigazione del livello di incertezza che possono venire garantite dall’attore capo-filiera.

Una configurazione a ecosistema digitale di filiera presenta quindi potenziali benefici anche dal punto di vista finanziario, consentendo di costruire modelli di rating “data driven” relativi a tutta la catena, nei quali i dati originati e garantiti dal capo-filiera svolgono il ruolo di collaterale a garanzia, migliorando il merito di credito di tutta la catena di fornitura e costituendo quindi un chiaro incentivo all’interscambio informativo in modalità distribuita e standardizzata da parte di tutti i membri.

Infine, nel modello a perimetro aperto, i diritti di proprietà sono spesso risolti tramite approcci di tipo “open data” e gli attori non sono necessariamente legati ex ante da relazioni reciproche. Qui le architetture a ecosistema presentano il beneficio di favorire aggregazioni creative di soggetti diversi, minimizzando tempi e costi per la pattuizione relativa all’accesso reciproco ai dati e fornendo una sintassi standardizzata.

L’effetto complessivo è la creazione di una nuova categoria di “beni informativi pubblici” che contribuiscono a migliorare sia la produttività dei soggetti privati
partecipanti o comunque beneficiari, sia il social welfare generato da istituzioni pubbliche.

Gaia-X e lo European Strategy for Data

Gaia-X rappresenta un’opportunità concreta non solo per supportare l’attuazione della European Strategy for Data, ma anche per creare le “fondamenta” dell’intera strategia europea per la regolamentazione dei moderni mercati digitali B2B.

La European Strategy for Data, infatti, identifica nei dati una risorsa essenziale per la crescita economica, la competitività, l’innovazione e il progresso sociale del nostro continente e per questo motivo intende promuovere la creazione di veri e propri “market of data”. I data spaces costituiranno il motore primo di tali mercati e consentiranno a un numero sempre più ampio di soggetti di poter rendere disponibili le proprie informazioni, mantenendone al tempo stesso completo controllo.

Sul piano della regolamentazione, la Commissione Europea ha recentemente proposto il Data Governance Act, che costituisce di fatto un primo elemento concreto per l’attuazione della European Strategy for Data. Esso, infatti, indica un framework di riferimento per abilitare il riuso di specifiche categorie di dati, in ottemperanza al principio della sovranità del dato (secondo il quale chi mette a disposizione le proprie informazioni ad altri soggetti non ne deve perdere il controllo).

Il Data Governance Act costituisce un elemento fondamentale della strategia digitale dell’Unione Europea, la quale – grazie anche alla definizione di altri strumenti di regolamentazione quali ad esempio il Digital Markets Act (per la regolamentazione dei principi di economia industriale dei mercati digitali) e il Digital Services Act (per la definizione dei meccanismi di controllo nell’ambito dell’erogazione di servizi digitali) – intende assicurare ai cittadini europei il pieno rispetto dei propri diritti fondamentali anche nell’ambito dell’utilizzo delle moderne piattaforme online.

A questi regolamenti si affiancherà a breve anche un Data Act che mirerà a facilitare e promuovere lo scambio e la condivisione dei dati B2G (Business to Government).

In tale contesto, Gaia-X rappresenta certamente un’opportunità concreta non solo per support are l’attuazione della European Strategy for Data, ma anche per creare le “fondamenta” dell’intera strategia europea per la regolamentazione dei moderni mercati digitali B2B.

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