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GOOGLE CLOUD SUMMIT 2018

Google Cloud tenta la “scalata” italiana. Fregi: “Puntiamo a settori strategici”

Finanza, Media & Entertainment, Retail e Pubblica amministrazione i quattro assi su cui punta l’azienda americana. L’obiettivo è convincere anche i “big” che il cloud pubblico è un’occasione da non sottovalutare

24 Mag 2018

Domenico Aliperto

Anche in Italia il Public Cloud si sta sempre più affermando come il vero motore della trasformazione. Non solo digitale, ma soprattutto di business. Flessibilità, modularità, potenza di calcolo e, forse per la prima volta, sicurezza e compliance normativa sono gli assi che la Nuvola può giocare nei confronti delle organizzazioni in cerca di costi da contenere o di nuovo valore da generare. Anche per le grandi imprese attive in settori molto regolamentati. Le case history ospiti del Google Cloud Summit 2018, che si è tenuto oggi a Milano, sono la testimonianza di questo cambiamento: da Wind Tre a Enel, passando per Azienda Zero, il gruppo che gestisce i servizi informatici per la Sanità della Regione Veneto, ciascuna organizzazione ha raccontato in che modo il cloud e tutte le soluzioni e le tecnologie ivi abilitate stanno contribuendo a indirizzare le nuove esigenze di clienti e forza lavoro.

Nello specifico, sono G Suite e la nuova applicazione di Machine Learning AutoML i prodotti con cui Fabio Fregi, Country Manager di Google Cloud per l’Italia, conta di fare breccia in settori vitali come Finanza, Media & Entertainment, Retail e Pubblica amministrazione. “Non possiamo divulgare dati disaggregati su mercati specifici, ma possiamo dire che le performance della piazza tricolore rispecchiano la crescita del business a livello internazionale”. Per dare un’idea, Google Cloud genera un giro d’affari di un miliardo di dollari a trimestre, mentre G Suite conta circa quattro milioni di clienti. Sono oltre 13 mila i partner che in tutto il mondo collaborano all’implementazione delle piattaforme. Il summit italiano è stato sponsorizzato da 25 developer locali, tra cui tre delle aziende con cui è stata stretta un’alleanza strategica globale: Salesforce, Cisco e Sap.

Ma come detto, più che le performance economiche, sono stati i casi dei clienti a tenere banco nella sessione plenaria della mattinata. Fabio Veronese, Head of ICT Infrastructure & Networks Solution Center and Head of Infrastructure & Technological Services di Enel, ha spiegato in che modo chatbot e intelligenza artificiale stanno aiutando il colosso delle Utilities nella gestione di richieste di assistenza tecnica e nella loro prevenzione. “Il nostro assistente virtuale Eddie, che si esprime utilizzando il linguaggio naturale, ha già risposto in occasione di 44mila interazioni on line, che nel 71% dei casi sono state attivate da utenti non registrati sul portale. Di queste, il 72% sono andate a buon fine, il che significa che si sono concluse con la corretta segnalazione di un disservizio. Sul fronte della manutenzione della rete, stiamo sfruttando l’intelligenza artificiale applicata alla digital image recognition per identificare anomalie sulle componenti dell’infrastruttura. Il nostro sistema raccoglie circa 65 mila immagini al giorno per un totale di 80 terabyte di dati e un costo di due milioni di euro all’anno. Grazie al nuovo approccio, siamo più efficaci nel riconoscere asset (95%) e criticità (85%) che li riguardano, con la possibilità di intervenire in maniera tempestiva prima che si verifichi un problema tecnico”.

Per Wind Tre sposare la filosofia di di Google Cloud ha significato rispondere a un potenziale aut aut: “Nel momento in cui le due telco si sono fuse, ci siamo trovati di fronte a una grossa sfida rispetto alla scelta dei sistemi informativi da utilizzare. Dovevamo rimanere con quello di Wind, con quello di Tre o crearne uno ex novo?”, ha raccontato il Cio Rob Visser. “La soluzione per l’appunto è stata l’adozione di un’architettura multi-purpose, efficiente nella gestione del consumo dei dati e, da non sottovalutare, Gdpr compliant. Questo ci ha permesso non solo di portare a termine la fusione dei sistemi con successo, ma anche di ottimizzare l’infrastruttura. Abbiamo capito che non dovevamo reinventare la ruota, ma solo il modo in cui la ruota ci aiuta a mettere in movimento i nostri servizi. Su quelli poi bisogna costruire l’elemento differenziante rispetto ai competitor”.

Lorenzo Gubian, Cio di Azienda Zero, ha infine spiegato che la ricerca di una nuova soluzione per la posta elettronica ha portato la sua organizzazione (a cui fanno capo 21 aziende sanitarie, con 70 mila dipendenti e 8,7 miliardi di euro di fatturato l’anno) a spiccare un vero e proprio salto nell’innovazione. “La gara è stata vinta da G Suite perché non cercavamo un semplice rimpiazzo della vecchia piattaforma di mailing: avevamo bisogno di un sistema che permettesse ai dipendenti di collaborare in real time e da remoto su processi delicati come quelli del settore Healthcare. Non solo è cambiato il modo in cui le persone interagiscono, ma essendo tutto erogato in modalità SaaS (Software as a Service, ndr), non dobbiamo più preoccuparci delle operations e della gestione dei sistemi. Focalizzandoci sui processi e sul nostro core business abbiamo recuperato risorse importanti”.

A margine dell’evento, CorCom ha parlato con il Country manager Fabio Fregi. “Abbiamo scelto di portare sul palco tre grandi aziende per dimostrare che anche le organizzazioni più strutturate, tradizionalmente poco propense al cloud pubblico, specialmente se attive in settori molto regolati come quello delle Tlc, delle Utilities e della PA, stanno sviluppando i propri piani di innovazione grazie a piattaforme come la nostra. Le Pmi sono invece già partite da tempo: per loro il Public Cloud ha da sempre rappresentato l’opportunità di accedere a economie di scala che permettono di erogare servizi avanzati, ideali per sviluppare a costi accessibili le stesse soluzioni in dotazione alle grandi imprese”.

Il futuro di Google Cloud in Italia passa dalla crescita dell’ecosistema dei partner, grazie a cui Fregi intende trasferire competenze e conoscenze soprattutto alle aziende di dimensioni minori, e alla spinta sull’offerta dedicata all’infrastruttura. “La collaboration pesa ancora solo per l’1% degli investimenti IT, mentre la parte infrastrutturale assorbe fino al 50% del budget. Sono quelli i servizi che cresceranno più rapidamente, guidati da Machine Learning e Big data, fiore all’occhiello della nostra proposizione. Ma gli sforzi e gli investimenti lungo questa direttrice (si parla di 30 miliardi di dollari spesi negli ultimi tre anni a livello globale, ndr) stanno già dando i loro frutti. Ho appreso proprio ieri sera che Gartner ci ha inseriti nel quadrante dei leader anche sulla parte infrastrutturale”.

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