Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

TECNOLOGIE

Il cloud mangia la banda? La risposta è la connessione privata on demand

Oggi la maggior parte delle aziende raggiunge la sua “nuvola” attraverso l’internet pubblica, basata su un modello “best effort” e non su livelli attendibili di qualità del servizio. La soluzione Console Connect di PWWC Global permette di avere connettività su misura collegata alle piattaforme dei grandi provider come Aws e Azure

28 Mag 2018

Antonio Dini

La risposta alla fame di cloud delle aziende secondo PWWC Global, colosso cinese della connettività, è l’automazione della connessione al cloud: il modo con il quale le aziende possono connettersi direttamente in maniera semplice e senza dover sviluppare internamente competenze fuori dell’ordinario.

“Il problema è semplice – spiega a CorCom Mike van der Bergh, chief marketing officer dell’azienda con sede a Hong Kong, a margine della conferenza NetEvents di San José, nella Silicon Valley – ed è questo: il cloud è diventato un asset strategico per le aziende, ma la connettività è problematica. La maggior parte dei business raggiunge il suo cloud attraverso l’internet pubblica, che invece è basata su un modello “best effort” e non su livelli attendibili di qualità del servizio. La nostra risposta è un prodotto che si chiama Console Connect e che permette di avere connessione privata, on demand, sicura e facile ovunque in qualsiasi momento”.

PCCW non è la prima ad offrire un prodotto di questo genere: sul mercato ci sono già soluzioni come Megaport, PacketFabric, Equinix ECX, Aryaka. Sono piattaforme SD-interconnection, cioè “Software defined”. “Ma – dice il Cto dell’azienda, Paul Gampe – non hanno il peso di PCCW, carrier Tier-1 con la nostra rete globale di cavi sia in terra che sottomarini: sono 630mila chilometri con una capacità di 17 Tb/s su fibra, siamo nella lista dei primi 10 per il global peering, siamo interconnessi in 60 datacenter con 103 punti Pop in 41 Paesi, e siamo il principale gateway verso la Cina”.

Un servizio di interconnessione vale nella misura in cui è effettivamente connesso non solo sulla mappa del pianeta ma anche verso i grandi provider cloud a cui puntano le aziende. A cambiare in questo caso non è tanto la connessione quanto il modo con cui questa avviene dall’interno della rete di PCCW per consentire la semplificazione e automazione promessa ai clienti.

“La nostra offerta – dice il sudafricano van der Bergh  – è costruita innanzitutto dai grandi fornitori di cloud a cui siamo interconnessi: siamo operativi con Aws, Microsoft Azure e Alibaba Cloud, tra poche settimane lo saremo con Google Cloud, Ibm Cloud, Tencent Cloud e vari fornitori di servizi SaaS, da Oracle a Sap fino a Salesforce, e stiamo aggiungendo alla connettività fisica e Layer 2 anche quella Layer 3 E-Line per la fine dell’anno”.

La posizione unica di PCCW, che tra i carrier Tier-1 è il primo a muoversi nella direzione dei servizi di automazione della connessione al cloud software defined, è quella di vedere anche molto traffico sulla sua rete e capirne la natura. L’azienda infatti non solo lavora come carrier sul suo mercato nazionale, ma fa anche da infrastruttura per altri carrier (dati e voce), per le grandi aziende multinazionali e per i grandi content provider di Internet.

“C’è una trasformazione netta – dice van der Bertgh – che riguarda le aziende e i carrier stessi: molto si stanno muovendo verso il cloud con una velocità mai vista prima, e verso i servizi che da questo possono generare. Hanno bisogno di strumenti  semplici e affidabili da usare per fare quattro cose: connettersi in modo sicuro ai fornitori di servizi cloud pubblico IaaS e alle applicazioni business critical in modalità Paas, ma anche avere connettività garantita fra le diverse sedi e verso i business partner della loro supply chain”.

PCCW vede anche più lontano: “C’è anche – dice van der Bergh – un cambiamento nella tipologia di traffico, con l’aumento dei dati provenienti dagli Over the top (Ott) e la trasformazione di molte aziende e carrier anche in content provider”. A farla da padrone non è più solo YouTube con i video o Facebook che sposta ingenti quantità di informazioni degli utenti attraverso i datacenter. Ci sono anche gli e-sports, i campionati di videogiochi online, in cui conta non solo la banda passante ma anche e soprattutto la latenza: un fenomeno che sta ridefinendo i carichi delle reti asiatiche e nordamericane ma i cui effetti si sentono anche in Europa. E poi i carrier locali, che offrono i loro servizi audio, video e professionali, spesso acquisiti da terzi utilizzando AWS o altri. Il peering, uno dei punti chiave nella topologia di internet come rete di reti grazie all’attività degli Internet Exchange tra gestori di reti, si sta trasformando e cambiando natura con la nascita di grandi fornitori di contenuti ai bordi della rete e di content delivery networks.

La strategia dell’interconnessione definita dal software per PWCC nasce con l’acquisizione strategica di Console Connect un anno e mezzo fa e l’utilizzo delle tecnologie integrandole nei propri datacenter per virtualizzare l’infrastruttura che ha un livello di complessità che non permetterebbe il provisioning di nuovi servizi globali in modo altrettanto veloce e flessibile. “Il mondo – dice van der Bergh – si muove verso il cloud e verso l’automazione con gli ambienti definiti dal software: abbiamo costruito una risposta per i nostri clienti che vogliono flessibilità e sino alla fine di giugno la offriamo in prova per un anno”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Argomenti trattati

Approfondimenti

C
Cloud
P
PWWC Global

Articolo 1 di 5